207 – Zilocchi (Sanofi Genzyme): “Serve sviluppare strategie per superare la resistenza ai trattamenti attuali grazie a nuovi approcci terapeutici”

Chiara Zilocchi

Innovazione terapeutica
per il tumore della pelle

Un anticorpo monoclonale in grado di fornire una risposta efficace per un tumore della pelle tra i più aggressivi e potenzialmente fatale: il carcinoma cutaneo squamocellulare metastatico o localmente avanzato. Stiamo parlando di Cemiplimab terapia realizzata da Sanofi Genzyme e di cui abbiamo parlato con Chiara Zilocchi Medical Lead Oncologia/Ematologia. Il progetto è portato avanti da un team cross funzionale composto anche da Davide Dondi (Medical Manager Oncologia), Simona Rossi (Product Manager Cemiplimab), Paolo De Vidi (Commercial Lead Cemiplimab), Walter Mei (Market Access Lead Oncologia) e Massimo Verdilio (Franchise Head Oncologia/Ematologia).

Qual è l’impegno della sua azienda in questa area terapeutica?
Sanofi, tramite la propria divisione specialty care Sanofi Genzyme, è da sempre impegnata nella ricerca e sviluppo di terapie all’avanguardia per i pazienti affetti da tumori solidi o del sangue e ha messo a disposizione nel tempo diversi trattamenti diventati punto di riferimento per le terapie oncologiche. L’impegno dell’azienda si concentra oggi su quattro aree principali: carcinomi cutanei, tumori del sangue, cancro al seno e tumore al polmone. Due gli approcci principali: immuno-oncologia e oncologia molecolare.

A chi si rivolge il vostro prodotto?
Cemiplimab, anticorpo monoclonale anti-PD-1, è indicato nei pazienti affetti da carcinoma cutaneo squamocellulare (CSCC) metastatico o localmente avanzato non eleggibili a trattamento curativo con radioterapia o chirurgia. 

Perché ritiene sia innovativo?
I pazienti con CSCC avanzato hanno una prognosi infausta, con un’aspettativa di vita inferiore all’anno e notevoli ripercussioni anche sulla qualità della vita. Le lesioni da CSCC avanzato sono sfiguranti e dolorose, con un impatto negativo non solo per chi ne è affetto, ma anche per chi se ne prende cura. Per questa fase di malattia non esistevano terapie efficaci fino alla disponibilità di Cemiplimab. L’anticorpo sfrutta una caratteristica precisa del CSCC: l’altissima frequenza di mutazione tumorale (mediamente indotta dal danno cronico della pelle) che dà origine ad antigeni potenzialmente riconoscibili da parte del sistema immunitario del paziente. Cemiplimab toglie il freno che impedisce al sistema immunitario di riconoscere il tumore, agendo rapidamente e permettendo così a molti pazienti di ottenere un beneficio duraturo e, in una percentuale importante, anche una risposta completa. Cemiplimab è il primo trattamento immunoterapico approvato in grado di fornire una risposta efficace per un tumore della pelle tra i più aggressivi e potenzialmente fatale.

Che risultati avete o volete raggiungere?
L’immunoterapia con Cemiplimab è stata studiata per essere somministrata quando il paziente non è guaribile con chirurgia o radioterapia. L’identificazione di questa esatta finestra terapeutica è di primaria importanza per massimizzare l’efficacia di Cemiplimab, evitando che venga impiegato in una fase troppo tardiva di malattia. Il CSCC avanzato è una patologia gestita da diversi specialisti: fondamentali sono la multidisciplinarità e l’aggiornamento scientifico, per individuare e intervenire durante la corretta finestra terapeutica. Il team di Sanofi Genzyme dedicato a Cemiplimab sta lavorando dal 2019 per divulgare i dati scientifici del farmaco, attraverso differenti modalità educazionali e molteplici canali, nonché per far incontrare e dialogare i diversi specialisti, al fine di migliorare il percorso di diagnosi e cura dei pazienti.

Quali ritiene siano gli unmet needs di questa area terapeutica?
I tumori cutanei come il CSCC rappresentano circa il 20% di tutte le forme non melanoma, ma sono ancora poco conosciuti e molto sottovalutati. Complice l’età media dei pazienti che, nelle fasi avanzate supera i 70 anni, il fatto che molti provengano da zone rurali, siano soli e non possano spostarsi oppure siano ospitati in RSA, spesso la diagnosi è tardiva e i controlli non regolari. Fondamentale è, quindi, migliorare la conoscenza di queste forme tumorali ed educare alla prevenzione. Tra le sfide del futuro, emergono lo sviluppo di strategie per superare la resistenza ai trattamenti attuali (circa il 50% dei pazienti non risponde all’immunoterapia) grazie a nuovi approcci terapeutici, effettuare studi anche in fase più precoce di malattia e mantenere alta l’attenzione, specie tra i soggetti più a rischio.