103 – Bisagni (Gedeon Richter): “Riteniamo che in futuro vedremo sempre più partnership tra Aziende farmaceutiche e sanità pubblica”

Damiano Bisagni

Tpenso – La terapia che pensa a te

“Tpenso – La terapia che pensa a te” è un progetto realizzato da Gedeon Richter in occasione del lancio di un farmaco per la cura dell’osteoporosi severa e consiste in una serie di funzionalità che mantengono in contatto continuo paziente e clinico. Ne abbiam parlato con Damiano Bisagni, Regional Affairs Manager Nord Market Access & Commercial Dept

Come è nata l’idea di realizzare questo progetto?
Il progetto Tpenso – La terapia che pensa a te nasce nel 2020 con la commercializzazione del farmaco biosimilare teriparatide, trattamento per l’osteoporosi severa, nella formulazione «cartuccia» e con auto-iniettore separato dal confezionamento del farmaco. L’avvento del Covid-19 ed il lungo lockdown hanno imposto all’azienda di rivedere la strategia di lancio, implementando un modello ibrido multi-canale per l’informazione scientifica e servizi a supporto di pazienti ed operatori sanitari a garanzia dell’immediata disponibilità dell’auto-iniettore, oltre che, per i primi, assistenza completa in termini di materiali, formazione e supporto all’aderenza terapeutica.

A chi si rivolge il vostro progetto?
I servizi correlati a Tpenso sono disponibili per i clinici e pazienti che utilizzano il biosimilare Gedeon Richter.

Può descriverlo brevemente?
I servizi di assistenza al paziente sono erogati dal provider sanitario EGG s.r.l. con il supporto incondizionato di Gedeon Richter Italia. Tpenso si attiva solo se il clinico ha sposato l’iniziativa aderendo al progetto; a seguire è necessaria anche l’adesione del paziente. Ciò è garanzia di tutela della salute di quest’ultimo: è un sistema chiuso di cui fanno parte solo il clinico, il suo paziente ed EGG s.r.l. Qualsiasi servizio deve essere autorizzato dal clinico e, nel caso del training domiciliare, avvenuto l’incontro con il paziente, il clinico riceverà dall’infermiere un dettagliato report.

Che risultati avete o volete raggiungere?
Obiettivo principale è supportare un progetto che sia riconosciuto da clinici esperti del metabolismo dell’osso e pazienti come utile e personalizzabile. I clinici hanno individuato nel training domiciliare un efficace strumento per aumentare l’aderenza terapeutica ed il corretto uso del device; il numero verde infermieristico per chiarimenti su somministrazione della terapia, uso del device e riordino materiali è percepito dal paziente come punto di riferimento e tranquillità; per clinici e pazienti, Tpenso si conferma rapido nel fornire l’occorrente per la somministrazione in tutta Italia.

Cosa pensa ci sia ancora da fare in questo ambito?
Per i PSP, ma in generale quando si parla di partnership pubblico-privato, quello che si rileva è, ancora, una parziale disponibilità della pubblica amministrazione a collaborare apertamente a progettualità multi-stakeholders, volte a garantire una rapida e migliore presa in carico dei pazienti cronici. Ciò sarebbe attuabile garantendo il rispetto del ruolo di ciascun interlocutore (SSN, azienda sponsor o provider di servizi sanitari).

Qual è l’aspetto principale del Patient Support Program che sarà più importante secondo lei nei prossimi anni?
Riteniamo che in futuro vedremo sempre più partnership tra Aziende farmaceutiche e sanità pubblica. In tale prospettiva il concetto di valore della terapia potrebbe variare, evolvendo da “trattamento” a trattamento comprensivo di servizi aggiuntivi. Infatti, per poter davvero essere al fianco di pazienti e clinici ci si dovrà orientare sempre più all’adozione di strumenti (es. i PSP) che rispondano ad esigenze “ampie”, esigenze che, con l’invecchiamento della popolazione e correlate patologie croniche, potrebbero non trovare più veloce e soddisfacente risposta da parte di un singolo interlocutore: il Servizio Sanitario Nazionale.