155 – Team Roche: “Non vogliamo solo portare risultati migliori per i pazienti, vogliamo anche portarli dove e quando lo desiderano”

Costruire un nuovo percorso assistenziale di cura per le donne con tumore del seno metastatico anche a casa. È dall’unione tra Istituto Pascale di Napoli e Roche che nasce HerHome con l’obiettivo di curare le pazienti presso il proprio domicilio in totale sicurezza e affidabilità. Ne abbiamo parlato con le persone che hanno collaborato alla realizzazione di questo progetto Alessia Stell della Medica, Federica Piccolo del Market Access, Antonio Consiglio, Regional Access Manager, Massimo Bet e Davide Mastrovita del Marketing e Maurizio Serio, Area Manager in rappresentanza del Team Field – ISF e KAM.

Come è nata l’idea di realizzare questo progetto?
Il progetto nasce in ricordo di una donna con il tumore al seno metastatico che purtroppo non è più fra noi. Nasce dalla speranza di una paziente che non è più con noi. Diceva sempre “aggiungiamo vita ai giorni e non giorni alla vita” e per questo motivo chiedeva soprattutto un miglioramento del percorso di accesso alle terapie per le donne. Lo staff dell’Istituto Pascale di Napoli, rimasto colpito dalla forza con cui questa paziente ha affrontato la malattia, voleva cercare un modo per costruire un nuovo percorso assistenziale che permettesse alle pazienti di coniugare la vita personale con il momento della cura. HerHome nasce quindi dall’ascolto di questa necessità del Pascale e dalla volontà del team di Roche di farsi ispirare ed andare oltre al solo prodotto.

A chi si rivolge il vostro progetto?
Questo progetto volge la sua attenzione a tutte quelle donne che stanno combattendo la loro battaglia contro il tumore al seno HER2+, dando loro la possibilità di scegliere se vivere questo momento così importante e delicato nell’intimità della propria casa ma garantendo loro lo stesso livello di assistenza e sicurezza.

Ce lo può descrivere brevemente?
In HerHome il principale obiettivo è di curare le pazienti nella loro casa. Nello specifico si prevede che, una volta che la donna decide di aderire al progetto, si definisca un piano terapeutico che prevede di minimizzare gli accessi all’ospedale permettendole di coniugare al meglio le cure con la sua sfera privata. Si prevede quindi che un clinico porti il farmaco dall’ospedale a casa della paziente, prendendosi cura di effettuare tutti i controlli necessari affinché si possa procedere con la somministrazione. Il clinico poi resta con la donna per il tempo necessario a garantire la totale sicurezza dell’operazione concludendo il processo compilando insieme a lei il diario delle somministrazioni in modo da poter tracciare la visita effettuata.

Che risultati avete o volete raggiungere?
Ad oggi le donne che hanno potuto beneficiare di questa nuova esperienza sono circa venti e speriamo che questo numero possa crescere in maniera significativa anche a fronte di ciò che questo progetto rappresenta in un momento di forte cambiamento del sistema sanitario. Il vero risultato a cui aspiriamo si basa su quella che è la nostra stella polare ovvero mettere il paziente al centro dell’organizzazione sanitaria. Perché non vogliamo solo portare risultati migliori per un maggior numero di pazienti, più velocemente: vogliamo anche portarli dove e quando lo desiderano.

Cosa pensa ci sia ancora da fare in questo ambito?
Il nostro auspicio è che questo sia solo il primo esempio di quello che ancora si può fare per le pazienti e che in qualche modo possa ispirare un percorso terapeutico altamente innovativo, un cambiamento di paradigma che miri a mettere il paziente e le sue esigenze al centro dell’organizzazione sanitaria in tutto il territorio nazionale.

Qual è l’aspetto principale del Patient Advocacy che sarà più importante secondo lei nei prossimi anni?
I gruppi di associazioni pazienti saranno cruciali nello sviluppo di questo progetto e di tutto il nuovo percorso di cura delle donne con il tumore al seno. Disegneremo insieme a loro ed alle istituzioni il nuovo modo di interpretare questo momento della vita delle donne che si imbattono nel tumore al seno ponendo l’accento sulla necessità di umanizzare e personalizzare il percorso di cura.