Diabete: terapia statinica intensiva non conviene nella prevenzione primaria

Nei pazienti con elevato livello di colesterolo, diabete di tipo 2 e retinopatia, la monoterapia intensiva con statine non risulta superiore a quella standard per la prevenzione primaria di eventi cardiovascolari o retinici. Lo ha dimostrato lo studio EMPATHY, condotto su più di 5.000 pazienti da Hiroshi Itoh della Keio University School of Medicine di Tokyo.

La terapia intensiva comunque porta ad una significativa riduzione degli eventi cerebrali, compresi gli infarti cerebrali. Va rimarcato che i dosaggi considerati “intensivi” in Giappone verrebbero considerato di intensità moderata o lieve in base a quanto prescritto dalle linee guida sulla terapia statinica edite da ACC/AHA e, inoltre, l’esito primario dello studio potrebbe essere stato mancato per via di una differenza inferiore al previsto nei livelli di colesterolo LDL fra i due gruppi di trattamento.

Nella pratica clinica reale, molti medici giapponesi non esperti nella gestione lipidica si preoccupano degli effetti collaterali della riduzione intensiva del colesterolo LDL, come le emorragie intracraniche, e potrebbero essere stati influenzati da questi timori anche se il protocollo dello studio richiedeva un target aggressivo di 70 mg/dl.

Lo studio comunque non ha rivelato un peggioramento dell’HbA1c legato alla terapia statinica, che era emerso in altre indagini, e non sono state riscontrate differenze fra i due gruppi nelle emorragie cerebrali, il che potrebbe eliminare questo elemento di preoccupazione legato alla terapia statinica intensiva.

Oggi è stato largamente compreso che cardiopatia ischemica, malattie cerebrovascolari, vasculopatie periferiche e deficit renali sono condizioni ischemiche, ed una meta-analisi degli studi randomizzati in materia ha dimostrato che le statine inibiscono la proteinuria e la progressione della nefropatia. I potenziali benefici di un livello di colesterolo LDL inferiore a 70 mg/dl come strategia treat-to-target nei pazienti ad alto rischio necessitano dunque di ulteriori indagini. (Diabetes Care online 2018, pubblicato il 6/4 https://doi.org/10.2337/dc17-2224)

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