199 – Team Roche: “È possibile fare ricerca innovativa e di alto rigore scientifico semplificando e non appesantendo con vincoli e restrizioni”


Fare ricerca clinica è spesso difficile e faticoso per vari motivi che vanno da difficoltà economiche alla troppa burocrazia. Dall’ascolto attivo delle difficoltà che gli sperimentatori devono affrontare per fare ricerca nasce il progetto di Roche Clinical Research@Roche. Ne abbiamo parlato con Simona Re, Clinical Operations Roche. Al progetto, sviluppato da Vidiemme, hanno collaborato Daniela Catena, Clinical Operations Roche, Gabriella Cocciolo Medical Affairs Roche, Samanta Colciaghi, Clinical Operations Roche, Gianriccardo Corbo, Clinical Operations Roche, Denis Dina, Pharma International Informatics (PIIX) Roche, Alessio Gatti, Pharma International Informatics (PIIX) Roche, Giancarlo Lorenzini, Clinical Operations Roche, Silvia Scabini, Clinical Operations Roche e Benedetto Scamarcia, Pharma International Informatics (PIIX) Roche.

Come è nata l’idea di realizzare questo progetto?
La ricerca clinica è uno strumento indispensabile per poter offrire ai pazienti la possibilità di accedere a terapie innovative soprattutto nei contesti dove alternative terapeutiche valide non sono disponibili. Fare ricerca negli anni è diventato sempre più complesso e faticoso per i nostri ricercatori, non solo per un contesto normativo e burocratico non sempre favorevole, ma anche per l’enorme quantità di dati e informazioni spesso dispersi o non disponibili tempestivamente nel momento del bisogno. Il progetto è nato proprio dall’ascolto attivo degli sperimentatori dei nostri studi che ci dicono che le informazioni sugli studi di cui sono responsabili sono troppe e spesso troppo frammentate. Agli sponsor chiedono semplificazione, formazione e condivisione delle informazioni rilevanti, chiedono di avere una visione olistica del mondo della ricerca clinica e desiderano che questa visione sia disponibile con un solo “click” e possibilmente in un unico posto.

A chi si rivolge il vostro progetto?
Il progetto, nato inizialmente per rispondere ad un’esigenza degli sperimentatori dei nostri studi clinici, in realtà si rivolge a tutti coloro che operano nel mondo delle sperimentazioni cliniche e che sono interessati ad approfondire le loro conoscenze sulla ricerca in generale ed in particolare al mondo della ricerca clinica Roche.

Ce lo può descrivere brevemente?
Per rispondere ad un bisogno espresso dai nostri sperimentatori con i quali ci siamo ampiamente confrontati, abbiamo creato una WebApp “#Clinical Research@Roche,” che vuole essere una porta di accesso al mondo della ricerca clinica in cui App, collegamenti e documenti sono disponibili per gli sperimentatori in un unico posto accessibile sempre e da qualsiasi posto. Si tratta di una soluzione “viva” che viene alimentata costantemente e arricchita di contenuti sulla base delle esigenze espresse dai nostri interlocutori. Nella pagina che abbiamo chiamato “My Portfolio”, ad esempio, gli sperimentatori che partecipano agli studi sponsorizzati Roche possono trovare in un unico posto facilmente accessibile da PC o da device mobile le informazioni chiave sulle sperimentazioni cliniche a cui partecipano come ad esempio il disegno dello studio, i principali criteri di inclusione ed esclusione, il meccanismo d’azione del farmaco oggetto di studio e lo stato di avanzamento dello studio stesso compresi i pazienti arruolati dal singolo centro e dai centri italiani partecipanti. #ClinicalResearch@Roche è anche un’unica porta di accesso al mondo della ricerca Roche attraverso la quale è possibile accedere a piattaforme come “Roche per i Pazienti”, “Pillole di Good Clinical Practice”, documenti come il Rapporto Annuale sulle attività di Ricerca Clinica Roche e tante altre utili informazioni sul mondo della ricerca.

Che risultati avete o volete raggiungere?
Abbiamo aperto un canale che consente ai ricercatori di accrescere competenze e conoscenze relativamente a tematiche di ricerca clinica, per una migliore gestione dei pazienti nel contesto degli studi. La creazione di “una pagina” sulla ricerca clinica consente di superare la frammentazione delle informazioni su più canali, soddisfa le esigenze dei nostri interlocutori e rende più tangibile e visibile il valore della collaborazione nell’interesse dei pazienti. Poter accedere in qualunque momento e da qualsiasi posto a utili informazioni è un enorme valore aggiunto per i nostri sperimentatori che possono meglio contribuire allo sviluppo di nuovi farmaci e soluzioni innovative per i pazienti sempre più rapidamente.

Cosa pensa ci sia ancora da fare in questo ambito?
Personalmente penso che in termini di innovazione e digitalizzazione in ambito ricerca clinica si sta facendo molto a grandissima velocità e il numero di soluzioni innovative che vengono premiate in questo contesto ne è una dimostrazione. Molto invece ancora resta da fare in termini di semplificazione e riduzione della frammentazione oltre ovviamente a creare un contesto normativo e burocratico che favorisca la ricerca, asset strategico per il nostro Paese.

Qual è l’aspetto principale della Scientific Collaboration che sarà più importante secondo lei nei prossimi anni?
Nel guardare al futuro non possiamo ignorare il momento che stiamo vivendo. Questa pandemia, pur nella sua drammaticità, sta facendo emergere in maniera evidente e chiara che è possibile fare ricerca innovativa e di alto rigore scientifico semplificando e non appesantendo con ulteriori vincoli e restrizioni. Sta dimostrando che le aziende possono e devono collaborare tra loro, con i centri sperimentali e con le istituzioni per trovare soluzioni condivise e semplici affinché l’accesso alle sperimentazioni e la loro conduzione garantiscano ad un sempre maggior numero di pazienti di ricevere trattamenti innovativi e opportunità di cura all’avanguardia in modo che il nostro Paese possa giocare un importante ruolo nel mondo della ricerca che verrà.