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Beethoven suonava con il cuore?

Beethoven

E’ mai possibile che quando Ludwig van Beethoven componeva alcuni dei più grandi capolavori di tutti i tempi stesse letteralmente seguendo il proprio cuore? I ritmi coinvolgenti che si riscontrano in alcuni dei lavori più famosi di Beethoven potrebbero essere stati ispirati dal suo stesso battito cardiaco, come suggerito da un team composto da un cardiologo, uno storico della musica ed un musicologo. Essi hanno esaminati alcune delle composizioni del maestro alla ricerca di indizi di una patologia cardiaca che alcuni avevano supposto che egli avesse: i ritmi di alcune parti dei suoi lavori più conosciuti, infatti, potrebbero riflettere i ritmi irregolari dello stesso cuore di Beethoven determinati da un’aritmia cardiaca.

Quando il cuore batte irregolarmente a causa di patologie cardiache, lo fa seguendo schemi prevedibili, ed i ricercatori pensano di aver riscontrato alcuni di questi schemi nella sua musica. La sinergia fra mente e corpo dà forma al modo in cui prendiamo contatto con il mondo e ciò emerge in modo particolare nel mondo delle arti e della musica, che riflettono le esperienze interiori più profonde delle persone. Beethoven è stato collegato con una litania di misteriosi problemi per la salute che comprendono malattie infiammatorie intestinali, morbo di Paget, epatopatie, abuso di alcool e nefropatie. Il suo problema più frequentemente descritto è stato la sordità, che secondo gli autori ha acuito gli altri sensi e lo ha reso ancora più consapevole del proprio battito cardiaco.

Non è possibile accertare che Beethoven soffrisse davvero di tutte le malattie che gli sono state attribuite, in quanto molti dei test diagnostici moderni non esistevano 300 anni fa e si stanno interpretando cartelle cliniche vecchie di secoli il cui contesto non si conosce. Tuttavia, i sintomi e l’associazione di un battito anomalo con così tante di queste malattie rende ragionevole affermare che Beethoven soffrisse di aritmie cardiache, che si riflettono in veri e propri “elettrocardiogrammi musicali”. (Persp Biol Med 2014; 57: 285)

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