270 – Di Rubbo (GSK Italia): “I progressi non sono per forza rappresentati da un nuovo farmaco, potrebbero essere ottenuti con un utilizzo diverso di ciò che abbiamo oggi”


Uno studio volto a capire i reali benefici per i pazienti con BPCO dell’assunzione di una triplice terapia (ICS LABA LAMA) in un’unica soluzione, rispetto alle due classi di farmaci (ICS LABA e LABA LAMA) finora utilizzati nella cura. È IMPACT, studio di GSK definito landmark study. Abbiamo approfondito l’argomento con Alessandra Di Rubbo Launch Lead Trelegy in GSK Italia

Come è nata l’idea di realizzare questo progetto?
L’IMPACT è stato definito un landmark study. Un landmark study è uno studio epocale, che cambia la storia. Le scoperte scientifiche sono a volte inaspettate quanto dirompenti. Si tratta di cercarle, di non aver paura a farlo, come diceva Karl Popper. GSK ha voluto mettere in gioco competenze e investimenti per capire quanto fossero e se ci fossero benefici per il paziente nell’assunzione di una triplice terapia (ICS LABA LAMA) in un’unica soluzione, rispetto alle due classi di farmaci (ICS LABA e LABA LAMA) finora utilizzati nella cura della BPCO. E l’ha fatto su oltre 10 mila pazienti, il più grande trial mai realizzato in ambito respiratorio. Non solo. L’ha fatto mettendo a confronto le proprie molecole di queste classi. Un azzardo? Certo. Ma i risultati ci hanno dato ragione sui benefici e, come dicevo prima, il passo avanti è stato clamoroso. Per la prima volta una terapia per la BPCO ha dimostrato di avere effetti anche sulla mortalità.

A chi si rivolge il vostro progetto?
Ai pazienti, in primo luogo. Sono loro i destinatari di ogni progresso scientifico. Poi i medici, gli specialisti in pneumologia, con i quali abbiamo un dialogo aperto e una condivisione d’intenti da oltre 50 anni. Uno dei compiti dell’industria è di impostare le ricerche andando oltre gli unmet needs, che significa allargare il campo visivo per guardare non il singolo bisogno ma l’intero contesto. Il dialogo con gli specialisti da una parte, gli unmet needs dall’altra, insieme ad una visione del paziente inteso come persona, con le sue caratteristiche fisiopatologiche, ci hanno consentito di vedere per esempio che non era più possibile pensare ad un’unica terapia per tutti, che era necessario per curare al meglio i pazienti passare dal concetto di one fits all alla target therapy, la terapia personalizzata, come è avvenuto in oncologia.

Ce lo può descrivere brevemente?
È uno studio di 52 settimane (N = 10,355) che ha confrontato fluticasone furoato, umeclidinio e vilanterolo (FF/UMEC/VI 92/55/22 microgrammi) con fluticasone furoato/vilanterolo 92/22 microgrammi (FF/VI) e umeclidinio/vilanterolo 55/22 microgrammi (UMEC/VI). È il primo studio che consente il confronto diretto tra le 3 classi di combinazione più comunemente utilizzate nella BPCO (triplice terapia inalatoria, LAMA/LABA e ICS/LABA) somministrate con una singola dose giornaliera, utilizzando lo stesso inalatore e chiarendo il loro rispettivo uso. È stato disegnato per rappresentare in modo realistico la pratica clinica quotidiana, in termini di: periodo di run-in, trattamenti farmacologici al basale e comorbidità. Uno dei punti di forza dello studio è il periodo di run-in in aperto di 2 settimane in cui i pazienti potevano continuare a prendere i loro farmaci per la BPCO, approccio che riflette quello applicato nella pratica clinica quando vengono apportate modifiche al trattamento farmacologico. L’IMPACT è stato progettato per essere il più possibile permissivo per quanto riguarda l’inclusione di pazienti con alcune comorbidità (malattia cardiovascolare, diabete oppure storia precedente di asma) al fine di consentire una valutazione della sicurezza che fosse più rappresentativa della popolazione target rispetto a quanto spesso osservato negli studi clinici. Come detto è il primo studio a mostrare prospetticamente un beneficio di mortalità per qualsiasi trattamento farmacologico nella BPCO. In particolare la mortalità per tutte le cause era significativamente inferiore con i regimi che comprendevano il glucocorticoide fluticasone furoato per via inalatoria (triplice terapia e fluticasone furoato-vilanterolo) rispetto ad umeclidinio-vilanterolo.

Che risultati avete o volete raggiungere?
Oltre a quelli già elencati, sono ora in corso analisi post hoc dell’IMPACT per verificare ulteriori benefici a distanza di tempo, e non solo sulla mortalità.

Cosa pensa ci sia ancora da fare in questo ambito?
Credo ci sia bisogno prima di tutto di continuare a studiare. C’è inoltre estremo bisogno di questo tipo trial, anche se non è facile, visto i costi. La classe medica ha però il dovere di perseguire quella che Aristotele chiamava meraviglia: non accontentarsi, non fermarsi e mettere in discussione quanto si è ottenuto. I progressi non sono per forza rappresentati da un nuovo farmaco, ma potrebbero essere ottenuti da nuove combinazioni, da un utilizzo diverso di quello che abbiamo oggi a disposizione, in ragione della malattia, delle condizioni del paziente e di altre variabili, che vanno approfondite, discusse, osservate.

Qual è l’aspetto principale della Scientific Collaboration che sarà più importante secondo lei nei prossimi anni?
I progressi sono frutto di studio, di confronto, di dialogo, anche di scontro. Credo che il dovere principale dei clinici sia di riappropriarsi della propria capacità decisionale, che ha come linee guida e obiettivo il paziente e la sua salute. Le aziende devono fare la loro parte, sapendo che il profitto è una variabile importante, ma che la salute è quella fondamentale. GSK ha l’esperienza, la tradizione, la storia, la consapevolezza – e l’IMPACT l’ha dimostrato – che la strada è una soltanto e il punto di partenza e di arrivo è il paziente, che va aiutato, seguito e, dove è possibile, guarito.