164 – Pierini (Roche): “A livello di sistema sanitario va abbandonata la logica a silos per garantire un accesso equo e sostenibile all’innovazione terapeutica”

Andrea Pierini

Dare un contributo concreto all’evoluzione delle cure verso una maggiore integrazione con il territorio. È questa l’idea alla base del progetto SMARTCare nato dalla collaborazione tra Roche, Società Italiana di Leadership e Management in Medicina (SIMM) e Periplo. Ne abbiamo parlato con Andrea Pierini, Access Partnership Lead, Integrated Access Management, Roche S.p.A.

Come è nata l’idea di realizzare questo progetto?
Il quadro dell’oncologia è profondamente cambiato nel corso degli ultimi anni. Cure sempre più efficaci consentono oggi la remissione o cronicizzazione della malattia e diverse fasi della patologia risultano, quindi, gestibili con una minore complessità assistenziale. A tali fasi, dette a bassa intensità di cura, potrebbe associarsi una presa in carico al di fuori delle strutture ospedaliere, mentre di fatto oggi questi pazienti vengono seguiti quasi esclusivamente in questo setting. La pandemia Covid ha messo ulteriormente in evidenza la criticità di questo modello e ha evidenziato il problema connesso all’accesso ospedaliero da parte dei pazienti oncologici, più fragili ed esposti al rischio. Si pone quindi l’opportunità e l’urgenza di favorire una maggiore e più efficiente presa in carico del paziente oncologico a livello territoriale. Da qui nasce il progetto “S.M.A.R.T. Care – Soluzioni e Metodi Avanzati di Riorganizzazione Territoriale in Sanità”, promosso da Società Italiana di Leadership e Management in Medicina (SIMM) e Periplo.

A chi si rivolge il vostro progetto?
Si rivolge a 3,6 milioni di malati oncologici prevalenti in Italia e alle Istituzioni, su base nazionale e regionale, chiamate ad avere un ruolo chiave per tradurre le raccomandazioni di intervento delineate dagli esperti di SIMM e Periplo in disposizioni concrete che consentano di attuarle.

Potrebbe descriverlo brevemente?
Nell’ambito del progetto sono state identificate 12 direttive di intervento, volte a spostare una parte dell’assistenza sanitaria rivolta ai pazienti oncologici dall’ospedale al territorio. Queste indicazioni sono state portate all’attenzione del Ministero della salute, di AIFA e di Presidenti e Assessori Regionali. Sono stati, quindi, condotti dei workshop regionali, per creare momenti di confronto e gettare le basi per l’implementazione del modello (questa fase ha visto il supporto anche di Novartis). Nel 2021 il progetto prosegue con un nuovo ciclo di incontri e l’avvio di alcuni progetti pilota. In Romagna, in particolare, sarà messa a disposizione la Casa della Salute di Forlimpopoli, in prossimità dall’Istituto Scientifico Romagnolo per lo Studio e la Cura dei Tumori (IRST) IRCCS di Meldola, per testare l’efficacia del modello e valutarne la replicabilità.

Che risultati avete o volete raggiungere?
Il progetto mira a massimizzare il valore – sia per il paziente che per il Sistema – dei servizi sanitari erogati, attraverso l’ottimizzazione dell’organizzazione ospedale-territorio e l’interconnessione degli snodi assistenziali, nell’ottica di individuare il miglior setting di cura, garantendo qualità, efficienza organizzativa, appropriatezza delle prestazioni, ottimizzazione delle risorse e sostenibilità del Sistema.

Cosa pensa ci sia ancora da fare in questo ambito?
Il percorso è appena iniziato e ci auguriamo che S.M.A.R.T. Care possa dare un contributo concreto all’evoluzione delle cure verso una maggiore integrazione con il territorio. Alcuni degli aspetti caratterizzanti il progetto risultano particolarmente coerenti con le priorità delineate dal PNRR, tra le quali emerge come centrale il tema del potenziamento della medicina territoriale, insieme con l’innovazione tecnologica e alla digitalizzazione, fronti sui quali Roche ha investito molto negli ultimi anni, proponendosi al sistema come partner, offrendo soluzioni e mettendo in campo le proprie competenze.

All’interno di questa area terapeutica, come si evolveranno le collaborazioni scientifiche nei prossimi anni?
Se a livello di sistema sanitario va abbandonata la logica a silos con l’obiettivo di garantire un accesso equo e sostenibile all’innovazione terapeutica, così a livello di comunità scientifica il punto chiave è quello della multidisciplinarietà, con una collaborazione sempre più stretta tra specialisti, ospedalieri e territoriali, e medici di medicina generale, per una più efficace gestione della cronicità. Un’altra frontiera strategica è rappresentata da un maggiore e più efficace uso secondario dei dati sanitari, per poter meglio orientare la programmazione e le scelte di cura e per favorire la ricerca. In questo contesto, la collaborazione pubblico-privato sarà sempre più rilevante, nell’ottica di costruire migliori percorsi di diagnosi, assistenza e cura e di contribuire al comune obiettivo di un Servizio Sanitario sostenibile.