216 – Lucatelli-Giuliani (Angelini): “Dobbiamo promuovere comportamenti che aumentino l’inclusione sociale dei pazienti”

Domenico Lucatelli
Alessio Giuliani
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Aiutare i pazienti con schizofrenia a sentirsi meno soli e combattere lo stigma legato a questa patologia. È questa l’idea alla base del progetto di Angelini “Maseifuori”. Ne abbiamo parlato con Domenico Lucatelli, Italy Market Access Manager e Responsabile del progetto & Sponsor di progetto all’interno dell’azienda, e Alessio Giuliani, Italy Market Access & Tender Project Manager nonché Project Manager del progetto

Come è nata l’idea di realizzare questo progetto?
Le persone oggetto di stigmatizzazione interiorizzano i pregiudizi e gli stereotipi fino a convincersi della loro veridicità. Sono vittime di distanziamento sociale, lavorativo e familiare. Lo stigma nella schizofrenia porta all’isolamento del paziente fino alla rinuncia alle cure. Infatti, oggi solo il 58% dei pazienti schizofrenici accetta di curarsi. Tutto questo è ancora più grave nei pazienti tra i 17 e 35 anni. Da questo siamo partiti per definire una disease awareness campaign capace di utilizzare i canali di comunicazione più vicini a questa fascia d’età.

A chi si rivolge il vostro progetto?
Principalmente agli adolescenti, ai giovani adulti fino a 35 anni e alle istituzioni; e poi a tutta la popolazione in generale.

Potreste descrivercelo brevemente?
Il progetto si è sviluppato su tre asset. Da una parte, grazie alla collaborazione del Ministero dell’istruzione, è stato attivato un concorso per le scuole superiori finalizzato a definire uno slogan contro lo stigma. Il liceo Virgilio di Roma ha vinto con lo slogan: “se la mente si allontana tu restami vicino”. La seconda parte del progetto ha riguardato una campagna social di sensibilizzazione sullo stigma con una tiktok challenge che ha coinvolto 6 importanti tiktokers, ed una campagna Instagram. Infine abbiamo realizzato con Aurora Fellows un tour nelle scuole superiori per raccontare casi di successo nel mondo del lavoro di pazienti che avevano malattie mentali.

Che risultati avete o volete raggiungere?
Sorprendenti: 113 scuole superiori coinvolte; 4.9 milioni di visualizzazioni, con 600.000 mila interazioni; su Instagram 2.3 milioni di impression e 1.8 milioni di interazioni. Sono numeri enormi per una campagna social fatta da un’azienda farmaceutica. Sul fronte istituzionale abbiamo avuto una forte mobilitazione dei principali referenti delle commissioni sanità al parlamento che hanno sposato e condiviso il valore di questa campagna. Da ultimo, per il mondo civile, abbiamo ricevuto molti messaggi su Linkedin e Facebook di consenso per questa iniziativa.

Cosa pensate ci sia ancora da fare in questo ambito?
Molto, quello che abbiamo fatto è un primo passo per combattere lo stigma. Dobbiamo lavorare sul peso che le parole hanno per questi pazienti. Parole che a noi sembrano normali ma che sui pazienti psichiatrici possono avere un effetto di chiusura tale da rinunciare a curarsi. Dobbiamo promuovere comportamenti che aumentino l’inclusione sociale dei pazienti.

Qual è l’aspetto principale del Communication & PR che sarà più importante secondo voi nei prossimi anni?
L’utilizzo consapevole dei social. I social rappresentano una leva potentissima per informare, coinvolgere ed attivare pazienti, istituzioni e cittadini.