225 – Lambertucci-De Luca (Angelini): “Dobbiamo lavorare sullo stigma, sull’accuratezza della diagnosi e delle sintomatologie predittive e residuali della depressione”

Laura Lambertucci
Fabio De Luca
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One commitment
in Depression

Fornire a specialisti di diversa provenienza l’opportunità di avere uno scambio ed un confronto sulle loro esperienze cliniche con l’obiettivo di acquisire e trasmettere le migliori soluzioni terapeutiche per il paziente con depressione maggiore. Nasce da qui il progetto di Angelini “One commitment in Depression” di cui abbiamo parlato con Fabio De Luca Chief Marketing Manager e con Laura Lambertucci Senior Global Brand Manager

Come è nata l’idea di realizzare questo progetto?
Angelini Pharma è impegnata nella depressione da oltre 40 anni, con una presenza diretta in 25 Paesi. Questo patrimonio di esperienza ci ha permesso di acquisire una conoscenza profonda delle diverse realtà locali, riuscendo ad individuare i bisogni dei nostri principali stakeholders: clinici e pazienti. Il confronto tra clinici è un elemento cruciale per migliorare l’accuratezza nella cura del paziente. Questo è il driver principale del nostro progetto: fornire uno ‘spazio’ dove specialisti di diversa provenienza hanno l’opportunità di avere uno scambio ed un confronto sulle loro esperienze cliniche con l’obiettivo di acquisire e trasmettere le migliori soluzioni terapeutiche per il paziente con depressione maggiore.

A chi si rivolge il vostro progetto?
A psichiatri, neurologi e medici di medicina generale che si occupano di pazienti con disturbi depressivi, pre e post diagnosi.

Potreste descrivercelo brevemente?
‘One commitment in Depression’ è un progetto ‘fully digital’ che consente il confronto diretto tra specialisti provenienti da Paesi diversi. Una grande opportunità per poter fornire ad ogni singolo paziente, sulla base delle sue specifiche caratteristiche, la miglior soluzione terapeutica.

Che risultati avete o volete raggiungere?
Il progetto nasce nel 2020 e nella sua prima edizione ha coinvolto 60 clinici provenienti da 13 diversi Paesi che hanno condiviso le loro esperienze e le storie dei quattro profili pazienti. La seconda edizione del progetto, che si è svolta a marzo 2021, ha visto la partecipazione di oltre 600 specialisti. Questo risultato ci conferma il valore dell’attività, l’interesse degli specialisti nelle tematiche affrontate e la validità delle modalità di interazione. Il progetto prosegue con un nuovo appuntamento nell’ultima parte del 2021 e nel 2022.

Cosa pensate ci sia ancora da fare in questo ambito?
La depressione è una malattia che ancora troppo spesso, per pregiudizi culturali e personali, per difficoltà di diagnosi, minimizzazione del paziente e del clinico, viene confusa, tralasciata e trascurata. Riconoscere la patologia e chiedere supporto medico è un passaggio indispensabile per una gestione tempestiva ed efficace. Dobbiamo lavorare sullo stigma, sull’accuratezza della diagnosi, delle sintomatologie predittive e residuali della depressione, sulla personalizzazione delle cure: c’è ancora tanta strada da fare.

Come si evolveranno in futuro gli Stand Alone sponsorizzati dalle Aziende e gli eventi non ECM?
La pandemia ha rappresentato un momento di rottura totale tra passato e futuro della comunicazione scientifica e promozionale perché ha cambiato improvvisamente i canali e le modalità attraverso le quali questa aveva viaggiato fino ad un momento prima, accelerando idee progettuali che incubavano da anni. L’effetto dirompente delle restrizioni ci ha costretti ma, allo stesso tempo, stimolati a trovare rapidamente soluzioni alternative ed efficaci. Ci siamo riusciti. Abbiamo colmato uno spazio ed un tempo che altrimenti sarebbero stati un lungo ‘silenzio comunicazionale’ con uno scollamento troppo profondo tra il settore delle aziende farmaceutiche e lo specialista. Oggi abbiamo degli strumenti in più di quelli che avevamo prima della pandemia, ma il confronto diretto, umano, in presenza, rimane un valore insostituibile della nostra società e noi vogliamo custodirlo, tornando a lavorare insieme appena possibile, ma continuando ad usare l’esperienza accumulata in questo anno ed i tool digitali come strumento di amplificazione dei progetti che svilupperemo.