160 – Leone (AstraZeneca): “Raddoppiare la sopravvivenza a 5 anni entro il 2025 ed eliminare il tumore del polmone come causa di morte”


Un farmaco immunoterapico contro il tumore del polmone non a piccole cellule (NSCLC) localmente avanzato, non resecabile in grado di portare ai pazienti notevoli vantaggi nell’attuale scenario terapeutico. Abbiamo approfondito i risultati degli studi condotti su durvalumab, questo il farmaco, con Emanuela Leone, Lung Cancer Therapeutic Area Lead, parte del Team cross funzionale Immuno-Oncologia Lung Franchise.

Qual è l’impegno della sua azienda in questa area terapeutica?
Il tumore al polmone rappresenta la principale causa di morte per tumore a livello mondiale. Il 75% delle diagnosi avviene quando la malattia è in stadio avanzato e la sopravvivenza globale a 5 anni è ancora limitata. L’obiettivo ambizioso di AstraZeneca è quello di raddoppiare la sopravvivenza a 5 anni entro il 2025 ed eliminare il tumore del polmone come causa di morte. Abbiamo individuato tre aree di priorità volte a incrementare lo screening e le diagnosi precoci, a sviluppare e mettere a disposizione dei pazienti farmaci innovativi e a migliorare la qualità delle cure. Lo studio PACIFIC è il primo studio clinico a dimostrare che l’immunoterapia può aumentare la sopravvivenza nei pazienti con tumore del polmone non a piccole cellule (NSCLC) localmente avanzato, non resecabile. L’impegno di AstraZeneca nella ricerca clinica andrà ancora oltre, abbracciando, nel prossimo futuro, gli stadi più precoci di malattia.

A chi si rivolge il vostro prodotto?
Durvalumab
 è attualmente approvato in Italia come trattamento ad intento curativo per pazienti affetti da NSCLC localmente avanzato, non resecabile, non in progressione dopo chemioradioterapia e con espressione di PD-L1 ≥ 1%.

Perché ritiene sia innovativo?
Lo studio PACIFIC è il primo studio clinico a dimostrare che l’immunoterapia può aumentare la sopravvivenza nei pazienti con NSCLC localmente avanzato, non resecabile. I brillanti risultati dello studio hanno rivoluzionato la pratica clinica e lo scenario terapeutico di questi pazienti è notevolmente migliorato.

Che risultati avete o volete raggiungere?
Lo studio PACIFIC ha dimostrato un significativo e duraturo beneficio in termini di sopravvivenza nei pazienti trattati con durvalumab per 12 mesi dopo chemioradioterapia concomitante con un ottimo profilo di tollerabilità. Il beneficio clinico che durvalumab offre, può essere ottenuto senza impatto negativo sulla qualità della vita, come dimostrato dai dati di Patient-reported Outcomes (PROs). Simili risultati sono di particolare rilevanza se si considera che lo standard di cura precedente all’introduzione di questo farmaco era rappresentato dalla sola osservazione dopo chemioradioterapia. Recenti evidenze hanno dimostrato che durvalumab è efficace e ben tollerato anche nei pazienti affetti da tumore polmonare a piccole cellule con malattia estesa, in associazione alla chemioterapia. Studi clinici promettenti sono attualmente in corso in altri stadi della patologia oncologica polmonare, qualificando durvalumab come potenziale futura alternativa terapeutica lungo tutte le fasi della storia clinica della malattia.

Quali ritiene siano gli unmet needs di quest’area terapeutica?
Circa un terzo di tutti i pazienti affetti da tumore polmonare non a piccole cellule presenta alla diagnosi uno stadio III di malattia. Lo standard di cura per questo gruppo di pazienti, rimasto invariato nelle ultime tre decadi, è stato classicamente rappresentato dalla chemioterapia a base di platino, associata a radioterapia concomitante. Nonostante l’intento curativo, l’efficacia della chemioradioterapia rimane limitata, come dimostrato dal fatto che una larga parte dei pazienti è destinata alla progressione della malattia e alla morte. Durvalumab colma il bisogno terapeutico insoddisfatto dei pazienti affetti da tumore del polmone localmente avanzato, non resecabile.