109 – Gallo (Novartis): “La grande sfida di CUP Revolution è passare dalla gestione della prestazione alla presa in carico per problema di salute”


Una (R)evolution dei Centri Unici di Prenotazione (CUP) individuati quale leva strategica per la gestione proattiva e il monitoraggio delle liste di attesa. Da qui muove i suoi passi CUP Revolution, il progetto nato dalla partnership tra Novartis Italia e SDA Bocconi e condotto nell’ambito delle attività della “Academy of Health Care Management and Economics”, con l’obiettivo di promuovere innovazioni manageriali a supporto del funzionamento dei processi delle aziende sanitarie pubbliche italiane. Ne abbiamo parlato con Ottavio Gallo che, nell’ambito delle attività del Patient Access, si occupa di Health Economics in Novartis, ed è parte del team di progetto.

Come è nata l’idea di realizzare questo progetto?
Le liste d’attesa per prestazioni sanitarie rappresentano una problematica rilevante da tempo. Inoltre, a fronte di un aumento costante dei bisogni sanitari di una popolazione sempre più anziana e complessa e di una capacità d’offerta notevolmente ridotta negli ultimi anni, si teme che il problema possa acuirsi. Partendo dalla volontà di Novartis di supportare il sistema nell’affrontare il problema cruciale delle liste d’attesa, l’iniziativa si concentra sulla (R)evolution dei Centri Unici di Prenotazione (CUP) individuati quale leva strategica fondamentale per la gestione proattiva e il monitoraggio delle liste di attesa.

A chi si rivolge il vostro progetto?
Il progetto è rivolto a diversi attori del Servizio Sanitario Nazionale (SSN). La Academy lavorerà a stretto contatto di regioni e aziende per approfondire la natura delle liste di attesa, i modelli organizzativi dei CUP e le soluzioni adottate o da adottare. Il fine ultimo è quello di intervenire su un tema di elevata rilevanza per i cittadini soprattutto per gli aspetti di equità di accesso alle cure e di Patient Satisfaction. Secondo tale logica, il progetto CUP Revolution ha l’obiettivo di intervenire nell’evoluzione e nell’ottimizzazione del punto unico di accesso ai servizi sanitari, riducendo i tempi di attesa coerentemente con le priorità di accesso. L’iniziativa prevede il coinvolgimento di 4 regioni (Campania, Puglia, Toscana ed una quarta da definire), in ognuna delle quali alcune aziende sanitarie adotteranno un processo di ridisegnamento e monitoraggio innovativo dei sistemi CUP. L’ottica del progetto non è quella di porsi in sostituzione agli attori istituzionali, ma in sinergia con il sistema salute secondo una logica di partnership: l’iniziativa sarà strutturata in base alle esigenze dello specifico contesto e saranno le regioni ad orientare le analisi e le sperimentazioni.

Ce lo può descrivere brevemente?
CUP Revolution cerca ambiziosamente di ampliare il focus dal solo problema delle liste di attesa alla progettazione di nuovi modelli di gestione delle prenotazioni. Questi ultimi saranno fondati su approcci manageriali di scala sovra-aziendale e regionale, sull’integrazione dell’attività di diversi erogatori, sulla comunicazione trasparente tra i professionisti della rete ospedaliera e territoriale e, infine, sull’analisi dei bisogni di salute nel loro complesso invece che per singole prestazioni. Il progetto mira a ricostruire le diverse tipologie di servizi esistenti e le relative modalità organizzative al fine di identificare delle best-practice e, in seguito, definire delle possibili aree di miglioramento e soluzioni da implementare nei contesti individuati.

Che risultati avete raggiunto o volete raggiungere?
Data l’eterogeneità della domanda e dei contesti regionali/aziendali non è ipotizzabile una soluzione del tipo “one size fits all”, ma dovranno essere definite soluzioni specifiche per i diversi contesti. Lavorare sui sistemi di prenotazione porterà l’Academy a supportare le regioni e le aziende nei loro interventi sui modelli organizzativi, sull’organizzazione del lavoro, sui processi e sui sistemi di monitoraggio e analisi dei dati, favorendo in parallelo la sensibilizzazione degli utenti ad un utilizzo più consapevole del sistema. La sfida più grande per CUP Revolution è il “salto” da strumenti reattivi (prenotazione di prestazioni) a strumenti proattivi, passando dalla gestione della prestazione alla presa in carico per problema di salute.

Cosa pensa ci sia ancora da fare in questo ambito?
Come abbiamo avuto modo di evidenziare nelle fasi iniziali di progetto, le regioni già coinvolte hanno da tempo mosso numerosi passi per cercare di ridurre le liste d’attesa, ma rimane ancora molta strada da percorrere. In alcune regioni si potrà partire dalle risorse umane ed infrastrutturali, in altre da una maggiore integrazione tra pubblico e privato, da un miglior governo della libera professione e da una maggiore attenzione all’utente e alla gestione centralizzata dei suoi bisogni.

Qual è l’aspetto principale del Market Access che sarà più importante secondo lei nei prossimi anni?
Il tema più caldo e dibattuto in relazione al SSN è quello della sostenibilità: il de-finanziamento dell’ultimo decennio ha portato a una riduzione dell’offerta che potrebbe allontanare i cittadini dall’accesso alle cure, siano esse di prevenzione, diagnostiche o terapeutiche, e mettere sotto stress il sistema di fronte a una domanda crescente e sempre più complessa. Per garantire la sostenibilità è necessario tenere in considerazione, oltre ai fattori strettamente economici, anche altri fattori quali lo sviluppo, la cultura, la professionalità e l’innovazione. In quest’ottica, una delle leve sarà quella di riuscire a far accedere i pazienti giusti alle giuste cure in maniera tempestiva ed efficace. Infine, è importante anche sviluppare modelli di rimborso innovativi che, in una logica di investimento, riescano a valorizzare farmaci con benefici differiti nel tempo, superando la logica della sola spesa sanitaria ed allargando ai costi sociali.