307 – Pagliusi (Medtronic): “Partire dall’attuale sottoutilizzo della metodica per dimostrare che un approccio diverso porterebbe benefici a pazienti e sistema sanitario”

 

 

Cercare di sensibilizzare opinione pubblica e decisori istituzionali all’utilizzo della capsula endoscopica, tecnologia scarsamente utilizzata forse anche a causa delle difformità regionali su territorio nazionale. Ne abbiamo parlato con Umberto Pagliusi che in veste di Marketing Program Manager EMEA (distaccato per questo progetto all’Italia), ha seguito personalmente il progetto. Il team italiano di Divisione, guidato da Marco Ferrari, Country Sales Manager, ha organizzato e gestito l’evento RAVE, tenutosi nel gennaio 2020, che ha rappresentato il fulcro dell’iniziativa. Maria Enrica Orlandi, Senior Communications Specialist, ha invece fornito la competenza e il supporto in termini di PR.

 

Come è nata l’idea di realizzare questo progetto?

Il progetto nasce dalla consapevolezza che la metodica, benché considerata da anni gold standard dalle linee guida, non trova in Italia un’adozione paragonabile a quella di altri paesi europei e nemmeno omogenea su tutto il territorio nazionale, creando notevoli disparità di accesso per i pazienti. La causa principale deve essere rinvenuta nella mancanza di un rimborso omogeneo in tutte le Regioni, benché la procedura fosse inserita nella revisione dei LEA del 2017, come sappiamo mai resa effettiva, e benché esistano dati di costo-efficienza tali da suggerirne la tariffazione.

A chi si rivolge il vostro progetto?

Il target è duplice: da un lato, l’idea è quella di trasmettere la consapevolezza maturata tra gli specialisti al sistema sanitario in senso più ampio, quindi a interlocutori diversi da quelli clinici, sperando di riuscire nell’impresa soprattutto con i livelli decisionali adeguati a cambiare l’attuale indirizzo. Ciò non può naturalmente prescindere dalla collaborazione dei clinici come detto già convinti, anzi essi stessi promotori, dell’iniziativa. Dall’altro, riteniamo che la cassa di risonanza dei mass media, anche generalisti, possa avvicinare alla tematica l’opinione pubblica, sempre utile in progetti di questo tipo.

Ce lo può descrivere brevemente?

Il progetto è quello di usare le periodiche riunioni tra utilizzatori della capsula endoscopica, tecnologia certamente dotata di immediato appeal per l’opinione pubblica e per i media, quale volano per portare la problematica dello scarso utilizzo per ragioni meramente amministrative all’attenzione di tutti, e soprattutto di chi sarebbe in grado di modificare questa situazione. La speranza è che i chiari messaggi elaborati e veicolati nel corso delle riunioni in merito ai benefici per l’intero sistema di un’adozione più diffusa possano spingere i decisori perlomeno ad approfondire i dati di evidenza alla base di quei messaggi. Dal punto di vista della comunicazione, si tratta quindi di declinare i contenuti degli esperti in messaggi adatti a stimolare la riflessione in ambiti diversi da quelli in cui sono stati elaborati e di veicolarli in modo adatto a raggiungere i target.

Che risultati avete o volete raggiungere?

Partire da una riflessione seria sull’attuale sottoutilizzo della metodica, basata sul contributo di clinici, per dimostrare che un approccio diverso porterebbe benefici ai pazienti e vantaggi per il sistema sanitario: la classica win-win situation, come peraltro dimostrato dall’esperienza concreta di alcune regioni.

Cosa pensa ci sia ancora da fare in questo ambito?

È probabilmente necessario declinare il messaggio con contenuti personalizzati per un maggior numero di tipologie di interlocutore, affinando in particolare quello rivolto ai potenziali pazienti.

Qual è l’aspetto principale del Communication&PR che sarà più importante secondo lei nei prossimi anni?

Dare continuità a questa attività, e fornire evidenza del fatto che il percorso proposto è guidato dai clinici e non dall’industria. In questo senso noi ci proponiamo esclusivamente come compagni di viaggio, magari come esperti del modo migliore di presentare un caso vincente, ma mai come protagonisti. E questo non per malcelato utilitarismo, ma perché siamo convinti che questo sia il ruolo dell’industria in questo tipo di processo.