308 – Cosentino (Medtronic): “Collaborazione tra industria e comunità scientifica fondamentale per migliorare l’outcome clinico”


Sviluppare delle raccomandazioni di pratica clinica sulla gestione della fistola e garantire migliori standard di cura in fase post operatoria. Così nasce il Progetto OBTA – Obesity Best Treatment to be adopted, sviluppato da Medtronic nell’ambito della chirurgia contro l’obesità. Ne abbiamo parlato con Adriana Cosentino Disease State Manager Obesity Italia, da cinque anni impegnata nella lotta all’obesità.

Come è nata l’idea di realizzare questo progetto?
In Italia il 10% della popolazione è obesa o in sovrappeso. Uno dei trattamenti efficaci per la gestione dell’obesità è l’intervento di chirurgia bariatrica. Ogni anno circa 25.000 pazienti vengono trattati chirurgicamente. Negli ultimi decenni, grazie all’introduzione di procedure laparoscopiche, la chirurgia dell’obesità è diventata più sicura e meno invasiva e nel 95-97% dei casi non presenta complicanze. Esiste tuttavia, come in tutti gli interventi, una percentuale di rischio molto bassa, circa il 3%. Una delle complicanze che colpisce tutti i tipi di chirurgia è la fistola che, se non trattata tempestivamente e in modo adeguato, può portare a conseguenze irrimediabili. Nonostante i tassi di questa complicanza si attestino tra lo 0 e l’8%, periodicamente sui giornali si legge “muore per dimagrire” con un effetto negativo e di sfiducia nei confronti di questo trattamento per l’obesità. Nasce così il Progetto OBTA – Obesity Best Treatment to be adopted volto a sviluppare delle raccomandazioni di pratica clinica sulla gestione della fistola e garantire migliori standard di cura.

A chi si rivolge il vostro progetto?
Il progetto si rivolge alla comunità scientifica. In particolare agli operatori sanitari coinvolti nella gestione della fistola, una delle complicanze più temibili della chirurgia dell’obesità. In particolare vogliamo parlare a chirurghi generali e d’urgenza, radiologi interventisti ed endoscopisti.

Ce lo può descrivere brevemente?
Il progetto, ha individuato un gruppo di lavoro di 18 chirurghi esperti del settore provenienti da tutta Italia composto da chirurghi bariatrici, generali e d’urgenza, radiologi interventisti ed endoscopisti, con l’obiettivo di definire un documento sulla gestione della fistola, la maggiore complicanza della chirurgia bariatrica. Il documento è stato revisionato da altri esperti e sottoposto alla società scientifica mondiale dell’obesità per approvazione e pubblicazione (IFSO International Federation for the Surgery of Obesity and Metabolic Disorders) per essere poi condiviso attraverso un learning pathway dedicato.

Che risultati avete o volete raggiungere?
OBTA ha consentito di sviluppare linee guida con grandi benefici di trattamento per i pazienti che hanno sviluppato una complicanza a seguito di un intervento di chirurgia bariatrica. In particolare migliore inquadramento della complicanza e quindi migliori outcome clinici con una rapida ripresa del paziente, e una riduzione dei costi di degenza con conseguente abbattimento dei costi sul sistema. Abbiamo osservato inoltre una forte sinergia tra membri del gruppo di lavoro che hanno espresso il desiderio di lavorare su nuove tematiche legate all’obesità permettendoci così di sviluppare in futuro altri interessanti e innovativi progetti sul tema.

Cosa pensa ci sia ancora da fare in questo ambito?
OBTA ha riscontrato grande interesse da parte dei clinici e delle Società Scientifiche. La gestione della complicanza assume un ruolo fondamentale per il paziente e per il Sistema. È per questo che abbiamo sviluppato progetti formativi attraverso, ad esempio, corsi di formazione rivolti a tutti gli ospedali con un reparto di chirurgia bariatrica e/o chirurgia d’urgenza. Il primo corso, in collaborazione con una Società Scientifica è già partito in 12 centri. Vorremmo inoltre creare una rete di ospedali specializzati nella gestione della fistola e avviare un’attività di comunicazione rivolta ai pazienti sull’importanza della gestione di questa complicanza. In particolare sui rischi e sull’importanza del centro a cui rivolgersi.

Qual è l’aspetto principale della Scientific Collaboration che sarà più importante secondo lei nei prossimi anni?
La collaborazione tra industria e comunità scientifica assume un ruolo fondamentale nello sviluppo di progettualità volte a migliorare l’outcome clinico e ad aumentare l’accesso alla cura dei pazienti. L’implementazione di protocolli condivisi in grado di efficientare il percorso paziente e gestire al meglio le complicanze, consente di diminuire notevolmente l’impatto negativo sul sistema da un punto di vista organizzativo a beneficio dei pazienti. Ruolo importante in questo percorso è affidato agli esperti della comunicazione che hanno il dovere di informare gli stakeholder e i pazienti su nuovi strumenti/percorsi che possano garantire migliori standard di cura.