064 – Meloni-Varbaro (Medtronic): “Disegnare nuove progettualità permetterà di generare evidenza sulla validità delle nuove tecnologie nella pratica clinica”

Sarah Meloni
Annamaria Varbaro
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Fornire agli specialisti dello scompenso cardiaco un report incentrato sull’esito clinico del paziente che integri informazioni provenienti da diverse sorgenti di dati. È questo ANGELS HF, progetto di Medtronic di cui abbiamo parlato con Sarah Meloni, Sr. Scientist e Annamaria Varbaro, Sr. Clinical affairs and research specialist Western Europe. Fanno parte del team anche Alessio Marseglia – Pr. Clinical report development specialist, Lara Marconi – Clinical report development specialist, Alice Imarisio – Assoc. Clinical report development specialist, Chiara Dalbon – Sr. Market development specialist, Silvia Monga – Legal and data privacy counsel, Emanuele Martis – Clinical legal, Roberta Sole – Assoc. Clinical quality specialist, Arnaldo Risi – Prin. Scientist

Come è nata l’idea di realizzare questo progetto?
Lo scompenso cardiaco è una malattia cronica severa di cui soffre circa 1 milione di persone nel nostro paese. Può progredire silenziosamente esponendo il paziente ad un elevato rischio di ricovero e morte. Il progetto “ANGELS HF” nasce con l’idea di fornire agli specialisti dello scompenso un report incentrato sull’esito clinico del paziente che integri informazioni provenienti da diverse sorgenti di dati, in maniera tale da aiutare i medici nelle loro future decisioni terapeutiche, al fine di ridurre il numero di ricoveri. Questo progetto rientra nell’ambito del programma One Hospital ClinicalService, un servizio avviato da Medtronic nel 2004 con lo scopo di aiutare i medici a migliorare la cura dei pazienti attraverso raccolta ed analisi dati della pratica clinica.

A chi si rivolge il vostro progetto?
Il progetto si rivolge a cardiologi e specialisti dello scompenso che si avvalgono dei nostri dispositivi impiantabili e che intendono monitorare i loro pazienti nel tempo attraverso il controllo remoto. Questo perché limitare il più possibile gli accessi del paziente in ospedale è un’esigenza importante, soprattutto in periodo di pandemia. In particolare, ci rivolgiamo ai cardiologi che credono nell’importanza del coinvolgimento attivo del paziente nella gestione della sua malattia.  

Potreste descriverlo brevemente?
Il progetto prevede la raccolta, l’integrazione e l’elaborazione sotto forma di report periodici, di tre tipologie di informazioni:

  • uno score che indica il rischio di ricovero per scompenso a 30 giorni, calcolato in automatico sulla base di specifici parametri rilevati dal dispositivo (e.g. frequenza cardiaca, attività giornaliera, insorgenza di aritmie, impedenza transtoracica);
  • informazioni relative alla sintomatologia del paziente, alla sua aderenza alla terapia e alle prescrizioni mediche che verranno inviate periodicamente dallo stesso paziente attraverso l’uso di una App (MyTriageHF App), disegnata in collaborazione con un gruppo di cardiologi italiani;
  • informazioni cliniche (e.g. anamnesi, ricoveri, modifiche alla terapia farmacologica) inserite dal cardiologo nella piattaforma web di raccolta dati.

La grande mole di dati raccolti potrà essere analizzata per consentire ai medici di aumentare la comprensione sull’utilizzo dello score di rischio nella loro pratica clinica.

Che risultati avete o volete raggiungere?
Il primo obiettivo sarà capire il livello di compliance dei pazienti all’utilizzo dell’App, tenuto conto dell’elevata età media in questa particolare popolazione. Ad oggi la App risulta scaricata da 72 pazienti, seguiti dagli 8 centri finora coinvolti. L’espansione del progetto in altri centri consentirà ai medici di capire se questo nuovo approccio possa essere uno strumento efficace nella gestione dei pazienti con scompenso.

Cosa pensate ci sia ancora da fare in questo ambito?
In passato ricerca è stata principalmente sinonimo di studi clinici, ma a questi si aggiungerà sempre di più l’analisi di dati presi dalla normale pratica clinica. Non è un passaggio semplice, il dato clinico è normalmente poco strutturato, ma stiamo già vedendo nascere progettualità per facilitarne l’analisi, anche grazie all’uso di algoritmi di intelligenza artificiale. In un mondo sempre più connesso, con la crescita dell’Internet of Things, avremo ancora più fonti dati da interrogare, come smartwatch o bilance intelligenti. La sfida per il futuro sarà la gestione di questo mondo complesso, per cui servirà collaborazione tra più discipline, dalla clinica all’informatica alla matematica. Il tutto per arrivare alla creazione di nuove tecnologie e di percorsi diagnostico-terapeutici dedicati, studiati sulle caratteristiche del singolo paziente.

All’interno di questa area terapeutica, come si evolveranno le collaborazioni scientifiche nei prossimi anni?
Per poter concretizzare quanto appena detto è fondamentale mantenere uno stretto dialogo tra medici ed aziende. Disegnare nuove progettualità, in accordo alle esigenze dei medici, permetterà di generare evidenza sulla validità di queste nuove tecnologie nella pratica clinica e di rispondere a nuovi quesiti clinici.