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Anemia mediterranea, due studi italiani accendono le speranze

Per i malati di talassemia (anemia mediterranea) arrivano buone notizie da due ricerche italiane pubblicate dalle prestigiose riviste Blood e Nature Medicine.

I lavori scientifici sono stati condotti dal Centro di cura delle Talassemie ed Emoglobinopatie dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Vanvitelli di Napoli,  in collaborazione con altri centri italiani ed esteri.

In Italia sono 7.000 i malati di talassemia e 4.000 dipendono dalle trasfusioni di sangue.

“La talassemia o anemia mediterranea – spiega Silverio Perrotta, direttore del Centro – è causata da un’alterazione genetica che porta a una sintesi difettosa di emoglobina. Nella forma più grave i pazienti sopravvivono solo grazie ad un regime trasfusionale cronico. In media un bambino con talassemia riceve una trasfusione di sangue ogni mese ma, crescendo, l’intervallo tra una trasfusione e l’altra tende ad essere sempre piu’ breve”.

Le talassemie sono particolarmente diffuse in alcune aree della Sardegna, nel delta padano e in Campania.

Gli studi
Il primo studio dell’Università degli studi della Campania Luigi Vanvitelli, condotto dal 2013 assieme ad altri centri italiani e stranieri, è una sperimentazione clinica di fase 2 per lo sviluppo di una terapia in grado di ridurre la gravità della talassemia attraverso l’utilizzo del Luspatercept, una proteina ricombinante che funge da “trappola” per alcune delle sostanze che contribuiscono alla morte prematura dei globuli rossi nel midollo osseo.Presso il Centro dell’Ateneo è stato arruolato il più alto numero di pazienti, 13 su 64 totali.

“La somministrazione del Luspatercept per via sottocutanea ogni 3 settimane ha aumentato i valori di emoglobina e ridotto la necessità di trasfusioni, con un miglioramento evidente della qualità di vita dei pazienti – osserva Perrotta – i dati mostrano che nell’81% dei pazienti il numero di trasfusioni si è ridotto di oltre il 20%. In due sperimentazioni cliniche di fase 3 tuttora i dati preliminari sono ancora più promettenti e mostrano come il 70% dei pazienti dipendenti da trasfusioni ha ridotto di un terzo la necessità di sangue da donatori, il 10% ha addirittura dimezzato le trasfusioni”.

Il secondo studio, finanziata da Telethon, ha l’obiettivo di rendere i pazienti talassemici del tutto indipendenti dalle trasfusioni grazie alla terapia genica. “Il trattamento prevede il trasferimento del gene sano all’interno delle cellule del paziente, in modo da compensare il difetto genetico e tentare la guarigione completa – spiega Perrotta – Si tratta in sostanza di una sorta di auto-trapianto, in cui le cellule del paziente vengono prelevate, modificate in laboratorio e reinfuse nel paziente stesso una volta corrette”.

La ricerca si è svolta presso l’Istituto San Raffaele di Milano e ha coinvolto 9 soggetti di diversa età – 3 adulti sopra i trent’anni, 3 adolescenti e 3 bambini sotto i sei anni di età – tutti con forme di beta talassemia gravi al punto da renderli trasfusione-dipendenti.

“La terapia genica – conclude Perrotta – si è dimostrata sicura ed efficace. Gli adulti trattati, a quasi 3 anni distanza, hanno riportato una riduzione significativa del numero di trasfusioni necessarie alla gestione della malattia, ma in 3 dei soggetti più giovani si è raggiunta la totale indipendenza dalle trasfusioni di sangue. E’ la prima volta che la terapia genica è stata utilizzata in pazienti pediatrici talassemici”.

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