112 – Bottalico (Takeda): “È auspicabile che questa tecnologia venga adottata da Università e Scuole di Specialità per dare la possibilità alle nuove generazioni di medici di sperimentare da vicino l’innovazione”

 

Dare la possibilità ai clinici di poter assistere al processo di realizzazione di terapie innovative quali ad esempio quelle a base di cellule staminali mesenchimali allogeniche, grazie alla realtà immersiva di ultima generazione. A spiegarci in cosa consiste questa innovazione tecnologica è Davide Bottalico Digital Healthcare & Innovation Head di Takeda Italia, azienda grazie alla quale l’idea ha preso vita.

Come è nata l’idea di realizzare questo progetto?
L’introduzione di terapie innovative, frutto della ricerca biotecnologica, comporta la disponibilità per gli specialisti di presidi terapeutici di cui spesso non si conoscono a fondo né meccanismi di azione né processo di sintesi. È il caso, ad esempio, di terapie a base di cellule staminali mesenchimali allogeniche che dopo essere state prelevate dai donatori vengono successivamente preparate per la commercializzazione in laboratori dotati dei più attuali standard di sicurezza per assicurarne l’assoluta sterilità.

A chi si rivolge il vostro progetto?
Il nostro progetto nasce proprio dalla ricerca di una soluzione smart che consenta a clinici, biologi ed operatori sanitari di poter assistere e addirittura partecipare al processo manifatturiero di questo innovativo presidio terapeutico. Naturalmente non è possibile introdurre persone estranee in questo tipo di laboratori, per cui abbiamo dovuto far ricorso alla tecnologia per poter arrivare al medesimo risultato.

Ce lo può descrivere brevemente?
Grazie all’utilizzo della realtà immersiva di ultima generazione, che consente non solo di visitare ambienti virtuali tridimensionali ma anche di interagire con oggetti in esso presenti, abbiamo ricostruito i laboratori spagnoli di Takeda in ogni minimo dettaglio, inclusa tutta la strumentazione al loro interno: microscopi, centrifughe, criostati, cappe, incubatori e tutto quello che era presente in essi. Grazie ai visori e agli appositi joystick del sistema HTC Vive abbiamo reso possibile non solo di visitare gli ambienti off-limits dei laboratori, ma anche di prendere parte in prima persona alle fasi manifatturiere comprendendone così i minimi dettagli.

Che risultati avete o volete raggiungere?
Abbiamo portato questa tecnologia nei congressi medici in tutta Europa. Centinaia di specialisti hanno potuto provare questa affascinante esperienza e ne sono rimasti entusiasti. La tecnologia immersiva è così realistica che negli USA la nostra soluzione è stata adottata dalle scuole di training per biotecnologi inserendola nel loro programma di addestramento, proprio come avviene nei simulatori per i piloti di aerei o di auto di Formula 1. I medici ci hanno ringraziato per aver avuto modo di apprendere i dettagli delle soluzioni terapeutiche che quotidianamente utilizzano; da semplici utilizzatori sono ritornati ad essere i protagonisti della loro area terapeutica.

Cosa pensa ci sia ancora da fare in questo ambito?
È auspicabile che questa tecnologia venga adottata quanto prima dalle Università e dalle Scuole di Specialità Medico-Chirurgiche dando così la possibilità alle nuove generazioni di medici di poter sperimentare da vicino le innovazioni in campo terapeutico che sempre più frequentemente vengono introdotte sul mercato. Altresì i congressi medici diventano un’ottima occasione per far vivere queste esperienze anche alla classe medica che attualmente lavora nei nostri ospedali.

Qual è l’aspetto principale del Communication&PR che sarà più importante secondo lei nei prossimi anni?
Sarà sicuramente importante collaborare con Ospedali e Aziende Territoriali mettendo a punto una serie di servizi che possano completare l’offerta del farmaco. I soli presidi terapeutici oggi riescono ad offrire un aumento della sopravvivenza e della qualità di vita dei malati affetti da patologie croniche o oncologiche ma spesso, da soli, non sono in grado di risolvere completamente la patologia. In questo scenario il miglioramento di aspetti logistici e il perfezionamento del network di cura, grazie all’utilizzo di soluzioni tecnologiche, concorrerà ad ottimizzare la gestione delle patologie croniche soprattutto quelle che impattano su pazienti anziani fragili.