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Apnee notturne: a rischio le capacità multitasking

(Reuters Health) – Le persone che hanno problemi di respirazione durante la notte presentano il 26% in più di probabilità di andare incontro a declino cognitivo rispetto a chi non ha difficoltà di respirazione mentre dorme. È quanto ha dimostrato una ricerca pubblicata da JAMA Neurology, che ha preso in considerazione 14 studi pubblicati, per un totale di 4,2 milioni di persone. La ricerca è stata guidata da Yue Leng, dell’Università della California di San Francisco.

La ricerca
Molte persone con problemi di respirazione soffrono di apnee nel sonno, i cui fattori di rischio includono età avanzata e obesità. Negli studi più piccoli presi in considerazione da Leng e colleghi, l’aumento del rischio di declino cognitivo associato a alterazione della respirazione notturna variava tra il 23 e l’86%. Quando i ricercatori americani hanno considerato gli studi che avevano un disegno simile, però, il rischio aumentava del 35%. La ricerca, seppur con dati limitati, mette anche in evidenza come l’alterazione della respirazione durante il sonno sarebbe associata a un leggero peggioramento della ‘funzione esecutiva’, cioè dei processi mentali coinvolti nella pianificazione, nell’attenzione, nel seguire le istruzione e nel multitasking, anche se non influenzerebbe la memoria. “Identificare una difficoltà di respirazione nel sonno nelle persone anziane potrebbe aiutare a prevedere il rischio futuro di compromissione cognitiva ed è dunque importante per la diagnosi precoce di demenza”, sottolinea  Leng . “Inoltre, questi problemi sono curabili, il che potrebbe contribuire a ridurre il rischio nel lungo periodo”. L’analisi però non ha tenuto conto dell’obesità come fattore di rischio indipendente sia dell’apnea che dell’alterazione cognitiva, come sottolineato da Marie-Pierre St-Onge, ricercatore al Columbia University Medical Center di New York. “È possibile che la riduzione dell’ossigeno che raggiunge il cervello a causa dell’apnea possa, col tempo, portare a lesioni cerebrali che compromettono la funzionalità cognitiva”, ribadisce il clinico. Così, la perdita di peso potrebbe aiutare. “L’esercizio fisico e la dieta – aggiunge Hui-Xin Wang, del Karolinska Intitute di Stoccolma – sono considerate come una strategia di trattamento per migliorare i disturbi della respirazione notturna e ridurre il declino cognitivo”. “In ogni caso sono necessarie più ricerche per determinare in che misura trattare l’apnea del sonno potrebbe ridurre il rischio di declino cognitivo, spiega Kristen Knutson, del Center for Circadian and Sleep Medicine della Northwestern University Feinberg School of Medicine di Chicago.

Fonte: JAMA Neurology

Lisa Rapaport

(Versione italiana Popular Science)

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