037 – Monaco (Oliba): “Trovare strumenti efficaci per ridurre la distanza tra pazienti, clinici, istituzioni e industria”

The NCD
Partnership

Alessandro Monaco
Alessandro Monaco

Una piattaforma digitale creata da Viatris e Oliba sul tema delle malattie croniche non trasmissibili per mettere in contatto pazienti, clinici, istituzioni, industria. È The NCD Partnership e noi abbiamo approfondito l’argomento con Alessandro Monaco di Oliba. La team leadership ha visto coinvolti anche Franco Mondello, Thrombosis and CVD Regional Medical Director, Viatris e Shaantanu Donde, Head of Medical Affair, Viatris

Come è nata l’idea di realizzare questo progetto?
All’inizio della pandemia di COVID-19 i sistemi sanitari e assistenziali pubblici in tutto il mondo si sono concentrati sul controllo della trasmissione di SARS-CoV-2 e sul trattamento delle complicanze della malattia COVID-19. Tuttavia, l’impatto a breve e lungo termine della pandemia sui pazienti con malattie non trasmissibili (NCD) è stato ampiamente trascurato. Oliba e Viatris hanno sviluppato una piattaforma virtuale in cui le parti interessate (pazienti, clinici, istituzioni, industria…) potessero incontrarsi per discutere le esigenze in evoluzione dei pazienti con NCD durante la pandemia e oltre. L’iniziativa nasce dalla necessità di abbattere le barriere che i pazienti con NCD hanno dovuto affrontare durante la pandemia facendo leva sulla rete di gruppi di pazienti e di operatori sanitari uniti per fornire soluzioni basate sull’evidenza con impatto positivo sulla salute degli individui.

A chi si rivolge il vostro progetto?
Il progetto si rivolge a pazienti con patologie croniche non trasmissibili e ha l’obiettivo di indirizzare in maniera multidisciplinare le esigenze derivanti dall’isolamento.

Potrebbe descriverlo brevemente?
Riunendo esperti del settore con professionisti della sanità pubblica e specialisti accademici, abbiamo cercato di affrontare in maniera multidisciplinare tutti gli aspetti del percorso di un paziente, dalla prevenzione delle malattie non trasmissibili alla gestione clinica e farmacologica. Volevamo fornire soluzioni di utilizzo immediato per intercettare i problemi in rapida evoluzione che i pazienti con NCD hanno dovuto affrontare nelle diverse fasi della pandemia. Poiché le malattie non trasmissibili aumentano con l’età, i pazienti, spesso anziani, possono avere limitazioni fisiche, cognitive o sensoriali che potrebbero influire sulla loro capacità di partecipare a riunioni virtuali. Pertanto, abbiamo esaminato la letteratura scientifica alla ricerca di prove, parlato con esperti di NCD e discusso direttamente con i gruppi di difesa dei pazienti per identificare metodi adeguati per assicurarci di poter includere la loro prospettiva.

Che risultati avete o volete raggiungere?
In collaborazione con il progetto EIP-AHA della Commissione Europea e Viatris (nata dalla unione tra Mylan ed Upjohn, una divisione di Pfizer), Oliba ha risposto rapidamente a queste esigenze urgenti creando una partnership NCD multi-istituzionale che ha coinvolto l’industria, i decisori politici, gli operatori sanitari, i gruppi di patient advocacy, gli operatori sanitari e i ricercatori in ambito di NCD incentrandosi su tre progetti interconnessi con risultati concreti:

  • Opinion paper degli esperti che evidenzia i rischi della pandemia, dei blocchi e di altre misure di salute pubblica sui pazienti con NCD
  • Advisory board virtuale multidisciplinare incentrate sui pazienti con NCD
  • Advisory Board con Patient Advocacy group per empowerment dei pazienti

Cosa pensa ci sia ancora da fare in questo ambito?
I tre progetti nelle attività di partenariato NCD del 2020 hanno identificato diverse priorità e necessità chiave per i pazienti con NCD, tra cui: sviluppare best practices per il paziente; produrre strumenti pratici per guidare gli individui all’informazione scientifica e all’empowerment con terminologia non specialistica; co-sviluppare soluzioni digitali con il paziente, con criteri chiari e trasparenti su ciò che costituisce una soluzione sicura ed efficace; adattare gli strumenti sanitari digitali già esistenti, modificati in base ai diversi contesti e alle diverse tipologie ed esigenze di pazienti, compreso il deterioramento cognitivo e sensoriale; migliorare l’alfabetizzazione sanitaria digitale (programmi di formazione, istruzione, strumenti focalizzati su specifici gruppi di pazienti e persone con bisogni specifici).

Qual è l’aspetto principale della Patient Advocacy che sarà più importante secondo lei nei prossimi anni?
Trovare strumenti efficaci per ridurre la distanza tra pazienti, clinici, istituzioni ed industria ottimizzando i percorsi di prevenzione e presa in carico promuovendo la decentralizzazione dei servizi sanitari senza compromettere il rapporto medico-paziente.



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