157 – Vetrugno (Novartis): “Pronti a cedere un po’ il controllo a cui siamo abituati, invitando i nostri interlocutori a partecipare attivamente alla creazione di contenuti”

Erika Vetrugno

Supportare le persone con orticaria cronica spontanea nella gestione della propria patologia. Nasce così “Cambio pelle”, progetto realizzato da Novartis grazie alla partecipazione attiva di pazienti e specialisti. Ne abbiamo parlato con Erika Vetrugno, Sr. Communications Manager in Novartis che ama comunicare la scienza in modo attivo e creativo, pensando fuori dagli schemi

Come è nata l’idea di realizzare questo progetto?
Le persone che soffrono di orticaria cronica spontanea lamentano una situazione di ansia e stress dovuta all’imprevedibilità degli attacchi e alla comparsa improvvisa dei sintomi che impattano la quotidianità sociale e lavorativa. La diagnosi, inoltre, arriva spesso in ritardo e dopo un lungo e contorto percorso anche perché spesso molti pazienti non sanno a chi rivolgersi. Crediamo che la pelle non debba essere motivo di sofferenza per nessuno, perché è possibile vivere liberi dalla malattia e dai suoi attacchi improvvisi: serve incontrare lo specialista giusto, imparare a gestire i sintomi senza farsi sopraffare e lavorare su sé stessi per riappropriarsi della propria vita. Abbiamo dunque voluto offrire uno spazio di confronto tra pazienti, informazioni e strumenti utili a gestire la malattia e instaurare un rapporto di fiducia con il proprio medico.  

A chi si rivolge il vostro progetto?
Ci rivolgiamo alle persone che presentano i sintomi dell’orticaria cronica spontanea, ma sono ancora in cerca di una risposta; ma anche a coloro che hanno trovato una risposta e vogliono sostenere con le loro esperienze gli altri pazienti.

Potrebbe descrivercelo brevemente?
“Cambio pelle” è una campagna a supporto delle persone che soffrono di orticaria cronica spontanea. Co-creata insieme a pazienti e specialisti, vuole offrire informazioni sulla patologia, consigli su come gestirla e servizi utili come il test per verificare il controllo dei sintomi e il tool di ricerca del centro specializzato. La campagna si collega inoltre a una serie di giornate informative in farmacia. Gli strumenti di comunicazione comprendono una pagina Facebook, che oggi conta oltre 15.000 iscritti, un sito web e materiali informativi presso le farmacie.

Che risultati avete o volete raggiungere?
La campagna ha colmato un gap informativo sulla patologia e ha fatto emergere l’esigenza di comunicazione e confronto tra persone con la stessa condizione. Nei primi quattro mesi di campagna la community Facebook ha raggiunto una fanbase di oltre 10.000 iscritti, tutti molto attivi. I pazienti si confrontano apertamente sulla gestione della patologia, come interpretare i sintomi, l’impatto psicologico e le soluzioni per vivere al meglio senza farsi limitare dalla malattia.

Cosa pensa ci sia ancora da fare in questo ambito?
Puntare su un’informazione sempre puntuale e corretta, contrastare la fake news e fornire ai pazienti le risposte ai tanti quesiti su una patologia così misteriosa. Oltre all’informazione, è importante offrire contenuti e servizi di valore per aiutare concretamente i pazienti nel loro percorso.

Qual è l’aspetto principale del Consumer Health che sarà più importante secondo lei nei prossimi anni?
Non parlare più di “target”, ma di “interlocutore”. La comunicazione è sempre più trasparente, partecipativa e consapevole dei bisogni delle persone. Dobbiamo essere pronti a cedere un po’ il controllo a cui siamo abituati, invitando i nostri interlocutori a partecipare attivamente alla creazione di contenuti e iniziative.