210 – Cipriani (Sanofi Genzyme): “Stupire, contrastare i pregiudizi, stimolare un ragionamento per suscitare un modo di agire differente”


Una campagna educativa rivolta in primis ai ragazzi della scuola secondaria di primo grado con particolari patologie, ma anche ai loro insegnanti e ai loro genitori, e volta all’inclusione e al rispetto delle differenze. È il progetto Più unici che Rari, che ha visto il patrocinio di 14 Associazioni pazienti e del Comune di Modena, e si è avvalsa della collaborazione di Fondazione Asphi Onlus, esperta in tecnologie digitali per migliorare la qualità di vita delle persone con disabilità. Ne abbiamo parlato con Filippo Cipriani, responsabile dell’area Open Innovation di Sanofi Genzyme (divisione specialty care di Sanofi) che ha supervisionato il progetto e curato la collaborazione con Librì Progetti Educativi, responsabile della progettazione editoriale.

Come è nata l’idea di realizzare questo progetto?
Grazie ai risultati di una ricerca che ha mostrato le difficoltà che bambini e ragazzi devono affrontare per farsi accettare dai coetanei se sono affetti da patologie particolarmente visibili o che comunque li limitano in alcune attività. Siamo partiti da quello che conosciamo meglio – alcune patologie e il vissuto dei ragazzi che ne sono affetti – per allargare ad altri aspetti che, a volte, possono essere oggetto di scherno o discriminazione. Grazie all’utilizzo di storie illustrate, abbiamo creato un progetto di sensibilizzazione sui temi dell’inclusione e del rispetto delle differenze e peculiarità che rendono ciascun individuo unico.

A chi si rivolge il vostro progetto?
“Più unici che Rari” si rivolge innanzitutto ai ragazzi della scuola secondaria di primo grado, ai loro insegnanti e ai loro genitori. In secondo luogo, il progetto vuole rafforzare il legame delle associazioni di pazienti con il territorio, rendendole protagoniste di un percorso narrativo, con testimonianze dirette nelle classi.

Ce lo può descrivere brevemente?
“Più unici che Rari” è una campagna educativa realizzata tramite un edu-kit per gli insegnanti: una guida didattica per realizzare un percorso multidisciplinare sui temi della gestione delle emozioni, dell’empatia e della lotta al bullismo, e un libro illustrato per ogni alunno. Nel volume sono contenute 10 brevi storie di altrettanti studenti di una classe di terza media, che mettono in luce come le caratteristiche individuali possano essere punti di forza e quanto sia importante accettarle ed accettarsi per esprimere a pieno il proprio potenziale. I kit si accompagnano con materiale informativo per le famiglie, per renderle partecipi del percorso e raccogliere il loro punto di vista.

Che risultati avete raggiunto o volete raggiungere?
Con la prima edizione 2019-2020, la campagna educativa ha raggiunto oltre 24.600 alunni di 984 classi afferenti a 415 istituti scolastici distribuiti in tutte le regioni italiane. L’84% degli insegnati intervistati ha valutato il progetto come “molto utile” e il 100% rifarebbe il progetto; per il 96% dei genitori la valutazione è stata “positiva/molto positiva” mentre il 95% apre a ulteriori iniziative di sensibilizzazione e prevenzione in classe.

Cosa pensa ci sia ancora da fare in questo ambito?
I temi dell’inclusione e dell’espressione del proprio potenziale sono argomenti complessi ma di grande importanza nella formazione degli adulti di domani. Con la seconda edizione, introdurremo nuovi strumenti a disposizione degli insegnati per aiutarli nella propria quotidianità di formatori. Stimoleremo i ragazzi a mettersi in ascolto di loro stessi, così da realizzare il loro personale dizionario emotivo. Le Associazioni potranno poi andare direttamente nelle scuole per portare le proprie testimonianze.

Qual è l’aspetto principale del Multitarget&Multichannel che sarà più importante secondo lei nei prossimi anni?
La sfida risiede non solo nel portare un messaggio o contenuto al target desiderato attraverso i canali più opportuni. Occorre stupire, contrastare i pregiudizi, stimolare un ragionamento così da suscitare una vera e propria attivazione verso un modo di agire differente, mossi realmente dal bene comune. E riteniamo che sia fondamentale partire dalla scuola. “Più unici che Rari” ha queste potenzialità.