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Alcol: negli anziani con insufficienza cardiaca è quasi un toccasana. Ma con moderazione

(Reuters Health) – Alcol non del tutto vietato agli anziani con insufficienza cardiaca. Un massimo di sette drink a settimana non compromette la salute.

A patto che questa moderata abitudine sia cominciata prima dell’insorgenza dei disturbi cardiocircolatori. È quanto emerge da uno studio condotto dalla Washington University di St Louis.

“Gli over 65 con insufficienza cardiaca abituati a consumare moderate quantità di alcol possono continuare a farlo senza problemi”, dice l’autore principale dello studio, L. Brow.“Non solo, questa abitudine potrebbe recare alcuni benefici in termini di longevità, anche se non è stato dimostrato un rapporto di causa-effetto. Abbiamo riscontrato che chi dopo la diagnosi ha continuato a bere alcool moderatamente, ha vissuto quasi un anno in più di non aveva questa abitudine”.

Lo studio
Per determinare se l’alcol dovesse essere tolto o meno dal menù per i pazienti con insufficienza cardiaca, Brown e colleghi hanno esaminato le cartelle cliniche di quasi 6.000 pazienti, dai 65 anni in su, che hanno partecipato al Cardiovascular Health Study tra il 1989 e il 1993 in quattro luoghi degli USA. Nel gruppo erano presenti 393 individui che hanno ricevuto unadiagnosi di insufficienza cardiaca nei primi nove anni di follow-up.

I partecipanti con insufficienza cardiaca sono stati seguiti fino a giugno 2013, con regolari interviste telefoniche. I ricercatori hanno scoperto che 129 di questi pazienti avevano continuato a bere dopo la diagnosi e la maggior parte dei quali aveva consumato l’equivalente di sette drink a settimana.

Un drink è stato considerato equivalente a a 0,35 litri di birra, un bicchiere di vino da 29 ml o uno shot di superalcolici da 45 ml. Soltanto 17 pazienti con insufficienza cardiaca avevano consumato più di sette drink a settimana. Dei 168 soggetti che si sono astenuti dall’alcool, poco più della metà erano ex alcolisti e gli altri astemi.

I risultati
Dopo aver considerato fattori che potrebbero influenzare la progressione dell’insufficienza cardiaca, come età, sesso, fumo, diabete e cardiopatia o nefropatia nell’anamnesi, i ricercatori hanno rilevato che i pazienti che continuavano a bere dopo la diagnosi di insufficienza cardiaca vivevano più a lungo.

In media, coloro che non bevevano vivevano 2.640 giorni dopo la diagnosi, rispetto ai 3.046 giorni di chi consumava da uno a sette drink a settimana e ai 2.806 giorni di chi ne beveva più di sette a settimana.

Fonte: JAMA Network Open 2018

Linda Carroll

(Versione Italiana Quotidiano Sanità/Popular Science)

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2 Responses to "Alcol: negli anziani con insufficienza cardiaca è quasi un toccasana. Ma con moderazione"

  1. Occhio alle traduzioni, le conversioni da once a ml sono errate. Per il vino 6 once generano circa 180 ml;in Italia un bicchiere è 125 ml e le linee guida italiane sconsigliano oltre i 65 anni di bere + di un bicchiere. MAI l’alcol è un “toccasana”. Cambiate il titolo, misleading. Inoltre nella ricerca l’età media di 79 anni sconsiglierebbe, per presenza di farmaci in uso e malattie, l’uso di alcol. Le parole in libertà (conflitto d’interesse ?) in commento di risultati ben chiaramente esposti nell’articolo originale che NON affermano ciò che riportate nel titolo lo rende in italiano una fake news. Ed è uno studio finanziato dall’industria … non è un servizio promuovere certe notizie, non per chi opera in un settore in cui dovrebbe essere noto che l’alcol NON è un farmaco e non se ne possono vantare proprietà salutistiche (Sent. Corte EU e Legge 125/2001). Fermarsi ad una traduzione di un contributo della Reuters senza verificare l’articolo originale per favorire un informazione valida lì dove altri possono aver sbagliato e resi edotti della distorsione dovrebbe condurre agevolmente a revisione del testo secondo logica e coerenza.Tutto qui.

  2. Complimenti ad Emanuele Scafato per il commento, ben scritto ed esauriente. Anche a me nella lettura erano comparsi molti dubbi…

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