176 – Collatina (Baxter): “Integrazione delle piattaforme, riconoscibilità delle fonti, un’interazione costante, gli elementi chiave della comunicazione”



Cercare di soddisfare un bisogno irrisolto per il bene dei pazienti oncologici. È questa l’idea alla base del progetto Nutrizione in Oncologia (NiO), realizzato da Baxter e pensato per creare una cultura comune sul tema della nutrizione nel paziente con tumore. Il progetto ha visto la collaborazione del Team Comunicazione, Market Access/Advocacy e Medical e Marketing and Homecare Development di Baxter Italia. Ne abbiamo parlato con Stefano Collatina, Country Head Baxter Italia

Come è nata l’idea di realizzare questo progetto?
Sono ormai numerosi gli studi che attestano l’alta percentuale di legame causa-effetto tra la qualità e la durata della vita e lo stato di nutrizione del paziente oncologico. In un ampio studio retrospettivo italiano, che ha analizzato quasi il 10% della popolazione italiana utilizzando i database amministrativi delle aziende sanitarie pubbliche, si è osservato che i pazienti neoplastici che effettuavano terapia nutrizionale presentavano una sopravvivenza maggiore rispetto a quelli che non la effettuavano. I risultati sono stati presentati al congresso europeo di oncologia (ESMO) e sono stati pubblicati per esteso a febbraio 2020 su “Therapeutic Advances in Medical Oncology” insieme con gli stessi dati ottenuti in Francia e Germania. Numeri che mostrano come la maggior parte dei pazienti oncologici viva una condizione nutrizionale che non favorisce l’adesione alle cure, anzi la peggiora. Un corretto apporto nutrizionale consente invece al paziente una migliore salute e una migliore adesione alle cure, allungando l’aspettativa e la qualità di vita. Ma non basta. È necessario disegnare un percorso unico di governance del paziente dall’ospedale al territorio a garanzia della continuità terapeutica e della sicurezza. Dall’esperienza Baxter nel campo della nutrizione parenterale domiciliare, dalla necessità del sistema sanitario nazionale e grazie alla collaborazione tra società scientifiche e associazioni pazienti, è nato il progetto Nutrizione in Oncologia (NiO): un approccio integrato che coinvolge a 360 gradi pazienti, medici, servizio sanitario nazionale e opinione pubblica per sensibilizzare sull’importanza dell’approccio nutrizionale integrato alle terapie oncologiche.

A chi si rivolge il vostro progetto?
Il progetto di comunicazione si rivolge a tutti gli stakeholder che ruotano intorno al percorso del paziente partendo dal settore ospedaliero medico – oncologi e nutrizionisti – delle professioni sanitarie e di farmacisti passando poi al territorio coinvolgendo anche le associazioni dei pazienti, le società scientifiche e i giornalisti.

Ce lo può descrivere brevemente?
Il progetto di Comunicazione e Accesso sulla Nutrizione in Oncologia ha realizzato nel triennio 2016-2019 una serie di importanti iniziative. Abbiamo raccolto e chiamato a collaborare la società scientifica Aiom-Sinpe e la Favo che già avevano espresso la necessità di creare un tavolo di lavoro sul tema della Nutrizione in Oncologia. Sono stati organizzati eventi stampa nazionali e internazionali e poi nel 2019 è nata la prima rivista medico scientifica dedicata al tema. Un’esperienza straordinaria di coinvolgimento, collaborazione e condivisione.

Che risultati avete o volete raggiungere?
Il nostro obiettivo è quello di favorire l’accesso alle terapie per i pazienti e garantire che possano ricevere un’assistenza completa partendo dallo screening nutrizionale alla diagnosi della malattia oncologica, alla attivazione tempestiva della terapia nutrizionale artificiale di supporto e, quando necessario, la continuazione in sicurezza della terapia nutrizionale a domicilio attraverso un modello integrato di cura di alta qualità. Oggi sono diverse le best practice in Italia implementate in diverse strutture cliniche nel trattamento dei pazienti oncologici con approccio nutrizionale integrato. Abbiamo contribuito a cambiare il paradigma della gestione della terapia nutrizionale per i pazienti oncologici, attraverso anche la proposta di progetti volti a realizzare nuovi modelli di Value based approach.

Cosa pensa ci sia ancora da fare in questo ambito?
C’è ancora molto da fare. Oggi non abbiamo ancora raggiunto una equità di accesso alla terapia nutrizionale parenterale sia in ospedale che sul territorio a casa dei pazienti. Manca quindi una normativa nazionale che garantisca non solo l’accesso a tutti i pazienti ovunque essi risiedano ma soprattutto che definisca i livelli di servizio a garanzia di un percorso completo di qualità e sicurezza. Siamo pronti a continuare ad accettare questa importante sfida per contribuire con progetti di partnership pubblico/privato.

Qual è l’aspetto principale del Communication&PR che sarà più importante secondo lei nei prossimi anni?
La nuova frontiera e principale sfida della comunicazione è quella di riuscire ad integrare tutte le voci degli stakeholder su temi chiave che riguardano l’accesso alle terapie, la prevenzione e la personalizzazione delle cure. Situazioni come quella del Covid-19 ci hanno posto difronte ad una sfida che abbiamo il dovere di cogliere. Un’integrazione delle piattaforme di comunicazione, una riconoscibilità delle fonti e un’interazione costante sono 3 elementi chiave sui quali la comunicazione e i comunicatori devono fare riferimento.