Il carcinoma ovarico rappresenta uno dei tumori femminili più aggressivi al mondo. Nel corso dei decenni, le opzioni terapeutiche per il trattamento del cancro ovarico sono state notevolmente migliorate grazie al progresso delle tecniche chirurgiche e alla disponibilità di nuovi farmaci efficaci in grado di allungare l’aspettativa di vita delle pazienti. Una review pubblicata di recente dalla rivista International Journal of Oncology, mostra come un approccio multidisciplinare a questa patologia migliori la prognosi e la sopravvivenza delle pazienti con tumore ovarico.
In un’intervista a Popular Science gli autori, il Dottor Luca Falzone, i Professori Paolo Scollo e Giuseppa Scandurra hanno chiarito l’importanza di un approccio multidisciplinare nella gestione del tumore ovarico.
Cosa si intende per approccio multidisciplinare al carcinoma ovarico?
Il carcinoma ovarico è una patologia estremamente complessa da un punto di vista clinico, biologico e molecolare. Tale complessità rende la gestione delle pazienti colpite da questa patologia particolarmente difficoltosa. È spesso necessario l’intervento di più figure professionali in grado di far fronte alle diverse esigenze cliniche di queste pazienti.
Negli ultimi anni sono stati raggiunti importanti traguardi nelle modalità di trattamento del tumore ovarico: siamo passati da un approccio lineare alla cura, dove la gestione della paziente era affidata all’oncologo medico e al chirurgo che spesso non interagivano tra loro, ad un approccio multidisciplinare e integrato dove diversi specialisti condividono le informazioni cliniche e scelgono insieme le migliori opzioni terapeutiche informando attivamente il paziente.
Quali specialisti fanno parte della rete multidisciplinare?
All’interno di una rete multidisciplinare, l’oncologo medico, il chirurgo ginecologico e il patologo rappresentano i nodi principali e al centro si trova il paziente, destinatario dei percorsi di cura. Altri specialisti coinvolti sono il chirurgo generale, l’urologo e il chirurgo vascolare che intervengono in caso di compromissione di altre strutture anatomiche così come i medici di medicina nucleare, il radiologo e il radioterapista che eseguono test di imaging radiologico per l’identificazione delle lesioni tumorali o che intervengono in caso di protocolli anti-tumorali basati su somministrazione concomitante di chemioterapia e radioterapia.
Grazie agli avanzamenti della ricerca nel campo dello studio molecolare dei tumori, figure professionali oggi attivamente coinvolte nell’iter terapeutico del carcinoma ovarico sono il genetista e il biologo molecolare il cui ruolo è fondamentale nella diagnosi dei tumori ovarici positivi per le mutazioni a carico dei BRCA1 e BRCA2 utili per definire il piano terapeutico e la prognosi. Infine, parte attiva del team multidisciplinare sono gli infermieri, il nutrizionista e lo psico-oncologo: il personale sanitario più a stretto contatto con le pazienti e costantemente impegnato a sopperire ai loro bisogni assistenziali.
In che modo un approccio multidisciplinare migliora la gestione della patologia?
Diversi studi sono concordi nell’affermare che le pazienti con carcinoma ovarico trattate nei centri di riferimento e curate da un team multidisciplinare hanno una sopravvivenza di molto superiore rispetto alle pazienti trattate in un centro non specialistico. Solo un centro ben strutturato può disporre di team multidisciplinari in grado di rispondere a tutte le esigenze della paziente.
Ricorrere ad un approccio multidisciplinare per la gestione del carcinoma ovarico consente di migliorare significativamente gli outcome delle pazienti in quanto la discussione dei casi clinici non si esaurisce con la diagnosi e la resezione chirurgica della formazione neoplastica, ma avviene in ogni momento decisionale, soprattutto nel corso dei trattamenti o in caso di malattie ricorrenti. In questi casi, l’interazione dei vari specialisti può portare alla progettazione di percorsi terapeutici più efficaci con la somministrazione di terapie mirate per ciascuna paziente.
L’approccio multidisciplinare alla cura del carcinoma ovarico tiene conto anche dei percorsi diagnostici, riabilitativi e di follow-up. In tali ambiti, la convergenza delle informazioni ottenute dalle indagini strumentali radiologiche, ecografiche e laboratoristiche consente di formulare una diagnosi quanto più precisa che tiene conto sia degli aspetti morfologici sia delle caratteristiche molecolari del tumore evidenziando importanti elementi prognostici.
