147 – Panebianco (CSL Behring): “La pandemia ci ha mostrato come pubblico e privato possono lavorare sinergicamente per il bene del nostro sistema sanitario”

REmoTe

Marco Panebianco
Marco Panebianco

“REmoTe” è un progetto di telemedicina nell’ambito delle malattie emorragiche congenite (MEC) e in particolare dell’emofilia, sviluppato da CSL Behring e ALTEMS, che si focalizza sull’importanza della televisita. Abbiamo approfondito l’argomento con Marco Panebianco, Project manager del progetto. Il Team è inoltre composto dal Dott. Cesare Pisacane e dal Dott. Pierluigi Verna, entrambi in CSL Behring da diversi anni ricoprendo vari ruoli

Come è nata l’idea di realizzare questo progetto?
L’acronimo “REmoTe” racchiude più significati: “R” sta per rarità, “Emo” per emofilia, “Te” per telemedicina. Con la parola “remote” si può intendere anche “da remoto”, un’espressione che, soprattutto durante la pandemia, ha assunto il significato “da casa”. L’importanza della telemedicina, e dunque delle prestazioni come la televisita, era emersa prima ancora della pandemia di Covid-19. La crisi sanitaria ha evidenziato e accentuato questa necessità. Il particolare periodo storico che stiamo vivendo ha certamente dimostrato la validità della telemedicina che risulta essere uno strumento sicuro di cura e assistenza anche per i pazienti fragili e cronici come i malati rari. “REmoTe”, infatti, è stato ideato per le persone affette da emofilia. La telemedicina, tra i tanti aspetti da considerare, ha di fatto un impatto positivo a livello organizzativo: gli strumenti digitali migliorano i servizi, ottimizzano il tempo dei professionisti sanitari e del paziente, offrono un’assistenza attraverso più canali. Questi strumenti possono quindi affiancare le procedure già esistenti, assicurare una corretta presa in carico dei pazienti e, in quanto riconosciuti nel PNRR, sono di fatto prestazioni erogate rimborsabili.

A chi si rivolge il vostro progetto?
“REmoTe” è il progetto di telemedicina nell’ambito delle malattie emorragiche congenite (MEC) e in particolare dell’emofilia, sviluppato da CSL Behring e ALTEMS, Alta Scuola di Economia e Management dei Sistemi Sanitari, in collaborazione con alcuni centri di eccellenza per il trattamento di questa patologia e le associazioni di pazienti.

Potrebbe descriverlo brevemente?
Il progetto prevede la stesura di un manuale operativo ritagliato sulle esigenze dei Centri Emofilia e dei pazienti che descrive, da un punto di vista operativo, i processi necessari per l’erogazione e la fruizione del servizio di televisita. In una seconda fase vengono raccolti e analizzati gli indicatori che sono registrati dai centri per ogni prestazione, in modo da ottenere un ‘cruscotto’ mediante il quale valutare l’efficacia e la validità delle soluzioni di assistenza adottate. Viene infine prodotto, congiuntamente con i Centri, un report che descrive vantaggi ed eventuali azioni correttive.

Che risultati avete o volete raggiungere?
Nell’ambito dell’emofilia, la telemedicina rappresenta una valida alternativa alla visita di persona al Centro e comporta per i clinici una semplificazione nella gestione del trattamento e nella relazione con i propri pazienti. Il progetto “REmoTe” vuole avere un impatto positivo non solo sulle performance ma anche sulla qualità di vita dei pazienti. I primi dati raccolti sono positivi. Nel periodo sperimentale in cui sono state eseguite le prime televisite, l’85% dei pazienti ha espresso un gradimento molto alto per la prestazione. Il 100% di essi ha valutato la qualità audio/video buona (valore massimo) e il dispositivo utilizzato dalla maggioranza è stato il PC. Alcuni dei pazienti provenivano da comuni al di fuori della regione del Centro emofilia: ciò avvalora maggiormente il fatto che la televisita facilita il personale sanitario nella gestione dell’assistenza ai pazienti che evitano quegli spostamenti non più necessari lungo la penisola.

Cosa pensa ci sia ancora da fare in questo ambito?
Il progetto “REmoTe”, per il momento, si è focalizzato sulla televisita. Tuttavia questa è solo una delle molteplici possibilità offerte dalla telemedicina. Un ulteriore sviluppo potrebbe quindi essere quello di integrare ed espandere i servizi introducendo teleconsulto, teleassistenza, telemonitoraggio, telecontrollo e teleriabilitazione.

Qual è l’aspetto principale del Market Access & Public Affair che sarà più importante secondo lei nei prossimi anni?
Il cambio culturale sulla collaborazione. La pandemia ci ha mostrato come pubblico e privato possono lavorare sinergicamente per il bene del nostro sistema sanitario e che le sfide che ci aspettano, dalla territorialità alla sanità digitale, dai nuovi LEA a dei PDTA concepiti in modo diverso dal passato, si possono affrontare insieme con trasparenza di ruoli e di contributi.



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