143 – Costanzo (AstraZeneca): “L’innovazione è tale solo quando è accessibile ai pazienti”


Migliorare la gestione del paziente con tumore del polmone non a piccole cellule (NSCLC) localmente avanzato (stadio III) non re­secabile. Per questo il Centro di Ricerche in Management Sanitario (CERISMAS) in collaborazione con il dipartimento di Market access & Governmental Affairs di AstraZeneca hanno dato vita al progetto ORIENT, Optimize cuRative IntEnt iN sTage III. Abbiamo approfondito l’argomento con Maddalena Costanzo, Value and Access Manager Oncology.

Come è nata l’idea di realizzare questo progetto?
Dopo almeno due decadi di ricerca infruttuosa, la recente introduzione dell’immunoterapia con durvalumab rappresenta la prima innovazione terapeutica nel trat­tamento dei pazienti con tumore del polmone non a piccole cellule (NSCLC) localmente avanzato non re­secabile. La disponibilità di farmaci innovativi deve essere accompagnata da una crescente attenzione verso gli aspetti organizzativi per l’efficienza dei processi di cura e al miglioramento degli esiti soprattutto in un setting come quello in oggetto dove l’intento curativo è ancora perseguibile. L’innovazione è tale solo quando è accessibile ai pazienti. Spesso, sono proprio le soluzioni organizzative a mancare per far sì che il frutto della ricerca scientifica migliori in maniera significativa la vita dei pazienti. È per questo che AstraZeneca non si è fermata ad offrire un’arma terapeutica, ma ha deciso di contribuire, in collaborazione con un partner d’eccezione come CERISMAS, i massimi esperti clinici e le Associazioni di Pazienti, alla ricerca di soluzioni organizzative che possano migliorare il percorso di cura dei pazienti affetti da NSCLC localmente avanzato.

A chi si rivolge il vostro progetto?
Il progetto si rivolge ai membri del team multidisciplinare (oncologo, pneumologo, chirurgo toracico, radiologo, medico nucleare, anatomopatologo, psico-oncologo, farmacista ospedaliero, infermiere case manager), alle strutture sanitarie e ai suoi direttori e alle reti oncologiche regionali.

Ce lo può descrivere brevemente?
Il progetto ha avuto l’obiettivo di proporre un modello ottimale di gestione dei pazienti e si è articolato in tre fasi: l’analisi dei PDTA già esistenti sul territorio e focalizzati su NSCLC localmente avanzato, che ha rilevato uno scarso livello di formalizzazione su questo tipo di tumore; l’elaborazione di un modello ottimale di gestione del paziente con NSCLC localmente avanzato attraverso una fase di analisi sul campo in quattro centri italiani e la validazione del modello attraverso il confronto con diversi SH in tavoli dedicati.
Il modello ottimale è di tipo Hub and Spoke e si fonda su tre pilastri principali: un Disease Management Team (DMT) strutturato costituito dalle figure professionali coinvolte nella gestione del paziente che settimanalmente discutono e scelgono l’approccio terapeutico migliore. L’utilizzo di Percorsi Diagnostici Terapeutici Assistenziali con l’istituzione dell’hospital nurse case manager, operante a livello aziendale, responsabile della gestione complessiva del processo di cura del paziente fino al follow-up e della gestione e preparazione del DMT e della community nurse case manager, operante a livello inter-aziendale, responsabile della presa in carico del paziente all’interno della rete. La presenza di un sistema di indicatori specifici per analizzare e valutare l’efficacia e l’efficienza del modello, monitorare l’implementazione e i risultati ottenuti.

Che risultati avete o volete raggiungere?
I risultati del progetto sono stati presentati in occasione del convegno “La gestione multidisciplinare in oncologia: il caso del carcinoma polmonare non a piccole cellule localmente avanzato” presso la Biblioteca del Senato a Roma e pubblicati su una rivista specializzata e su alcune testate di settore.

Cosa pensa ci sia ancora da fare in questo ambito?
ORIENT è il primo passo di analisi dei percorsi organizzativi nel setting del carcinoma polmonare non a piccole cellule localmente avanzato. Il progetto ha portato a proposte operative per ottimizzare la gestione di questi pazienti in uno stadio della malattia dove l’intento curativo è ancora perseguibile. È tuttavia a livello delle singole strutture sanitarie che queste proposte possono essere eventualmente integrate e adattate ai diversi contesti per far sì che abbiano ricadute pratiche nell’ottimizzazione dei percorsi di cura e quindi sugli outcome per i pazienti.

Qual è l’aspetto principale del Market Access che sarà più importante secondo lei nei prossimi anni?
La disponibilità di nuove opzioni terapeutiche in oncologia ha contribuito a prolungare l’aspettativa di vita e a migliorare significa­tivamente la sopravvivenza. Tuttavia, la disponibilità di farmaci innovativi e tecnologie com­plesse deve essere accompagnata da una crescente attenzione verso gli aspetti organizzativi. Credo sia importante, in un contesto così sfidante, contribuire in partnership con il sistema a offrire soluzioni concrete, che non si limitino all’innovazione terapeutica ma che includano anche gli aspetti organizzativi. Una “buona organizzazione”, infatti, contribuisce a pieno alla sostenibilità economica e all’efficientamento dei processi di cura di cui il sistema e i pazienti hanno bisogno.