196 – Ariatti (Takeda): “Fondamentale dare centralità al paziente, incrementando l’efficacia complessiva dell’organizzazione”

 

Creare omogeneità nei percorsi di cura dedicati ai pazienti con malattia rara e consolidare la partnership tra ospedale e territorio. Da questo presupposto ha preso il via il progetto di Takeda destinato a migliorare le modalità di accesso ai servizi ed ai trattamenti clinici dei pazienti. Ne abbiamo parlato con Pier Luigi Ariatti, Regional Value Access Manager di Takeda.

Come è nata l’idea di realizzare questo progetto?
Nell’attuale momento storico, caratterizzato da una significativa riduzione delle risorse e dal generale invecchiamento della popolazione, diventa indispensabile individuare specifiche Reti Assistenziali ed i relativi Percorsi Diagnostico-Terapeutici per un’ottimale gestione dei pazienti, in particolare affetti da malattie rare. La risposta ai bisogni dei cittadini è fondamentale per dare centralità al paziente, incrementando l’efficacia complessiva dell’organizzazione con attenzione al rapporto tra costi dei servizi e ritorno in termini di salute.

A chi si rivolge il vostro progetto?
È importante coinvolgere i medici delle varie organizzazioni, Medici di Direzione Generale e Sanitaria Ospedali e Territorio, Governo Clinico, HTA, Medici dei Distretti, Farmacisti Territoriali ed Ospedalieri, pazienti e Coordinamenti Regionali delle MR, rendendoli consapevoli e responsabili di questi processi, incrementando l’efficacia complessiva dell’organizzazione.

Ce lo può descrivere brevemente?
Bisognava individuare i reali bisogni, intesi come crescita culturale e superamento delle barriere ideologiche, sviluppando un nuovo modello culturale ed assistenziale integrato, per l’approccio alle sfide del futuro da parte dell’organizzazione, ora più che mai importante per un approccio globale volto al singolo, utilizzando tecnologia innovativa. Abbiamo quindi individuato alcune Regioni, come l’Emilia Romagna, le Marche, il Veneto, differenti come visione politica e gestionale della Sanità. A questo è seguita una collaborazione con ANMDO, CARD e l’Istituzione Regionale, per l’organizzazione di corsi sui PDTA e Convegni che riprendessero ed approfondissero i temi affrontati. Abbiamo poi dato vita ad una serie di eventi concatenati tra loro:

  • Corsi dedicati a numero chiuso
  • Inserimento interlocutore locale/ Regionale per MR e Coordinamento Regionale MR
  • Coinvolgimento delle Società Scientifiche referenti del territorio e dell’ospedale nell’ottica della continuità assistenziale come ANMDO e CARD.
  • Collaborazione con soggetti Istituzionali, ambito universitario, con possibili ulteriori sviluppi (corsi dedicati a DG/ DS per Programmazione e Pianificazione), sempre come focus principale il bene comune, espresso in “salute” come risposta al bisogno.
  • Infine Takeda come partner Istituzionale, “Format uguale per Regioni diverse”, estendibile a più Regioni a seconda dei bisogni espressi.

Che risultati avete o volete raggiungere?
L’obiettivo del Progetto è di fornire “omogenei iter di cura per tutti” migliorando le modalità di accesso ai servizi e ai trattamenti clinici dei pazienti, in particolare per il cittadino con Malattia Rara. Creare una Rete Assistenziale Integrata, superando i PDTA per Patologie Rare e complesse. Formazione di Gruppi di lavoro per costruire una rete attiva nella crescita culturale e per la disseminazione dei concetti espressi durante il corso, diviso in due sessioni diverse a distanza di qualche mese, come è accaduto ad esempio in Veneto. Pubblicazione di PDTA, e monitoraggio dei risultati post, creando in futuro piattaforme dove condividere risultati e finalità, riducendo ad esempio tempi morti e distanze. A seguito dei singoli eventi è prevista la pubblicazione di Position Paper su riviste indicizzate, specialistiche e non, per dare evidenza ai risultati. Il Format è applicabile ad ambienti e culture diverse con l’intento di convergere sul modello condiviso descritto in favore del cittadino utente; in questo modo si potrà creare un modello replicabile.

Cosa pensa ci sia ancora da fare in questo ambito?
Creare maggior consapevolezza sul cambiamento, anche alla luce dell’attuale pandemia di Covid-19, che potrà diventare un volano per il cambiamento, dando risposte concrete al cittadino-utente

Qual è l’aspetto principale del Communication & PR che sarà più importante secondo lei nei prossimi anni?
Migliorare la digitalizzazione e la semplificazione dei processi. Non lasciare indietro nessuno, dando valore ai bisogni espressi “e non”. Accesso ai sistemi condivisi. Implementare il partenariato pubblico/privato in totale trasparenza per condividere il bene comune: la salute.