164 – Roccia (Gilead Sciences): “La strada della collaborazione tra tutti gli stakeholder è fondamentale per contrastare la diffusione dell’HIV”

L’HIV
40 anni dopo

Alessandro Roccia
Alessandro Roccia

L’evento “L’HIV 40 anni dopo. Rilanciare la lotta alla pandemia dimenticata. Una nuova agenda per fermare l’infezione”, è stato realizzato da un team cross funzionale interno a Gilead Sciences, che ha coinvolto i rappresentanti del Market Access, Government Affairs e Public Affairs. L’obiettivo era quello di non smettere di parlare di HIV. Portavoce del progetto è Alessandro Roccia, Senior Manager Market Access Area HIV in Gilead Sciences Italia.

Come è nata l’idea di realizzare questo progetto?
Questo progetto è nato dall’esigenza di riportare l’attenzione sulla lotta all’HIV, a 40 anni dalla scoperta del virus: una lotta che in Italia procede a macchia di leopardo e che durante la pandemia di Covid-19 ha visto un’importante battuta d’arresto. Per questo abbiamo deciso di creare un momento di confronto, costruttivo e collaborativo, che riunisse tutti gli stakeholder del settore, per tornare a parlare di HIV e rilanciare la lotta a questa “pandemia dimenticata” partendo dai risultati dello studio APRI 2.0 – AIDS Plan Regional Implementation – un progetto di ricerca realizzato dall’Università Bocconi in collaborazione con Gilead Sciences. APRI 2.0 ha messo in evidenza le criticità legate all’implementazione e all’attuazione del PNAIDS (Piano nazionale di interventi contro HIV e AIDS) a livello regionale e identificato le strategie d’intervento più adeguate per una piena applicazione del piano, attraverso i casi-studio di 4 regioni italiane.

A chi si rivolge il vostro progetto?
Il progetto si rivolge a tutti gli stakeholder che operano nell’area dell’HIV, dalle associazioni pazienti, alla comunità scientifica, ai media, alle istituzioni nazionali e locali, in particolare ai livelli regionali impegnati nella prevenzione e programmazione sanitaria.

Potrebbe descriverlo brevemente?
Partendo dalle esperienze di alcune realtà regionali analizzate nello studio APRI 2.0, sono stati affrontati degli aspetti fondamentali per la prevenzione e la presa in carico dei pazienti HIV+ come potenziare l’accesso allo screening e al testing, migliorare l’integrazione ospedale-territorio, sviluppare un percorso di presa in carico integrato dei pazienti, governare la filiera dei servizi e definire la percezione dei pazienti HIV+ verso la telemedicina. Il momento culminante dell’evento ha visto la firma da parte dei parlamentari e rappresentanti ministeriali presenti, del primo manifesto italiano interistituzionale, attraverso il quale le istituzioni hanno rinnovato il proprio impegno per contrastare efficacemente la diffusione del virus e migliorare la qualità di vita delle persone con HIV, in linea con gli obiettivi posti da UNAIDS per il 2025.

Che risultati avete o volete raggiungere?
Con questo evento abbiamo raggiunto un grande risultato sia in termini di partecipazione (in presenza e da remoto) da parte di rappresentanti strategici e di rilievo per l’area dell’HIV, sia in termini di grande copertura mediatica. Il nostro obiettivo è quello di rilanciare la lotta all’HIV, anche in vista delle opportunità legate al PNRR, favorendo collaborazione e impegno concreto tra istituzioni, comunità scientifica, associazioni di pazienti e industria. E il manifesto ha rappresentato un primo passo in questa direzione.

Cosa pensa ci sia ancora da fare in questo ambito?
Riteniamo che la strada della collaborazione tra tutti gli stakeholder sia fondamentale per poter contrastare la diffusione del virus e offrire un’adeguata qualità di vita alle persone con HIV. Gilead è impegnata da 35 anni nella lotta all’HIV, attraverso non solo la ricerca e sviluppo di farmaci sempre più efficaci e sicuri, ma anche attraverso progetti e iniziative mirate per incentivare la collaborazione tra Istituzioni, associazioni no profit, società civile e industria. Dobbiamo continuare ad impegnarci attivamente e proseguire questo percorso di collaborazione, per abbattere le limitazioni – strutturali e organizzative – che ancora persistono.

Qual è l’aspetto principale del Market Access & Public Affair che sarà più importante secondo lei nei prossimi anni?
L’accesso alle terapie e le condizioni che consentono l’ottimale presa in carico dei pazienti rappresentano continue sfide per chi fa il nostro lavoro. L’universalità del nostro sistema sanitario, infatti, se da un lato rappresenta una grande conquista, dall’altro pone diverse sfide sia dal punto di vista della politica sanitaria sia nell’accesso alle cure. Per questo dobbiamo essere al fianco delle istituzioni quali stakeholder riconosciuti e partecipativi al processo continuo di miglioramento e manutenzione del nostro sistema sanitario. Tra le nostre priorità vi sono: la Value Based medicine, dove riteniamo necessario lavorare con tutti gli attori per definire regole, tempi e metodologie applicabili non solo ai farmaci innovativi ma anche a tutte le altre categorie; il time-to-access, dove oggi la diversità dei processi e delle modalità di accesso tra i sistemi sanitari regionali rischia di produrre disuguaglianze e doppi passaggi; l’analisi e della valutazione delle terapie a livello di Sistemi Regionali, che dovrebbe essere condotta non più a silos ma in un’ottica più ampia di Technology Assessment; il coinvolgimento dei pazienti nelle scelte regionali di politica sanitaria come metodica consolidata a valore aggiunto per l’intero sistema.



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