153 – Torcivia (Sanofi Genzyme): “Sarà importante trovare un compromesso tra attività digitali da remoto e interazioni sociali in presenza”

Davide Torcivia

Sono In Movimento

Rimanere al fianco dei pazienti con Sclerosi Multipla per incoraggiarli all’attività fisica ed invogliarli a mantenere attiva la mente. Da questo presupposto è nato “Sono In Movimento”, progetto realizzato da Sanofi Genzyme all’interno del Team Multiple Sclerosis & Neuro-Immunology. Ne abbiamo parlato con il responsabile progetto
Davide Torcivia, Project Leader Competitive Monitoring

Come è nata l’idea di realizzare questo progetto?
In un contesto di distanziamento sociale a causa della pandemia, sono state molte le attività che sono mancate alle persone con sclerosi multipla. Tra queste, fisioterapia, riabilitazione, o semplicemente la pratica di uno sport. Con Sono In Movimento, Sanofi ha voluto rispondere ad alcune di queste esigenze, incoraggiando chi convive con la sclerosi multipla a rimanere attivo, sia a livello fisico che mentale, attraverso attività che vanno da discipline sportive moderate a pratiche  che interessano la sfera cognitiva e creativa della persona.

A chi si rivolge il vostro progetto?
Il progetto vive su una piattaforma web pubblica (contestoms.it) e sui canali social di “Sono in Movimento” e si rivolge, in particolare, alle persone che convivono con la sclerosi multipla e ai loro caregiver, ma è pensato per poter coinvolgere chiunque sia interessato a svolgere attività sportive “dolci” oppure imparare nuove tecniche creative, comodamente dal salotto di casa.

Può descriverlo brevemente?
Grazie al supporto di esperti nelle diverse discipline, che si alternano in veri e propri corsi online, proponiamo un piano editoriale variegato in grado di incontrare i diversi interessi e le necessità della comunità di persone con sclerosi multipla. Camminare, ballare, fare yoga, pilates, meditare sono solo alcune delle attività proposte che possono essere utili per attivare e tenere in allenamento corpo e mente. Ogni settimana vengono inoltre proposte attività̀ che stimolano lo sviluppo del lato creativo della persona. Tra queste, la fotografia, il caviardage (metodo di scrittura poetica ideato da Tina Festa che aiuta a scrivere partendo da testi già scritti rielaborati tramite un processo definito e una commistione di tecniche e stili diversi), il giardinaggio, la comunicazione e l’innovazione digitale e perfino la buona cucina.

Che risultati avete o volete raggiungere?
L’obiettivo primario è continuare a supportare la persona che convive con la sclerosi multipla a 360 gradi, con particolare attenzione alla sua qualità di vita. Oggi contiamo già oltre 10.000 follower della pagina Facebook di Sono in Movimento e circa 1.500 sul canale Instagram, e ci proponiamo di ampliare ulteriormente la community affinché diventi un luogo virtuale di stimolo, confronto e interazione.

Cosa pensa ci sia ancora da fare in questo ambito?
Fondamentale sarà affiancare e supportare il paziente nella sua quotidianità, raccogliendo gli stimoli e i suggerimenti che vengono direttamente dalla community per poter offrire contenuti sempre più utili e ritagliati sulle esigenze di chi ci segue. L’ideale sarebbe poter mettere a disposizione contenuti “on demand” personalizzati, lavorando in un’ottica multicanale: canali social, piattaforme online e offline integrati che permettano di rispondere sempre meglio alle necessità e agli interessi dei nostri utenti.

Qual è l’aspetto principale del Multi Target & Multichannel che sarà più importante secondo lei nei prossimi anni?
L’impatto della digitalizzazione è stato importante nell’ultimo anno. Abbiamo assistito ad un’accelerazione sostanzialmente obbligata che ha sicuramente influenzato il nostro modo di comunicare. Sarà importante, per gli anni a venire, trovare un compromesso di equilibrio tra le attività digitali da remoto, mantenendo quanto di innovativo e positivo abbiamo appreso in questo periodo, e il ritorno alle interazioni sociali e umane in presenza, fondamentali per tutti ma che sono mancate in particolare alle persone più fragili, come chi convive con una patologia cronica.