066 – Cetola (AbbVie): “È necessario lavorare sulla cultura alla base del nostro sistema sanitario per un approccio di tipo olistico”

Marina Cetola

La gestione Value based del paziente con ipovisione/cecità

La cecità non è una patologia di serie B. Con questa consapevolezza e con l’obiettivo di migliorare i modelli organizzativi nasce il progetto “La gestione Value based del paziente con ipovisione/cecità” realizzato da AbbVie. Ne abbiamo parlato con Marina Cetola, Public Health Initiatives Specialist di AbbVie. Il progetto è supportato da un team cross-funzionale composto da Dario Formica, Value & Access Specialist, Edoardo Mallel Product Manager Eyecare e Benedetta Piergentili, Associate Director Medical Affairs, Eye Care.

Come è nata l’idea di realizzare questo progetto?
Le patologie che causano ipovisione o cecità rappresentano un enorme problema di sanità pubblica: il WHO, con l’iniziativa Vision 2020, ha infatti posto l’obiettivo di eliminare la cecità prevenibile entro il 2020, stimolando azioni strategiche nei diversi paesi del mondo. L’idea del progetto nasce dalla consapevolezza che anche in paesi avanzati come l’Italia vi sia necessità di rivedere il paradigma di gestione del paziente in ottica patient-centered e value-based.

A chi si rivolge il vostro progetto?
Il progetto si rivolge ai decision-makers con l’invito a valutare modelli organizzativi del sistema salute che possano portare maggiore benessere e ottimizzare i costi a carico del Servizio sanitario nazionale (Ssn).

Potrebbe descrivercelo brevemente?
Crediamo fortemente nel valore che tutti gli attori del sistema salute possano portare, se coinvolti in un confronto multi-prospettico. Il progetto ha visto quindi associazioni pazienti, esperti di sanità pubblica, clinici con diverse affiliazioni e specialità in oftalmologia, economisti ed esperti di management sanitario, uniti per discutere diversi aspetti attinenti alle patologie oculari inquadrandoli all’interno di un contesto di sanità pubblica. Il risultato è stato oggetto di un report che fornisce alcune soluzioni operative attingendo ai principi della Value-based Healthcare – quindi considerando non solo aspetti riferibili ad esiti di salute e costi, ma includendo le dimensioni afferenti al valore sociale, tecnico ed allocativo. 

Che risultati avete o volete raggiungere?
Il risultato più importante è quello di individuare e condividere i passi principali per minimizzare i problemi di salute legati alle patologie oculari così come definito dal WHO. Percezione comune è che queste patologie siano meno gravi quando confrontate con altre. La verità è che gravi deficit visivi rappresentano non solo un problema di salute, ma generano anche gravose ripercussioni sulla qualità di vita del paziente stesso e del caregiver, comportando per altro un considerevole impatto in termini di costi che gravano sul paziente, sul Ssn, ma anche sul sistema previdenziale.

Cosa pensa ci sia ancora da fare in questo ambito?
È necessario lavorare ancora sulla cultura alla base del nostro sistema sanitario affinché vi sia un approccio al sistema salute di tipo olistico che includa tutte le dimensioni del valore (clinico, economico e sociale). Ad una cultura condivisa, dovranno seguire poi obiettivi chiari, un percorso definito per raggiungerli e dei KPI per valutarne l’effettivo risultato.

Qual è l’aspetto principale della Patient Advocacy che sarà più importante secondo lei nei prossimi anni?
Sono sempre più frequenti e rilevanti i contesti in cui le associazioni pazienti hanno la possibilità di dare un contributo e portare la prospettiva dello stakeholder principale attorno cui ruota il Ssn: il paziente. Ritengo siano due gli aspetti che saranno più importanti della Patient Advocacy: il primo riguarda la produzione di contenuti solidi e affidabili che possano fornire ai policy e decision-makers la prospettiva sociale, e non solo dunque quella di QoL. Il secondo è il dialogo con le istituzioni per far sì che anche le Associazioni entrino a far parte del circuito decisionale come portatrici di interesse.