Sulla base dei trattamenti disponibili, una volta diagnosticato il tumore, quali test devono essere svolti a scopo prognostico e terapeutico?
Recentemente la Regione Sicilia ha approvato il Percorso Diangostico Terapeutico Assistenziale (PDTA) per le pazienti affette da carcinoma ovarico che identifica i centri specializzati in grado di garantire i più avanzati percorsi terapeutici nonché l’iter sanitario che la paziente deve affrontare dopo la diagnosi di tumore. Il documento chiarisce molto dettagliatamente i test da eseguire per valutare la migliore strategia terapeutica e definire la prognosi delle pazienti.
Tra i test da eseguire vi sono quelli volti alla caratterizzazione molecolare e genetica del tumore. Primaria importanza viene data all’erogazione dei test genetici BRCA nelle sindromi eredo familiari rivolti sia alla paziente sia ai suoi familiari sani a rischio. Ulteriori test molecolari sono eseguiti in caso di pazienti BRCA negative per la ricerca di varianti patogenetiche associate al tumore ovarico, come ad esempio la Sindrome di Lynch.
La precisa caratterizzazione molecolare dei tumori ovarici, con l’esecuzione di test ad alta sensibilità ha portato allo sviluppo di nuovi farmaci per la terapia mirata di questi tumori. Oggi gli inibitori di PARP, utilizzati per il trattamento dei carcinomi ovarici BRCA positivi, hanno completamente rivoluzionato le terapie farmacologiche a disposizione, migliorando sensibilmente i tassi di sopravvivenza delle pazienti.
Inoltre, il mondo accademico è sempre alla ricerca di nuovi strumenti diagnostici e biomarcatori utili a valutare la risposta ai trattamenti farmacologici e individuare precocemente eventuali riprese di malattia. Tra le strategie innovative in fase di validazione vi è la biopsia liquida, una tecnica minimamente invasiva che consente di valutare lo stato di salute delle pazienti mediante un semplice prelievo ematico dove determinare la presenza di mutazioni circolanti associate al tumore e predittive di ripresa di malattia o efficacia terapeutica.
A proposito di PARP inibitori, che ruolo svolgono i nuovi approcci terapeutici nel trattamento del carcinoma ovarico? In che modo modificano la gestione della patologia?
La recente introduzione della target therapy per il trattamento del carcinoma ovarico ha portato ad un significativo miglioramento dei tassi di sopravvivenza delle pazienti, soprattutto in presenza di tumore avanzato o resistente alle linee di trattamento standard. Più nel dettaglio, trattamenti con anticorpi monoclonali diretti contro fattori angiogenetici (bevacizumab) o inibitori selettivi della Poli ADP-ribosio polimerasi (PARP) (olaparib, rucaparib, niraparib and talazoparib) vengono oggi utilizzati come trattamento di prima o seconda linea in un gran numero di pazienti consentendo di raggiungere importanti risultati terapeutici ed una migliore gestione della patologia nel medio-lungo termine.
Più di recente, diversi trial clinici stanno cercando di stabilire l’efficacia terapeutica di farmaci immunoterapici, tuttavia, è stata dimostrata soltanto un’efficacia limitata in caso di somministrazione di un singolo farmaco immunoterapico (nivolumab) mentre migliori tassi di risposta sono stati ottenuti somministrando due diversi farmaci immunoterapici in combinazione (ipilimumab e nivolumab).
La grande disponibilità di trattamenti farmacologici e l’ampliamento delle conoscenze inerenti le caratteristiche cellulari e molecolari del carcinoma ovarico hanno messo in evidenza la necessità di un coinvolgimento diretto di ricercatori e altri specialisti sanitari. Come già accennato, oggi è fondamentale avvalersi della collaborazione di genetisti e biologi molecolari nonché del mondo della ricerca per determinare la presenza di mutazioni targettabili farmacologicamente o l’identificazione di biomarcatori predittivi della risposta terapeutica o della ripresa di malattia. Inoltre, di fondamentale importanza è la collaborazione con radiologi e radioterapisti per la valutazione della risposta terapeutica e per l’avvio di protocolli terapeutici di chemioterapia e terapia radiante ipofrazionata concomitante.
