097 – Iannini (Pfizer): “Sfatare le false informazioni che circolano sulle malattie mentali e che contribuiscono all’isolamento delle persone che ne sono affette”

Carlotta Iannini

Una guida per gestire lo stress e i disturbi d’ansia correlati al Covid-19 e non solo. È questa la finalità del progetto “Niente Paura” realizzato da Pfizer. Ne abbiamo parlato con Carlotta Iannini Country Brand Leader Global Brands and Women’s Health Portfolio. Il progetto è frutto di una grande lavoro cross funzionale che vede coinvolte diverse colleghe tra cui Giulia Di Norscia (Jr. Brand Manager), Paola Corti (Senior Manager External Communication) e Carlotta Bianchini (Medical Advisor).

Come è nata l’idea di realizzare questo progetto?
Il progetto nasce lo scorso anno, in pieno lockdown. Gli effetti del Covid-19 erano ben evidenti sul piano fisico, economico e sociale. Ma ciò che stava diventando sempre più lampante era l’impatto che la pandemia avrebbe avuto nei mesi a venire sul benessere psicologico delle persone coinvolte direttamente e indirettamente. Numerose pubblicazioni scientifiche correlavano ormai il tema della salute mentale e il Covid-19. Quello che emergeva da diversi studi era che, una volta passata la fase acuta dell’emergenza, si sarebbe rischiato di vedere in tutto il mondo l’emergere di un’altra “pandemia”, stavolta di problemi mentali legati al coronavirus e che quindi sarebbe diventato cruciale il tema della “prevenzione”. Da qui nasce l’idea del Team Retail di Internal Medicine Pfizer di sviluppare questo progetto!

A chi si rivolge il vostro progetto?
Il sito si rivolge un po’ a tutti noi. Parla alla popolazione generale e a chi è affetto da problematiche quali l’ansia, l’insonnia e il disturbo da stress post traumatico.

Potrebbe descrivercelo brevemente?
Questo sito vuole essere una guida per gestire lo stress e i disturbi d’ansia correlati al Covid-19 e non solo. Le sue caratteristiche principali sono:

  • Sicurezza e affidabilità. L’autorevolezza scientifica del sito è garantita da sezioni con contenuti scientifici di alto profilo, comunicati sempre in modo chiaro e completo, per essere fruibili da chiunque.
  • Empatia e rassicurazione. Il tone of voice è accogliente, in modo tale da far sentire il lettore protetto e al sicuro. Il sito è arricchito da sezioni che forniscono consigli, comunicano buone notizie e trasmettono positività.

Il progetto è stato strutturato su più fasi ognuna con un obiettivo comunicazionale ben preciso. Il portale viene arricchito di volta in volta con informazioni e strumenti utili dedicati a chi si trova a vivere uno stato di difficoltà emotiva e psicologica. La vera differenza è data dalla voce dei clinici. Articoli ad hoc scritti da psichiatri e pillole video che rendono i contenuti accessibili a tutti e che spiegano tali patologie dando consigli e supporto (reale e sicuro) a pazienti e caregiver.

Che risultati avete o volete raggiungere?
Il sito è stato lanciato lo scorso anno in occasione del World Mental Health Day. In soli 7 mesi ci sono stati 113.126 visitatori unici e circa 189.000 pageviews – segno di un grande interesse verso le tematiche e le problematiche affrontate. L’obiettivo che vogliamo raggiungere è quello di diventare un punto di riferimento per tutte le persone che soffrono di disturbi mentali ed in particolare di disturbi d’ansia.

Cosa pensa ci sia ancora da fare in questo ambito?
Sul tema della salute mentale penso che ci sia ancora molto da fare. Nonostante le malattie mentali siano molto comuni, queste sono ancora associate a un forte stigma e a episodi di discriminazione. Vogliamo aiutare a superare questo stigma sfatando le false informazioni che circolano sulle malattie mentali e che contribuiscono all’isolamento delle persone che ne sono affette, che spesso arrivano a provare vergogna per il loro stato.

Qual è l’aspetto principale della Patient Advocacy che sarà più importante secondo lei nei prossimi anni?
Il ruolo della Patient Advocacy sarà quello di elevare il tema salute mentale sia da un punto di vista della consapevolezza della patologia e sulle conseguenze della stessa tra i pazienti sia a livello delle istituzioni per una più corretta presa in carico del problema all’interno del piano cronicità 2020-2025.