121 – Carlevari (Gilead): “C’è bisogno di fare più cultura della prevenzione con azioni concrete, entrando nelle scuole, aprendo più checkpoint”

Monica Carlevari

Together we can stop the virus

Raccontare l’Hiv tramite la forza dell’arte. Realizzare una mostra permanente proprio sulla patologia. Sono questi l’idea di base e l’obiettivo del progetto “Together we can stop the virus” realizzato da Gilead e giunto alla sua terza edizione. Ne abbiamo parlato con Monica Carlevari, Director Public Affairs. Hanno collaborato l’agenzia di comunicazione Honboard, in particolare Pietro Pierangeli, Managing Director e Miriam Lupia, Senior project manager e Bepart, partner tecnico specializzato in realtà aumentata

Come è nata l’idea di realizzare questo progetto?
Come a volte succede è nato tutto grazie ad un incontro illuminante. Abbiamo assistito a una mostra in realtà aumentata realizzata da Bepart, un lavoro molto interessante sulla street art milanese. La realtà aumentata, grazie ad un’apposita App, consente di animare l’illustrazione di base restituendo all’utente dei contenuti aggiuntivi e inaspettati, arricchendo la sua percezione sensoriale. Così abbiamo pensato che sarebbe stato bello utilizzarla per raccontare l’HIV.

A chi si rivolge il vostro progetto?
Il nostro progetto ha l’obiettivo di parlare al grande pubblico utilizzando un linguaggio universale, quello dell’arte. La forza dell’arte è che non ha bisogno di parole, ma usa le immagini per trasmettere dei concetti molto profondi. Ci piacerebbe arrivare soprattutto alle nuove generazioni che sono poco consapevoli dei rischi dell’HIV. È un virus ancora molto sottovalutato.

Potrebbe descriverlo brevemente?
“Together we can stop the virus” è una campagna di sensibilizzazione nata nel 2018 con il primo esperimento di bus double decker artistici visibili in realtà aumentata. La campagna è stata sviluppata in collaborazione con 10 associazioni di pazienti e il patrocinio di ICAR, con lo scopo di raccontare in chiave artistica cosa vuol dire oggi vivere con l’HIV. Nel 2019 abbiamo voluto raccontare Diagnosi, Trattamento, Successo della terapia, Qualità di vita, senza dimenticare lo stigma. La mostra è stata inaugurata nel 2019 con un’esibizione al BASE Milano, dal 2020 ha uno spazio permanente online in un museo virtuale interattivo accessibile a tutti sul sito www.hivstopthevirus.it. Nel 2020 è nata anche una nuova opera che racconta alcune sfide delle persone con HIV durante il periodo di emergenza Covid-19 e l’esigenza di una presa di coscienza comune. Ma il progetto non si ferma qui; esiste già un’edizione 2021.

Che risultati avete o volete raggiungere?
Il progetto ogni anno riscuote molto successo in termini di visualizzazioni, di riscontro e interesse da parte della stampa, ma soprattutto è apprezzato dalle Associazioni che collaborano ormai da 3 anni alla sua realizzazione, perché consente loro di dare una veste più divulgativa al tema dell’HIV. Nell’edizione 2021 abbiamo lanciato un concorso rivolto a giovani artisti e professionisti della creatività under 40 per la realizzazione di nuove e ulteriori opere che si andranno ad aggiungere alla mostra. Il nostro obiettivo è creare la prima mostra permanente sull’HIV in Italia.

Cosa pensa ci sia ancora da fare in questo ambito?
C’è bisogno di fare più cultura della prevenzione con azioni concrete, magari entrando nelle scuole, aprendo più checkpoint. Lo screening e la prevenzione sono fondamentali. Bisogna intervenire in modo capillare per fare in modo che ci sia più consapevolezza e informazione sul tema. Dal punto di vista scientifico l’obiettivo ovviamente è trovare la cura definitiva.

Qual è l’aspetto principale del Communication & PR che sarà più importante secondo lei nei prossimi anni?
Il digital. Tutta la tecnologia in generale con l’emergenza sanitaria dovuta al Covid-19 ha subito un’accelerazione: l’utilizzo degli smartphone, l’utilizzo di App audio sono tutti trend in costante crescita. È qui che bisogna sviluppare le potenzialità della comunicazione PR. Una comunicazione sempre più ‘a portata di mano’.