118 – Migliaccio (Novartis): “Per nuove soluzioni innovative è auspicabile un continuo monitoraggio dei dati”

 

Fornire alle autorità le informazioni necessarie per prendere decisioni sulla rimborsabilità e sull’utilizzo di un farmaco, nel modo più razionale possibile, valutando benefici e costi di una soluzione terapeutica. È questa l’idea alla base di “Leverage Early Spa/HPDU data” progetto realizzato per i professionisti in ambito reumatologico e dermatologico. Abbiamo approfondito l’argomento con Sara Migliaccio, Health Economics Manager in Novartis.

Come è nata l’idea di realizzare questo progetto?
Il progetto nasce dall’idea di valorizzare le informazioni raccolte nel corso di due progetti promossi da Novartis e svolti in collaborazione con EY, i progetti “Early Spa” e “HPDU”, nati con lo scopo di ottimizzare la capacità delle Unità, rispettivamente, di Reumatologia e Dermatologia. Da qui il nome del progetto “Leverage Early Spa/HPDU data”.

A chi si rivolge il vostro progetto?
Il progetto si rivolge alle Direzioni Strategiche e ai professionisti delle Unità di Dermatologia e Reumatologia. Tuttavia il tema dell’analisi dei dati Real World per il miglioramento dei processi organizzativi e operativi, può essere di ispirazione sia per professionisti afferenti ad altre aree terapeutiche, sia per i policy maker regionali e nazionali, che potrebbero darsi l’obiettivo di impostare nuove metodologie di lavoro basate sull’analisi continua dei dati.

Ce lo può descrivere brevemente?
Nel corso dei progetti sopra citati, sono stati raccolti dati sul numero degli accessi alle Unità di Dermatologia e Reumatologia ed alcune informazioni sui pazienti affetti da Psoriasi (PsO), Artrite Psoriasica (PsA), Spondilite Anchilosante (AS) e Spondilite Anchilosante non radiografica (nr-axSpA). Ad oggi sono stati analizzati i dati di 13 Unità di Reumatologia e 7 di Dermatologia, con l’obiettivo di fornire evidenze che possano essere utilizzate dal management dei centri interessati per prendere decisioni sulla capacità e sul consumo di risorse, ma anche per portare all’attenzione dei policy maker, regionali e nazionali, i pazienti affetti da queste patologie. Grazie a un lavoro di controllo e pulizia dei dati e di arricchimento delle informazioni, per esempio di geolocalizzazione del paziente e di valorizzazione dei costi, è stato possibile calcolare dei KPIs solidi, sia riferiti ai singoli centri sia a macro-gruppi uniformi di centri.

Che risultati avete raggiunto o volete raggiungere?
I KPIs che abbiamo calcolato sono relativi a: tempi di attesa; accesso ai centri; mobilità; richiesta ai pazienti per raggiungere i centri; mix di patologie; volumi di attività. Tra i KPIs ad oggi monitorati, interessante è il dato sui chilometri mediamente percorsi dai pazienti per raggiungere i centri: 111 chilometri per i pazienti reumatologici e 64 chilometri per quelli dermatologici, dimostrando un maggiore burden per i primi. Osservando gli accessi, per quanto concerne la reumatologia sono stati registrati pazienti con PsA per il 14,1%, AS per il 4.2% e nr-axSpA per lo 0,6%; interessante come il 20% degli accessi fosse relativo a pazienti con patologie non attribuibili in modo specifico alla reumatologia. In dermatologia, gli accessi per i pazienti con PsO sono risultati essere il 12,3%. Nel corso del progetto sono stati seguiti circa 6.000 pazienti reumatologici (PsA, AS, nr-axSpA), con una percentuale di nuove diagnosi pari al 3,2%, e circa 3.000 pazienti PsO, con una percentuale di nuove diagnosi pari al 12%. L’obiettivo sarà ripetere l’analisi a Dicembre 2020, per integrare un maggior numero di centri e valutare se i risultati fino ad ora ottenuti saranno o meno confermati.

Cosa pensa ci sia ancora da fare in questo ambito?
Questo progetto può rappresentare una best practice su come la raccolta e l’analisi di dati di RWE possa supportare la gestione dei centri, permettendone l’evoluzione dei modelli organizzativi e operativi. C’è però ancora molto da fare in questo campo. Una cultura di continuo monitoraggio dei dati è auspicabile per permettere alle organizzazioni di evolversi e di condividere soluzioni innovative.

Qual è l’aspetto principale della Scientific Collaboration che sarà più importante secondo lei nei prossimi anni?
Una collaborazione sempre più stretta tra il soggetto pubblico, Aziende Ospedaliere, ASL ma anche Regioni, e il soggetto privato, come società farmaceutiche e partner esperti nell’analisi ed interpretazione dei dati, rappresenta secondo me uno step importante da intraprendere per rendere sempre più sostenibile il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) in un prossimo futuro. La pandemia Covid-19 ci ha fatto comprendere come il nostro SSN necessiti di soluzioni sempre più data/digital driven perché esso continui a funzionare in modo sostenibile e il soggetto privato non può astenersi dal contribuire, mettendo a sistema le sue competenze e risorse.