160 – Perretti (Clovis Oncology): “Determinante supportare la comunità clinica nell’individuare il giusto percorso terapeutico, per il paziente giusto, nel momento più appropriato”

V.O.C.E.

(Voicing Ovarian
Cancer Excellence)

Esperienze di Tailoring Terapeutico

Davide Perretti
Davide Perretti

Un progetto pensato per sensibilizzare sulla diffusione dei PARPi, farmaci innovativi per il trattamento del carcinoma ovarico, e favorire l’interazione tra specialisti. È “V.O.C.E. (Voicing Ovarian Cancer Excellence) – Esperienze di Tailoring Terapeutico” realizzato da Clovis Oncology. Abbiamo approfondito l’argomento con Davide Perretti, Senior Manager – Commercial Operations & Regional Partnerships, Responsabile Marketing per Clovis Oncology in Italia. Membri del team di progetto: Andrea Musilli, Country Business Director, Arpine Gevorgyan, Medical Director, Fabrizio Stefani, KAM, Valerio Dabusti, KAM, Patrizia Zanetti, KAM, Fabrizio Zanardi, KAM, Luisa Papini, KAM, Maria Grazia Migliardi, KAM, Renato Fortunato, KAM, Tonino Nasiti, KAM, Sergio Folliero, RAM, Emilio Pagliarulo, Medical Advisor, Stefano Suzzi, MSL, Roberta Epis, MSL, Alessia Tonoletti, Admin

Come è nata l’idea di realizzare questo progetto?
Il carcinoma ovarico (CO) è una neoplasia complessa, spesso diagnosticata in fase avanzata e gestita in centri specializzati, in continuità con i centri periferici tramite il supporto delle reti oncologiche. Negli ultimi anni, la terapia del CO è stata rivoluzionata dall’arrivo dei PARPi, farmaci biologici a bersaglio molecolare utilizzati come terapia di mantenimento dopo risposta alla chemioterapia a base di platino. L’impiego sempre più diffuso di questi farmaci sta quindi cambiando la prognosi della patologia. La diffusione nel loro utilizzo è stata graduale e disomogenea in Italia: in un contesto altamente specialistico e caratterizzato da una gestione multidisciplinare, mentre i centri di eccellenza regionale hanno generalmente modo di utilizzare questi farmaci nella pratica clinica, questo non è sempre il caso per le oncologie e ginecologie oncologiche più periferiche. La situazione è stata ulteriormente complicata dal contesto pandemico e le conseguenti misure restrittive hanno molto ridotto le occasioni di confronto con il proprio network per gli specialisti di questa patologia.

A chi si rivolge il vostro progetto?
Il progetto è pensato per favorire la diffusione dell’esperienza con i PARPi, tramite l’istituzione di una “piattaforma culturale” nella quale vengono promossi momenti di incontro tra quei clinici più esperti nell’utilizzo della classe e quelli che invece si stanno ancora avvicinando alle prime esperienze. Sono stati coinvolti professionisti afferenti a tutte le discipline presenti nei Molecular Tumor Board, gli organismi responsabili della gestione multidisciplinare dei casi al fine di garantire un’assistenza ottimale.

Potrebbe descriverlo brevemente?
Sono stati costituiti 9 gruppi di lavoro ristretti a livello regionale (8-14 partecipanti), che replicavano da remoto i network informali di collaborazione presenti sul territorio. Per ciascun gruppo è stato attivato un percorso personalizzato, pensato secondo una logica di condivisione, con strumenti e modalità di interazione specifici per le proprie esigenze; ciascun format ha cercato quindi di rendere interattive e coinvolgenti le attività, con strumenti dedicati come casi clinici, simulazioni di algoritmi decisionali e sondaggi. A conclusione dei 9 percorsi, si è tenuta una riunione conclusiva in presenza a livello nazionale, nella quale tutti i gruppi hanno partecipato favorendo un confronto cross-regionale.

Che risultati avete o volete raggiungere?
Il progetto ha raggiunto a pieno il suo obiettivo, ovvero favorire l’interazione tra specialisti del CO in un momento complicato come quello della pandemia. Complessivamente sono stati coinvolti oltre 180 partecipanti, provenienti da più di 100 strutture specializzate in Italia, che hanno partecipato a 18 tavole rotonde virtuali e un evento nazionale, per un totale di oltre 2.000 minuti di condivisione di esperienza.

Cosa pensa ci sia ancora da fare in questo ambito?
Penso che sarà necessario consolidare la cultura della gestione multidisciplinare nell’ambito del CO. È importante che iniziative come questa, ma anche programmi educazionali e strumenti di supporto per clinici e pazienti, vengano estesi oltre la gestione diretta del farmaco, focalizzandosi quindi su una gestione a 360° della paziente. L’efficacia delle terapie innovative e la maggiore aspettativa di vita che queste garantiscono alle pazienti devono essere coniugate con una qualità di vita adeguata.

Qual è l’aspetto principale del Marketing che sarà più importante secondo lei nei prossimi anni?
Credo che il crescente sviluppo di terapie a bersaglio molecolare influenzerà in maniera sempre maggiore i bisogni dei professionisti in ambito oncologico: il marketing della medicina di precisione ricoprirà un ruolo importante nel saper rispondere in modo adeguato a queste crescenti necessità. Essere in grado di supportare la comunità clinica nel saper individuare il giusto percorso terapeutico, per il paziente giusto, nel momento più appropriato sarà determinante.



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