128 – Le Grazie (Gilead): “Il terzo settore italiano non va lasciato solo. Ciò vale in generale, ma in particolare in momenti come quelli della pandemia”

Cristina Le Grazie

Community Grants Program

Un aiuto concreto al terzo settore duramente colpito dalla pandemia di Covid-19. Un programma di donazioni da 500mila euro destinato appunto, a tutto il settore no profit italiano. È il “Community Grants Program” realizzato da Gilead grazie ad un team cross funzionale. Ne hanno fatto parte i rappresentanti di 5 diverse funzioni aziendali: Public Affairs, Medical Affairs, Government Affairs, Market Access e Legal. Ne abbiam parlato con Cristina Le Grazie, Executive Director Medical Affairs di Gilead

Come è nata l’idea di realizzare questo progetto?
Fin dall’inizio della pandemia abbiamo avuto piena consapevolezza della grave emergenza sanitaria, sociale ed economica che stava interessando il Paese. Sentivamo il dovere di fare la nostra parte non solo nei confronti dei nostri abituali interlocutori, pazienti e clinici, ma verso tutta la società. In particolare le fasce più fragili della popolazione e chi era in prima linea nella lotta al virus. Da qui è nata l’idea – ma sarebbe meglio dire la necessità etica e morale – di dare vita a un’iniziativa dedicata che potesse offrire un sostegno concreto e fattivo. Ha visto così la luce il “Community Grants Program”.

Potrebbe descrivercelo brevemente?
Si è trattato di un programma di donazioni di 500mila euro destinato a tutto il settore no profit italiano. A causa della pandemia tutte le realtà del terzo settore si trovavano in difficoltà nel proseguire le loro attività di supporto e tutela delle persone più fragili e malate. Per accedere al programma era richiesta la presentazione di iniziative e progetti finalizzati a sostenere specifiche attività nel contesto dell’emergenza sanitaria. La partecipazione era subordinata a precisi requisiti che i partecipanti dovevano dimostrare di avere. 20mila euro il finanziamento massimo messo a disposizione per singolo partecipante.

Che risultati avete o volete raggiungere?
Partito in pieno lockdown e chiusosi a maggio 2020, il programma ha sostenuto quasi 60 progetti dei 78 presentati, scelti in base alla loro concreta fattibilità e ai benefici che potevano generare. I progetti hanno ricevuto finanziamenti di diversa entità e hanno coperto diverse aree di assistenza e tutela. Tra i progetti finanziati, quelli di sostegno a pazienti con patologie croniche, educazione per minori, supporto alle famiglie, bambini in condizioni di disagio e anziani in difficoltà. Il grande valore sociale dell’iniziativa è stato riconosciuto anche dalle nostre istituzioni ricevendo il patrocinio della Cabina di Regia Benessere Italia della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Cosa pensa ci sia ancora da fare in questo ambito?
Certamente il terzo settore italiano non va lasciato solo. Questo vale in generale e, in particolare, in momenti come quelli della pandemia. In Italia, ad esempio, dal 2012 sosteniamo le associazioni di pazienti nell’area dell’infettivologia e dell’oncologia attraverso il Community Award Program. Si tratta di un bando di concorso, promosso anche quest’anno, che ha stanziato 2,2 milioni di euro per la realizzazione di quasi 100 progetti, presentati da Associazioni di tutto il Paese, nazionali e locali. Ne siamo particolarmente orgogliosi perché è arrivato al suo decimo anniversario insieme all’altro nostro bando, il Fellowship Program, riservato invece alla ricerca italiana. Ma da quest’anno andremo oltre. Sull’esempio di quanto fatto in pandemia offriremo il nostro sostegno per l’inclusione di fasce di popolazione più svantaggiate. Il tutto sarà reso noto il 19 ottobre durante la Cerimonia di premiazione dei vincitori della decima edizione dei due Bandi.

Qual è l’aspetto principale del Corporate Social Responsibility che sarà più importante secondo lei nei prossimi anni?
La pandemia ha reso il tema della responsabilità sociale di impresa ancora più rilevante. Penso alla sostenibilità ambientale alla quale siamo già da diversi anni particolarmente attenti come azienda che opera a livello globale. Un tema fondamentale rimane però quello dell’equità sociale e dell’inclusione delle diversità. Anche qui la pandemia ne ha messo in evidenza l’importanza. È un tema su cui siamo impegnati con iniziative dedicate in tutto il mondo, anche in Italia, ad esempio con i programmi contro lo stigma e il pregiudizio che colpisce le persone sieropositive.