142 – Mattei (Janssen): “La depressione non è un momento di passeggera tristezza, è una vera e propria malattia e come tale va affrontata”

Francesca Mattei

Una attenta campagna composta da varie attività e condotta su diversi canali, dal web ai social a tavoli regionali in presenza, per sensibilizzare al tema delle depressione. È il progetto “Varenne” realizzato da Janssen e di cui abbiamo parlato con Francesca Mattei, Product Manager Neuroscienze Janssen Italia. Importanti per la realizzazione dl progetto anche le aree Marketing, Medica, Market Access, Omnichannel, Comunicazione, Patient Engagement e Government Affairs

Come è nata l’idea di realizzare questo progetto?
Dai dati che tracciano un quadro preoccupante sulla depressione e che suggeriscono un’urgenza immediata di mettere in campo tutte le forze necessarie per invertire la rotta. La depressione è causa del 60% dei suicidi in Europa. Nel nostro Paese ne soffrono circa 3 milioni di persone, 2 su 3 donne, e di questi 1 milione è affetto da Depressione Maggiore. Inoltre più di 130.000 pazienti non rispondono ai trattamenti tradizionali nonostante la corretta aderenza alle terapie, soffrendo quindi di Depressione resistente al trattamento (TRD). Anche l’impatto economico della malattia è molto significativo: si stima che in Italia il suo costo sociale, in termini di ore di lavoro perse, ammonti a 4 miliardi di euro all’anno, con pazienti affetti da TRD che perdono mediamente 42 giorni di lavoro all’anno, circa 1 giorno a settimana. Nonostante questi numeri, l’Italia è al 20° posto in Europa per spesa per la salute mentale.

A chi si rivolge il vostro progetto?
Abbiamo collaborato con tutti gli stakeholder del sistema in modo da arrivare ad un pubblico ampio in termini di diffusione, ma quanto più segmentato possibile in termini di messaggi. Ci rivolgiamo al pubblico generale con una campagna di sensibilizzazione, ma anche alla classe medica grazie a Fondazione ONDA e attraverso il portale Janssen Medical Cloud.

Potrebbe descriverlo brevemente?
Per accendere i riflettori sulla patologia verso il largo pubblico stiamo portando avanti la campagna “La depressione non si sconfigge a parole”, ideata e sostenuta da Società Scientifiche, Associazioni di Pazienti e Istituzioni. Contiamo anche sul supporto di testimonial di eccezione come il “Trio Medusa” che attraverso i loro account social e la loro trasmissione radiofonica amplificano i messaggi della campagna: la depressione non è un momento di passeggera tristezza, ma una vera e propria malattia e come tale va affrontata. Abbiamo poi sostenuto un progetto di Fondazione ONDA per promuovere un’attenzione più specifica e un impegno da parte delle istituzioni e degli stakeholder al fine di intraprendere azioni sempre più concrete ed efficaci per prevenire, diagnosticare e curare questa malattia. Un progetto itinerante in 13 tavoli di discussione regionali, partito dalla Camera dei Deputati nell’aprile del 2019 con la presentazione del Manifesto “Uscire dall’ombra della depressione”. Abbiamo, infine, fatto ricorso al nostro portale Janssen Medical Cloud, per raggiungere un pubblico molto mirato per sottolineare l’urgenza di migliorare gli outcome di questa patologia e affrontare il percorso di cura in senso olistico, coinvolgendo tutti gli operatori sanitari.

Che risultati avete o volete raggiungere?
Abbiamo raggiunto risultati molto rilevanti e stiamo continuando a farlo. La campagna “La Depressione non si sconfigge a parole” ha prodotto 128 articoli, generando una readership di oltre 50 milioni. Insieme al Trio Medusa stiamo portando avanti una serie di dirette su Facebook con le quali abbiamo raggiunto ad oggi 107 mila utenti che hanno generato 11 mila interazioni. La nostra pagina Facebook “abcdepressione” ha raggiunto una reach di oltre 3 milioni e mezzo e quasi 16 milioni di impression ed il sito è stato visitato da 10mila utenti unici che hanno generato oltre 750mila pageviews in meno di un anno. Con la campagna su Janssen Medical Cloud abbiamo raggiunto oltre 15mila tra specialisti e decisori. Le tavole rotonde di ONDA, infine, hanno visto la partecipazione di oltre 1.000 persone in totale.

Cosa pensa ci sia ancora da fare in questo ambito?
Ancora molto si può e si deve fare, in particolar modo nei confronti dei giovani, popolazione in cui spesso la depressione si presenta in modo atipico, con tratti di impulsività ed aggressività. Un altro obiettivo per noi fondamentale, reso ancora più attuale dalla pandemia, è la possibilità che tutti gli attori coinvolti nella depressione riescano ad interagire efficacemente e nei giusti tempi, ciascuno con le proprie competenze e nei rispettivi luoghi di cura, aiutando milioni di persone con depressione ad accedere al percorso appropriato di cura.

Qual è l’aspetto principale del Communication & PR che sarà più importante secondo lei nei prossimi anni?
La pandemia ci ha insegnato quanto sia importate dare informazioni corrette e univoche soprattutto quando si parla di salute. Bisogna anche trovare linguaggi inaspettati per colpire l’attenzione del pubblico. Dobbiamo essere bravi ad arrivare ai nostri target con i giusti messaggi senza generalizzare, rischiando di essere poco incisivi.