047 – Borghetti (Medtronic): “Continuare a contribuire all’evoluzione del nostro sistema sanitario per migliorare la salute dei pazienti”

Francesca Borghetti

Value-Based Healthcare Pain Therapies

Un progetto per rimanere al fianco dei pazienti che soffrono di dolore cronico oncologico in cura presso l’Istituto Europeo di Oncologia di Milano. È Value-Based Healthcare Pain Therapies realizzato da Medtronic. Ne abbiamo parlato con Francesca Borghetti, Value, Access & Policy Manager

Come è nata l’idea di realizzare questo progetto?
Il progetto nasce dalla volontà di contribuire all’evoluzione outcome based del nostro sistema sanitario, che ponga al centro il paziente e i suoi bisogni. Per noi significa dimostrare la validità nel settore del medical device di un nuovo modello di governo dell’innovazione tecnologica fondato sulla raccolta e verifica degli esiti nella pratica clinica.

A chi si rivolge il vostro progetto?
Il progetto si rivolge ai pazienti in cura presso l’Istituto Europeo di Oncologia (IEO) che soffrono di dolore cronico oncologico e che non trovano sollievo nelle tradizionali terapie farmacologiche.

Potrebbe descriverlo brevemente?
Il progetto può essere definito come un “risk-sharing agreement”, ovvero un accordo di condivisione del rischio. I pazienti vengono sottoposti ad impianto di Spinal Cord Stimulation (SCS) o di pompe ad infusione di farmaco (PUMPs) secondo la normale pratica clinica. Se, per motivi clinici non prevedibili al momento dell’impianto, non riescono realmente a beneficiare della terapia, valutata secondo l’outcome di riduzione del dolore rispetto al baseline, Medtronic si rende disponibile a riconoscere un payout e quindi a condividere la responsabilità diretta di esiti e costi con l’utilizzatore della tecnologia.

Che risultati avete o volete raggiungere?
Negli ultimi anni abbiamo coagulato i principali interlocutori del sistema attorno a questo tema del valore arrivando a definire un’agenda comune (la Value Agenda per l’Italia). Un manifesto, a nome di più di 500 firmatari, che rappresenta una sintesi di come dovrebbero cambiare i modelli di presa in carico, evolvere i modelli di erogazione e finanziamento delle cure e quale possa essere il beneficio atteso di un percorso terapeutico a prescindere dai singoli silos di cura. Nostro obiettivo è quindi continuare a contribuire all’evoluzione del nostro sistema sanitario attraverso questi temi per migliorare la salute dei pazienti.

Cosa pensa ci sia ancora da fare in questo ambito?
Capire la validità di nuovi modelli di funding e procurement che siano realmente in grado di favorire l’evoluzione proposta, e contribuire all’acceso di tecnologie, servizi e soluzioni che possano generare esiti clinici migliorativi lungo l’intero journey clinico del paziente.

Qual è l’aspetto principale del Market Access & Public Affair che sarà più importante secondo lei nei prossimi anni?
La pandemia è servita come lente di ingrandimento rispetto a problemi già noti: la focalizzazione quasi univoca sull’acuzie, la difficoltà di trovare percorsi adeguati per le cronicità, la scarsa prevenzione, la mancanza di reti di assistenza territoriali adeguate. Queste sono alcune delle tematiche su cui concentrarsi per comprendere quale ruolo possa giocare l’innovazione tecnologica nei processi trasformativi dell’healthcare in atto. Tutto questo ci porta a collaborare con i diversi componenti della filiera della salute per trovare soluzioni nuove, sapendo che le risorse non sono infinite e che è necessario cambiare la logica su cui sino ad ora si è basato il sistema. Oggi c’è una nuova “categoria” di device e di servizi di cui tenere conto, che possiamo racchiudere sotto il nome di “salute digitale”, che sta modificando sempre di più le modalità di cura. Occorre capire come far spazio anche a queste nuove esigenze del cittadino/paziente sia in termini di sistema che di governance, capire quali benefici possano essere dimostrati e come i classici meccanismi di funding e reimbursement possano essere influenzati positivamente da queste tecnologie.