173 – Team Takeda: “HTA: uno strumento che sempre di più permette di migliorare l’assistenza sanitaria”


Il progetto promosso da Takeda, della durata di 12 mesi, ha permesso di analizzare, nella Regione Campania, il processo per il trattamento infusionale, dei pazienti con Malattia di Crohn e Colite Ulcerosa, dall’accesso al CUP, al termine dell’infusione, in 13 centri diversi. Ne abbiamo parlato con il team Takeda, composto da Gildo Spagnuolo, Regional Access Manager, Value, Patient & Access Dpt., Laura Fioravanti, Value & Access Policy Lead, Value, Patient & Access Dpt., Elda Vernellati First Line Manager Business Unit GI IBD Takeda, Giuseppe Linetti Account Specialist Business Unit GI IBD Takeda e Salvatore Cosentino Account Specialist Business Unit GI IBD Takeda.

Come è nata l’idea di realizzare questo progetto?
Il progetto nasce da una richiesta della Regione Campania a seguito di una iniziativa di formazione sull’HTA di Takeda. Più che di idea di progetto, parlerei di interesse emergente delle istituzioni verso temi di analisi economica che riguardano le realtà locali.

 A chi si rivolge il vostro progetto?
In particolare si rivolge a tre figure chiave che operano nel percorso assistenziale: il Farmacista, l’Infermiere e il Clinico dei centri per il trattamento delle Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali (MICI) presenti in 10 Aziende Sanitarie della Campania. L’utilizzo di metodologie evolute, multidisciplinari e multidimensionali, come l’HTA, possono rappresentare il punto di incontro tra il mondo della ricerca, dell’industria e delle istituzioni, per passare dalle evidenze scientifiche alle decisioni manageriali.

Ce lo può descrivere brevemente?
Il progetto ha avuto la durata di 12 mesi e ha visto coinvolti 13 team, composti da Farmacista-Medico-Infermiere, provenienti dai 13 centri arruolati. Ogni team è stato chiamato, dopo un percorso formativo, ad analizzare e valorizzare il processo della propria struttura sanitaria per il trattamento infusionale, dei pazienti con Malattia di Crohn e Colite Ulcerosa. Il percorso viene dettagliato dall’accesso al CUP fino al termine della infusione, nella sua interezza così come si realizza nella quotidianità.

Che risultati avete o volete raggiungere?
La strada da percorrere è ancora lunga ma l’obiettivo, abbastanza sfidante, è di diffondere la metodologia HTA per ottimizzare l’uso delle risorse. Crediamo in questo tipo di collaborazioni e il bisogno delle istituzioni è sempre maggiore. Credo che con questo progetto noi ci siamo riusciti, almeno parzialmente. Questa esperienza conferma che si è sulla strada giusta, ma sappiamo che l’HTA è diventato ancora di più uno strumento per migliorare l’assistenza sanitaria, permettendo di valorizzare le nuove tecnologie che garantiscono risparmi per il Sistema Sanitario Nazionale. Parlando di HTA occorre, quindi, partire dal corretto uso delle tecnologie sanitarie più adeguate alle esigenze del paziente, in un contesto sanitario che richiede sempre più cambiamenti nel campo dell’organizzazione. Noi vogliamo essere a fianco delle istituzioni in questo percorso, che spero prosegua e evolva verso un approccio olistico e volto a soluzioni value based.

 Cosa pensa ci sia ancora da fare in questo ambito?
Insistere sulla formazione di personale, al fine di aumentare le competenze nell’HTA, rappresenterebbe un passo importante nel cambio di paradigma nel percorso di produzione e fornitura del prodotto Salute in Campania. Senza dubbio prevedere un nucleo HTA operativo, o almeno un approccio HTA, all’interno delle singole realtà aziendali, che dialoghi con le strutture regionali in risposta ai dettami del nuovo Patto della Salute, rappresenterebbe una svolta importante.
Questo processo dovrà puntare a una valutazione integrata per l’introduzione di nuovi setting assistenziali, nuove tecnologie sanitarie e nuovi farmaci innovativi ad alto costo e ammodernamento tecnologico, con l’obiettivo di migliorare l’assistenza per il paziente ad un costo minore per il sistema. Non da ultimo, l’HTA, se in essere, potrebbe aiutare la valutazione anche in periodi emergenza, senza rallentare il processo assistenziale.

Qual è l’aspetto principale del Market Access che sarà più importante secondo lei nei prossimi anni?
L’azienda farmaceutica deve maturare la capacità di evidenziare e dimensionare il valore della propria proposta in termini di outcome ed efficienza per il sistema sanitario, perché è proprio il valore dell’offerta ad allontanare il payer da una logica di prezzo. Il market access deve tendere verso il Value and Access, con l’obiettivo di contribuire alla creazione di valore e diventare un partner riconosciuto dalle istituzioni sanitarie. In particolare le Real World Evidences diventano sempre più rilevanti per comprendere l’impatto delle decisioni assistenziali e il valore effettivo offerto dalle tecnologie sanitarie.