201 – Team AstraZeneca: “Promuovere sempre la costruzione di percorsi di oncologia di precisione”

Martina Bellini
Elisa Pastore
Simone Brivio
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Innovazione terapeutica nei tumori PARP-dipendenti

Una innovazione terapeutica per la cura del tumore ovarico in stadio avanzato con mutazione BRCA. A realizzarla è AstraZeneca e ne abbiamo parlato con Martina Bellini, Sr Medical Advisor & MSL Manager Breast Cancer, Elisa Pastore, Local Study Manager SMM e Simone Brivio, Junior Medical Advisor Gynecological/Breast Cancer

Qual è l’impegno della sua azienda in questa area terapeutica?
Le alterazioni nei geni BRCA sono responsabili del 20-30% dei casi di tumore ovarico epiteliale (uno dei “big killers” tra le neoplasie ginecologiche) e di circa il 5% dei casi di tumore della mammella (il tumore più frequentemente diagnosticato nelle donne in Italia). Una prevalenza di mutazione pari circa al 10% è stata riportata anche per il tumore del pancreas e della prostata. Olaparib inibisce l’enzima PARP, favorendo così la formazione di danni a carico del DNA, che non vengono adeguatamente riparati in cellule con mutazioni BRCA. Con Olaparib, l’obiettivo di AstraZeneca è quello di promuovere la costruzione di percorsi di oncologia di precisione, che consentano di migliorare gli outcome dei pazienti con tumori PARP-dipendenti. Ad oggi, sono ben sei gli studi di fase 3 randomizzati che hanno indagato l’impiego di Olaparib in tumori PARP-dipendenti e hanno raggiunto l’endpoint primario.

A chi si rivolge il vostro prodotto?
Olaparib in monoterapia è attualmente rimborsato dal SSN per:

  • il trattamento di mantenimento di pazienti con carcinoma ovarico avanzato, BRCAm, in risposta dopo il completamento della chemioterapia di prima linea a base di platino;
  • il trattamento di mantenimento di pazienti con recidiva platino-sensibile di carcinoma ovarico, BRCAm, in risposta all’ultima linea di chemioterapia a base di platino.
  • il trattamento di pazienti con cancro della mammella metastatico triplo negativo e con mutazioni BRCA nella linea germinale, precedentemente trattati con antraciclina, taxano e platino.

Perché ritiene sia innovativo?
Lo studio SOLO-1 è stato il primo studio clinico a dimostrare che le pazienti con carcinoma ovarico in stadio avanzato BRCA-mutato possono essere trattate con intento curativo. Più recentemente, i risultati dello studio PAOLA-1 in pazienti il cui tumore presenta un difetto di ricombinazione omologa, hanno identificato un’ulteriore popolazione di pazienti con nuova diagnosi di malattia che può ottenere un beneficio da Olaparib. Nel complesso, i risultati di questi trial clinici hanno quindi drasticamente migliorato lo scenario terapeutico per queste pazienti. A questi, si aggiungono poi i risultati positivi degli studi OlympiAD/OlympiA (tumore della mammella), POLO (tumore del pancreas) e PROfound (tumore della prostata), che complessivamente dimostrano in maniera inequivocabile la coerenza di efficacia di Olaparib nei tumori PARP-dipendenti.

Che risultati avete o volete raggiungere?
Il 6 giugno, al congresso ASCO, sono stati presentati i risultati dello studio OlympiA, che ridefiniranno il trattamento del tumore mammario in stadio precoce in pazienti portatori di una mutazione BRCA, rafforzando la necessità di testare precocemente i pazienti con tumore della mammella per assicurare che ciascuno riceva il miglior trattamento possibile. Lo studio di fase III PROpel sta invece valutando Olaparib in combinazione con abiraterone nel trattamento in prima linea dei pazienti con tumore della prostata metastatico resistente alla castrazione; i risultati dello studio verranno presentati nei prossimi mesi. Altri promettenti studi sono attualmente in corso per valutare l’impiego di Olaparib in combinazione con altre terapie in aree terapeutiche ad elevato bisogno clinico.

Quali ritiene siano gli unmet needs di questa area terapeutica?
Circa l’80% delle pazienti affette da tumore ovarico epiteliale ricevono la diagnosi quando la malattia è in stadio avanzato. Lo standard di cura per queste pazienti è stato rappresentato per molti anni dalla sola chemioterapia a base di platino, eventualmente associata al farmaco anti-angiogenico bevacizumab. In questo scenario, circa il 70% delle pazienti sviluppava una recidiva di malattia entro tre anni dal trattamento di prima linea e il tasso di sopravvivenza a cinque anni non superava il 40%. Olaparib ha colmato il bisogno terapeutico insoddisfatto di queste pazienti, dimostrando di procurare un vantaggio di sopravvivenza libera da progressione a lungo termine nelle pazienti con mutazione BRCA, e confermandosi come efficace terapia di mantenimento in associazione a bevacizumab nelle pazienti il cui tumore presenta instabilità genomica.