205 – Bo (Becton Dickinson): “Lo scambio fra laboratorio e staff clinico sarà la base per affrontare l’attività di tutti i giorni e non solo nelle nuove sfide che potrebbero presentarsi”

Mara Bo

Tipizzazione Immunologica del Paziente Covid

Dalla collaborazione tra Becton Dickinson (BD) ed un Policlinico di eccellenza di Roma nasce il progetto “Tipizzazione Immunologica del Paziente Covid”, con l’obiettivo di meglio gestire i pazienti colpiti dal Covid-19 grazie al valore predittivo di un test. Ne abbiamo parlato con Mara Bo, Marketing Manager BD Biosciences, Italy and Greece, responsabile del progetto, biologa con un passato in laboratorio. Del Team BD fanno parte anche: per l’area Medical Affairs Scott Bornheimer, Michelle McNamara, BD Biosciences, San Jose, CA-US e Tina Van Den Broeck, Gianluca Rotta, Gerardus Boschman, BD Biosciences EU; per l’area Marketing Sylvia Unger, Product Manager Clinical Solutions, BD Biosciences EU; per l’area Public Policy Martina Barberio, Communication Specialist, Market Access and Government Affairs, Italy

Come è nata l’idea di realizzare questo progetto?
L’Italia è stato il primo Paese in Europa a dover affrontare la drammatica situazione causata dalla diffusione del virus Sars-CoV-2, ma anche il primo, insieme con la Cina, a raccogliere dati rilevanti per la ricerca e la comunicazione scientifica. Alcuni enti si sono trasformati in Ospedali Covid e Roma è stata uno dei primi esempi virtuosi. Grazie al rapporto ormai decennale di fiducia con un ente ospedaliero di Roma, abbiamo concordato di iniziare uno studio volto a comprendere come la condizione del sistema immunitario del paziente con Covid acclarato potesse dare precise e veloci indicazioni su quello che sarebbe stato l’andamento dell’infezione, valutando in maniera tempestiva il rischio di peggioramento delle condizioni cliniche dei pazienti.

A chi si rivolge il vostro progetto?
La nostra azienda ha come obiettivo quello di far progredire il mondo della salute, attraverso soluzioni terapeutiche che garantiscano la sicurezza del paziente e dell’operatore sanitario, da sempre al centro della nostra attenzione. Pertanto, il nostro progetto si rivolge ai clinici, soprattutto infettivologi, pneumologi, interventisti, che hanno gestito le fasi più critiche di questo percorso in emergenza e che in futuro potranno giovarsi dei dati raccolti per affrontare nuove sfide. Ma ci rivolgiamo anche alle Società Scientifiche di settore, affinché possano favorire un circolo virtuoso centrato sulla consapevolezza di quanto il laboratorio ed il personale medico possano collaborare per una migliore gestione del paziente.

Potrebbe descrivercelo brevemente?
La pandemia da Sars-CoV-2 ha avuto, ed ha ancora, un impatto, oltre che sulla vita dei pazienti, anche sulle risorse cliniche disponibili. È emersa la necessità di una migliore e più tempestiva gestione di pazienti ad alto rischio di sviluppare una forma severa. Le cellule del sistema immunitario, rappresentate da alcune popolazioni specifiche di linfociti, sono barriere fondamentali per l’eliminazione del virus, combattendolo su molteplici fronti. Tali popolazioni cellulari risultano diminuire nei pazienti affetti da Covid-19, mostrando livelli significativamente ridotti in pazienti in condizioni severe, diversamente da quelli in condizioni moderate. Il progetto ha portato un nostro test ad ottenere un’importante estensione del proprio uso clinico. Nato per il monitoraggio dei pazienti HIV, ora il test offre informazioni rilevanti per il clinico che si è trovato a gestire l’emergenza da Covid-19. Il test rileva infatti il rischio di ventilazione meccanica con intubazione ed il rischio di mortalità all’atto dell’ospedalizzazione per pazienti con Covid accertato.

Che risultati avete o volete raggiungere?
I risultati dello studio collaborativo hanno validato specifici valori di cutoff per le sottopopolazioni di linfociti coinvolte, ossia soglie numeriche che vengono utilizzate per la determinazione del rischio di peggioramento dell’infezione, portando il paziente a ventilazione meccanica con intubazione e a decesso. In particolare, il rischio di intubazione è da 5 a 6 volte maggiore per i pazienti con linfociti sotto le suddette soglie. Il rischio di mortalità è 4,5 volte maggiore per i pazienti sotto soglia.

Cosa pensa ci sia ancora da fare in questo ambito?
Abbiamo dimostrato una correlazione statistica molto forte fra i bassi numeri di specifiche popolazioni cellulari ed il peggioramento dei pazienti, ma deve essere ora approfondito come meglio ridirezionare il percorso terapeutico del paziente. Questo è uno dei futuri obiettivi di studio. In una condizione di disallineamento e forte sproporzione fra bisogni e risorse disponibili, una valutazione dei rischi di peggioramento può consentire subito una migliore gestione del malato.

All’interno di questa area terapeutica, come si evolveranno le collaborazioni scientifiche nei prossimi anni?
La collaborazione qui descritta è stata possibile grazie ad un modello operativo ed organizzativo molto efficiente. I differenti reparti comunicano fra loro e condividono informazioni secondo buone pratiche consolidate nel tempo, molto prima che il periodo dell’emergenza da Covid-19 rendesse necessari nuovi modelli di collaborazione. La condivisione e lo scambio fra laboratorio e staff clinico sarà la base per affrontare meglio non soltanto le nuove sfide che dovessero presentarsi ma anche l’attività di tutti i giorni.