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Tumore prostatico: esiti peggiori con inibitori 5-alfa reduttasi

Il trattamento con inibitori della 5-alfa reduttasi (5-ARI) è associato ad una riduzione dell’intervallo precedente alla diagnosi e ad un peggioramento della mortalità nei soggetti con tumore prostatico, come emerge da uno studio condotto su più di 80.000 pazienti da Brent Rose dell’università della California.

Il 5-ARI come finasteride e donasteride riducono il PSA del 50% circa. È dunque molto importante approssimare il PSA dei pazienti sotto 5-ARI allo scopo di evitare la possibilià di un ritardo nel rilevamento di un tumore prostatico.

Questi farmaci vengono comunemente impiegati per il trattamento dell’iperplasia prostatica benigna, ed essi riducono il volume prostatico ed alleviano l’ostruzione all’efflusso urinario. Essi deprimono la concentrazione sierica di PSA, ma sinora non erano disponibili dati sull’associazione fra il loro uso e diagnosi ed esiti dei tumori prostatici negli uomini che effettuano uno screening prostatico regolare.

Secondo i ricercatori, per quanto lo screening del PSA sia in qualche modo controverso, medici e pazienti che scelgono di perseguire lo screening del PSA dovrebbero comprendere gli effetti dei 5-ARI sulla soppressione di questo marcatore allo scopo di evitare ritardi nella diagnosi oncologica e possibilmente anche esiti peggiori, dato che l’incremento del dosaggio dei 5-ARI è associato ad un incremento della mortalità specifica da tumore prostatico. (JAMA Intern Med online 2019, pubblicato il 6/5 doi:10.1001/jamainternmed.2019.0280)

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