249 – Brett (Takeda): “È quanto mai necessaria la sinergia tra scienza e istituzioni per rendere la medicina di precisione la medicina di tutti”

Eamon Brett

Una innovazione terapeutica per la cura del tumore del polmone non a piccole cellule (NSCLC) avanzato ALK positivo. A realizzarla è Takeda e abbiamo approfondito l’argomento con Eamon Brett, Solid Tumors Marketing Lead e coordinatore del team oncologico cross-funzionale responsabile per il lancio di brigatinib, la terapia di cui andiamo a parlare

Qual è l’impegno della sua azienda in questa area terapeutica?
Takeda sta consolidando il suo impegno in Oncologia e dedica a questa area una parte rilevante della propria ricerca e dei propri piani di sviluppo, con un portfolio in continua espansione e una presenza in diverse tipologie di patologie oncologiche. La nostra ricerca si sviluppa parte “in house” e parte attraverso collaborazioni esterne con centri ed enti d’eccellenza per riuscire a soddisfare le esigenze terapeutiche non ancora soddisfatte in ambito oncologico. Con un obiettivo chiaro: portare a operatori sanitari, pazienti e caregiver tutto il valore di cui Takeda è capace attraverso un approccio che considera la persona nella sua interezza; non solo la sua malattia, ma anche il contesto socio-assistenziale e organizzativo, il suo vissuto e la sua psiche. Questo si tradurrà in nuove opzioni terapeutiche personalizzate, servizi ad alto valore aggiunto, innovazione digitale e collaborazioni mirate al miglioramento dell’intero percorso di cura.

A chi si rivolge il vostro prodotto?
Brigatinib è indicato per il trattamento di pazienti adulti con cancro del polmone non a piccole cellule (NSCLC) avanzato ALK positivo (chinasi del linfoma anaplastico) non trattati precedentemente con inibitori ALK e per il trattamento in monoterapia di pazienti adulti con NSCLC positivo per ALK, in stadio avanzato, precedentemente trattati con crizotinib.

Perché ritiene sia innovativo?
Brigatinib è un inibitore della tirosin-chinasi di nuova generazione studiato per colpire selettivamente e inibire le alterazioni genetiche ALK. Lo studio registrativo di fase 3 ALTA-1L, che ha valutato la sicurezza e l’efficacia di brigatinib in confronto a crizotinib nei pazienti con NSCLC ALK+ localmente avanzato o metastatico che non hanno ricevuto precedente trattamento con un inibitore ALK, ha evidenziato una significativa efficacia sistemica di brigatinib, che ha ridotto del 51% il rischio di progressione della malattia o decesso rispetto a crizotinib. Brigatinib ha dimostrato anche una rilevante efficacia intracranica: nei pazienti con metastasi cerebrali al basale ha, infatti, ridotto del 75% il rischio di progressione della malattia o decesso e del 69% il rischio di progressione intracranica rispetto a crizotinib. Fino al 35% dei pazienti con NSCLC ALK positivo presenta metastasi cerebrali alla diagnosi, percentuale questa che nel corso della malattia raggiunge il 90%. Disporre di una terapia efficace sul controllo della crescita sia extracranica sia intracranica del tumore ha rappresentato fino ad oggi uno dei principali unmet needs.

Che risultati avete o volete raggiungere?
Il nostro obiettivo principale è di assicurare che tutti i pazienti ALK+ di nuova diagnosi vengono trattati nel miglior modo possibile con terapie di ultima generazione. Infatti i primi pazienti stanno già beneficiando della terapia con brigatinib. Un obiettivo chiave era il rapido accesso al farmaco a livello regionale, avvenuto in due mesi, un tempo record per Takeda. Brigatinib è stato anche riconosciuto come farmaco innovativo in prima linea e l’Italia è stato uno dei paesi principali coinvolti nello studio registrativo di fase-3, ALTA-1L.

Quali ritiene siano gli unmet needs di questa area terapeutica?
Nel trattamento del carcinoma polmonare non a piccole cellule assume sempre maggiore rilevanza la profilazione molecolare del tumore, che permette di ampliare le opportunità terapeutiche a disposizione per specifiche tipologie di pazienti e di garantire loro il trattamento più appropriato. C’è ancora molto da fare affinché tutti i pazienti possano accedere alla profilazione ed è quanto mai necessaria la sinergia tra scienza e istituzioni per rendere la medicina di precisione la medicina di tutti.