110 – Cofrancesco (Pfizer): “Ci aspettiamo che l’umanizzazione delle cure entri a far parte del percorso di formazione di medici e operatori”


Un esperimento di storytelling applicato al mondo della salute per dare voce alla medicina narrativa. È questa l’idea alla base del progetto “Viverla Tutta” di Pfizer, al quale si va ad affiancare l’iniziativa “Stronger together”, in collaborazione con l’associazione Kids Kicking Cancer, per bambini oncologici e caregiver. Ne abbiamo parlato con Luisa Cofrancesco, Corporate Affairs Director, Pfizer.

Come è nata l’idea di realizzare questo progetto?
Da un incontro casuale a Firenze, più di 10 anni fa, con la dott.ssa Stefania Polvani, oggi presidente della Società Italiana di Medicina Narrativa. Si cominciava a parlare dell’importanza della narrazione nel percorso diagnostico assistenziale terapeutico. Nel 2011 decidemmo di formare un comitato di esperti che esplorasse questo nuovo approccio e abbiamo creato un lavoro importante, che ci ha visto collaborare anche con il Centro Malattie Rare dell’Istituto Superiore di Sanità. Nel 2014 abbiamo partecipato alla definizione delle prime linee di indirizzo per l’utilizzo della medicina narrativa nella gestione clinica delle malattie croniche e rare. Ma la strada che porta alla loro applicazione è ancora lunga e tortuosa. Si tratta di cambiare approccio, mentalità.

A chi si rivolge il vostro progetto?
Ai pazienti e ai caregiver. A tutti coloro che convivono con una patologia cronica o rara, la cui vita è stata stravolta e definita dalla malattia. Troppo spesso ci dimentichiamo che dietro una diagnosi ci sono persone con un loro vissuto e un impatto importante sulla sfera lavorativa, familiare, economica ed emotiva.

Ce lo può descrivere brevemente?
“Viverla tutta” è un esperimento di storytelling applicato al mondo della salute. Si avvale di un sito internet, www.viverlatutta.it, e di una pagina Facebook, che conta su una community molto attiva di 29 mila persone. Dalle interrelazioni, emerge soprattutto un grande bisogno di vicinanza e reciproco incoraggiamento. Da qui è nata l’iniziativa di quest’anno, “Stronger together”, in collaborazione con l’associazione Kids Kicking Cancer. L’associazione si avvale di Martial Art Therapist che insegnano ai bambini oncologici, e non solo, a gestire lo stress e la paura con alcune semplici tecniche di respirazione e arti marziali. Attraverso dei video-tutorial sulla piattaforma Viverla Tutta, che verranno rilasciati durante l’anno, i piccoli “eroi” ambasciatori di KKC condivideranno le tecniche apprese con altri pazienti e caregiver, come fanno già con i loro genitori. Ne sono orgogliosi e sono incredibili portatori di coraggio.

Quali risultati avete raggiunto o volete raggiungere?
Ci aspettiamo che tutti possano trarre vantaggio dagli insegnamenti di KKC, soprattutto ora che in tanti #restiamoincasa, ma soprattutto che l’umanizzazione delle cure entri a far parte del percorso di formazione di medici e operatori. Oggi sono diverse le esperienze di Narrative Medicine nelle strutture sanitarie italiane, e noi possiamo dire di aver contribuito a inaugurare un nuovo approccio olistico alla persona con malattia, che appartiene storicamente alla medicina tradizionale.

Cosa pensa ci sia ancora da fare in questo ambito?
L’emergenza Codiv-19 ci ha fatto capire il valore del nostro sistema sanitario e degli operatori, ma tanti pazienti cronici e con malattia rara sono spesso soli nella loro dimensione quotidiana. Come azienda, abbiamo avuto una conferma che la telemedicina e l’home delivery dei farmaci saranno servizi essenziali anche in tempi di normalità, se così si può dire. E come promotori di Viverla Tutta, pensiamo che il rinascimento di cui tanto si parla debba comprendere anche una revisione nel modo di “fare salute”.

Qual è l’aspetto principale del Communication&PR che sarà più importante secondo lei nei prossimi anni?
Essere chiari, onesti e trasparenti. Non fare promesse, ma divulgazione scientifica competente. I social e l’emergenza coronavirus ci hanno mostrato una società desiderosa di informazione medico-scientifica, ma al contempo facile preda delle fake news. I più recenti studi in ambito di Reputation, hanno evidenziato come la fiducia nelle aziende farmaceutiche e nei loro CEO sia ai massimi storici. In un momento di smarrimento politico e sociale come questo, chi fa impresa e scienza è considerato più concreto e affidabile. Ecco, su questo c’è da inventarsi un nuovo modello per “raccontare” le nostre aziende.