Qual è e qual è stata l’importanza di un approccio multidisciplinare nel trattamento del carcinoma ovarico nel corso della pandemia da Covid-19?
L’emergenza Covid-19 ha messo a dura prova la stabilità del sistema sanitario e socio-economico dell’intero Paese. A livello nazionale, sono state subito intraprese misure sanitarie e sociali che hanno consentito di gestire in maniera efficace il numero di contagi evitando un sovraccarico per le nostre strutture ospedaliere e garantendo alti standard di cura ai pazienti. Tali misure sono state ancor più fondamentali per le categorie di pazienti considerate a rischio, come ad esempio pazienti oncologici o soggetti con malattie cardiovascolari. Nel caso specifico dei pazienti oncologici, incluse le pazienti con carcinoma ovarico, l’adozione della prescrizione elettronica e l’esecuzione di visite di follow-up effettuate mediante telemedicina ha consentito di dare continuità ai trattamenti antitumorali garantendo il mantenimento di elevati standard di cura.
Proprio nell’ambito delle visite di follow-up effettuate in telemedicina è emersa l’importanza di un team multidisciplinare nella gestione della patologia ovarica. Infatti, grazie all’ausilio di strumentazioni e personale informatico è stato possibile organizzare collegamenti web tra le pazienti e diverse figure sanitarie tra cui l’oncologo e il chirurgo ginecologico per valutare gli aspetti clinici legati alla risposta ai trattamenti anti-tumorali, sia essi farmacologici che chirurgici, e lo psico-oncologo e il nutrizionista del servizio di Oncologia Medica per valutare lo stato di salute psico-fisica della paziente al fine di poter intervenire tempestivamente con programmi personalizzati di supporto psicologico e nutrizionale.
Grazie all’implementazione di queste nuove strategie assistenziali è stato possibile seguire attentamente le nostre pazienti per aiutarle al meglio nel loro percorso di cura.
In termini di reti di specialisti e team multidisciplinari per il trattamento del tumore ovarico, cosa funziona in Italia e cosa può essere migliorato?
Negli ultimi anni diverse Regioni italiane hanno redatto e adottato nuovi PDTA per le pazienti affette da carcinoma ovarico. Ciò ha rappresentato un significativo avanzamento nella gestione di questa patologia consentendo di definire i principali attuatori dei percorsi terapeutici e stabilire linee guida chiare e precise per indirizzare le pazienti verso percorsi di cura personalizzati e maggiormente efficaci.
Il Ministero della Salute e gli Assessorati Regionali alla Sanità hanno ben recepito l’importanza di creare PDTA per le patologie tumorali a maggior impatto, strumento questo che incoraggia e supporta la creazione di reti di specialisti e team multidisciplinari, tuttavia, ancora oggi siamo in presenza di strutture sanitarie di eccellenza che rappresentano però realtà isolate e spesso non facilmente raggiungibili dalle pazienti. Pertanto, l’Italia ha intrapreso un percorso virtuoso di modernizzazione dei percorsi terapeutici per le pazienti con carcinoma ovarico ma ci sono ancora degli aspetti sicuramente da migliorare per poter garantire le migliori cure possibili alle nostre pazienti. In questo contesto, l’emergenza sanitaria COVID-19 ha messo in evidenza il grande potenziale che hanno i nostri ricercatori e i professionisti sanitari nel trovare soluzioni innovative ed efficaci per la gestione delle malattie. L’emergenza che ci ha colpiti ha permesso al personale del comparto ospedaliero di entrare in confidenza con sistemi di comunicazione più efficienti e nuove strategie di gestione dei pazienti, pertanto occorre far tesoro degli straordinari avanzamenti ottenuti durante il periodo emergenziale e sviluppare nuove soluzioni IT per l’implementazione di reti di specialisti in grado di lavorare a distanza mediante telecomunicazioni, telepatologia e chirurgia robotica in remoto.
Bibliografia:
Falzone L, Scandurra G, Lombardo V, Gattuso G, Lavoro A, Distefano AB, Scibilia G, Scollo P. A multidisciplinary approach remains the best strategy to improve and strengthen the management of ovarian cancer (Review). Int J Oncol. 2021 Jul;59(1):53. doi: 10.3892/ijo.2021.5233


