204 – Team AstraZeneca: “Adottare supporti remoti e digitali per garantire la migliore esperienza di cura possibile per i pazienti”


Supportare il paziente con asma grave eosinofilico durante tutto il suo percorso di cura grazie ad un vero e proprio percorso ad hoc. È Connect 360. Il progetto realizzato da AstraZeneca che offre una serie di servizi a supporto del paziente, dall’infermiere personale ad un mental coach. Ne abbiamo parlato con Chiara Gargiulo, Executive VP Respiratory, Maria Teresa Lombardi, Head of Franchise Biologici e Sara Medaglia, Innovation Solution Lead.

Come è nata l’idea di realizzare questo progetto?
Connect 360 nasce dalla volontà di migliorare il percorso di cura dei pazienti e allo stesso tempo la continuità assistenziale Ospedale – Territorio costruendo quindi un programma personalizzato, costruito sulla fiducia del paziente e focalizzato sui suoi bisogni; che permetta al paziente di avere costantemente un punto di riferimento informativo e di supporto facilmente raggiungibile da remoto; e di valore e in grado di supportare il medico nella gestione del paziente, semplificando il passaggio all’autosomministrazione domiciliare e il successivo controllo dell’andamento della terapia.

A chi si rivolge il vostro progetto?
Connect 360 è un Programma di Supporto completamente gratuito dedicato ai pazienti affetti da Asma grave eosinofilico con il trattamento biologico anti-IL-5R.

Ce lo può descrivere brevemente?
Il Programma supporta il paziente, grazie a personale infermieristico qualificato e mental coach, dall’inizio della terapia e lungo tutto il percorso di cura attraverso servizi e strumenti che possano essere di aiuto nella gestione della terapia e della malattia quali:

  • disponibilità di un numero verde attivo dal lunedì alla domenica, festivi inclusi, dalle 8:00 alle 20:00;
  • formazione per un’ottimale gestione della malattia, supporto per l’autosomministrazione, per l’adozione di uno stile di vita corretto e informazione sui diritti sociali;
  • remind delle principali scadenze legate alla terapia;
  • sito web con le principali informazioni sulla patologia e sul farmaco oltre a un video esplicativo sulle modalità di autosomministrazione;
  • supporto emotivo e incoraggiamento continuo per ciascun paziente da parte di personale infermieristico (ogni paziente ha un proprio infermiere dedicato);
  • supporto motivazionale da remoto da parte di un mental coach, con la definizione di obiettivi personalizzati.

Che risultati avete o volete raggiungere?
Il Programma si pone una pluralità di obiettivi tra i quali i principali sono: migliorare l’aderenza dei pazienti attraverso la formazione, il remind e il controllo delle principali scadenze; supportare continuamente il paziente durante tutto il suo percorso terapeutico offrendo un punto di informazione, formazione e supporto facilmente raggiungibile; supportare il paziente nella gestione autonoma della somministrazione; semplificare l’adozione dell’autosomministrazione a livello territoriale migliorando il controllo da parte del medico e supportando il paziente nella gestione autonoma della somministrazione; accrescere la motivazione del paziente e favorire l’adozione di comportamenti positivi che possano ottimizzare i risultati terapeutici.

Cosa pensa ci sia ancora da fare in questo ambito?
Continuare il percorso intrapreso, favorendo sempre più l’adozione di supporti remoti e digitali che amplifichino la gamma di strumenti/servizi disponibili, garantendo la migliore esperienza di cura possibile per i pazienti e semplificando/ottimizzando il lavoro dei medici al fine di conseguire i migliori outcome terapeutici; migliorare la misurazione e l’analisi dei PRO (Patient-reported outcomes).

Qual è l’aspetto principale del Patient&Advocacy che sarà più importante secondo lei nei prossimi anni?
Favorire la creazione di servizi integrati che delinei da subito un percorso di cura intergrato e volto all’ottimizzazione degli outcome.