174 – Niksiar (Pfizer): “Necessario andare incontro alle esigenze concrete delle donne che oggi hanno la possibilità di convivere a lungo con la malattia”

Percorsi
di vita

Bahare Niksiar
Bahare Niksiar

Un Progetto pensato per essere al fianco delle donne con tumore al seno riconoscendo l’importanza dell’attività fisica anche con questa patologia. È “Percorsi di vita”, parte di un progetto più ampio dal titolo “Voltati. Guarda. Ascolta”, realizzato da Pfizer. Abbiamo approfondito l’argomento con Bahare Niksiar, Commercial Strategy Lead Oncology

Come è nata l’idea di realizzare questo progetto?
L’idea del progetto “Voltati Guarda Ascolta” è nata per superare la barriera di silenzio e di indifferenza intorno al tumore al seno metastatico, partendo dall’idea che il modo migliore fosse quello di mettere direttamente a confronto i cittadini, la stampa e le Istituzioni con le storie delle pazienti, le loro esperienze, le loro emozioni. Per questo l’iniziativa rende le pazienti testimoni in prima persona della campagna, sia per incoraggiare altre pazienti a non rinunciare a una vita attiva e piena, sia per invitare la comunità – Istituzioni, amministratori, cittadini – ad attivarsi e a fare il massimo per sostenerle. Dopo gli importanti risultati di sensibilizzazione raggiunti con le scorse edizioni, nell’edizione VGA 2022 “Percorsi di vita” ci siamo dati un nuovo obiettivo: lasciare un’eredità per il futuro, una risorsa utile per le pazienti, ma anche un messaggio rivolto a tutta la comunità.

A chi si rivolge il vostro progetto?
Il progetto “Voltati. Guarda. Ascolta. Le donne con tumore al seno metastatico” è dedicata dunque alle pazienti, ma si rivolge e coinvolge chiunque, vuole essere un invito a cittadini, amici, conoscenti, mass media, medici e istituzioni a voltarsi, per guardare e ascoltare chi è affetto dalla malattia.

Potrebbe descriverlo brevemente?
Il 2022 VGA valorizza uno dei filoni portanti della campagna: l’approccio multidisciplinare e integrato che considera le donne con storia di tumore nella loro totalità e che nel percorso di cura affianca alla terapia farmacologica interventi nella sfera psicologica, fisica e relazionale concentrandosi sull’attività fisica. Come dimostrato da alcune evidenze scientifiche, nelle persone con tumore l’attività fisica migliora l’aderenza e le risposte alle terapie, contrasta la progressione della malattia, aumenta la sopravvivenza e riduce l’impatto degli effetti collaterali. In quest’ottica abbiamo voluto realizzare – e donare ad alcune amministrazioni comunali – dei “percorsi fitness”, nell’area attrezzata di un parco verde cittadino, di cui potranno beneficiare sia le donne affette dalla patologia che l’intera comunità.

Che risultati avete o volete raggiungere?
Negli anni, i numeri raggiunti dalla campagna sono stati importanti. Solo nell’ultima edizione abbiamo raggiunto una copertura stampa di oltre 30 milioni di readership e circa 130mila utenti raggiunti sui canali social.

Cosa pensa ci sia ancora da fare in questo ambito?
Per il futuro sarà necessario andare incontro alle esigenze concrete delle donne che oggi hanno la possibilità di convivere a lungo con la malattia, rendendo rilevanti temi quali le uguali opportunità di accesso alle migliori terapie innovative, il reinserimento nel mondo del lavoro, la definizione di percorsi terapeutici validati e strutturati e l’assistenza psicologica.

Qual è l’aspetto principale del Communication Project che sarà più importante secondo lei nei prossimi anni?
Il focus delle nostre future iniziative sarà sempre più comunicare l’importanza di una sinergia di azioni che supportano il valore delle terapie integrate impiegate a completamento dei trattamenti convenzionali; offrire ai pazienti un punto di riferimento informativo sui benefici di un approccio multidisciplinare, che vada sempre più incontro alla necessità di un benessere psico-fisico delle persone con storia di tumore.



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