034 – Francini (Alfasigma): “I numeri senza una buona comunicazione non bastano”

Chiara Francini

Yovis - Fingerprint batterico

Un progetto educazionale con l’obiettivo di dare strumenti, dati e studi per informare il consumatore sull’unicità del microbiota intestinale e sulla sua importanza per la salute dell’individuo. È questo Yovis – Fingerprint batterico, progetto rivolto alla stampa e realizzato da Alfasigma. Ne abbiamo parlato con Chiara Francini, Brand Manager Yovis, in azienda dal 2003

Come è nata l’idea di realizzare questo progetto?
Il progetto è nato come naturale desiderio di raccontare l’importanza del nostro intestino, la peculiarità della sua composizione e come prenderci cura di questo attraverso prodotti adeguati. Nessuno prima d’ora ha raccontato quanto la nostra unicità di persone sia definita anche dall’unicità della composizione del nostro intestino, un organo composto da batteri(!!!) buoni e cattivi che, convivendo pacificamente tra di loro, assicurano il nostro benessere.

A chi si rivolge il vostro progetto?
Il nostro è un progetto educazionale che si rivolge in primis alla stampa, con l’obiettivo di dare ai giornalisti (wellness, salute) strumenti, dati e studi per redigere articoli che informino ed educhino il consumatore sull’unicità del microbiota intestinale e sulla sua importanza per la salute dell’individuo. Obiettivo che poi intercetta ulteriormente il consumatore, grazie alla collaborazione con gli influencer.

Può descrivercelo brevemente?
Il progetto Yovis – Fingerprint batterico ha voluto raccontare che, dal punto di vista microbiologico, siamo simili ma diversi. Non solo ogni nostro organo è popolato da microrganismi differenti, ma è come se ognuno di noi avesse una “lista di batteri” univoca. L’unicità di ogni individuo non passa solo attraverso l’impronta digitale o la retina, passa anche dalla composizione della nostra microflora intestinale. Ognuno di noi, infatti, è diverso e caratterizzato da una moltitudine di batteri che popolano il nostro intestino e la cui convivenza in equilibrio è fondamentale per la salute dell’organismo intero. L’intestino svolge funzioni importantissime per la salute: conoscerlo e mantenerlo in salute significa lavorare per il benessere a 360 gradi.

Che risultati avete o volete raggiungere?
Gli obiettivi che vogliamo raggiungere sono legati alla promozione di due concetti: da un lato, l’importanza di tenere in equilibrio e in salute l’intestino; dall’altro, la relazione con il ruolo che un buon probiotico può svolgere in caso di disbiosi. Un probiotico multistrain (multiceppo), multispecie e multigenere può riuscire ad integrare i microorganismi mancanti e a contrastare i non idonei. Ogni microbiota è diverso e unico nella sua composizione: proprio per le diverse caratteristiche dei vari ceppi e specie, questi possono favorire la colonizzazione intestinale. Attraverso la stampa di settore (e influencer attive in quest’ambito), ci aspettiamo che questo concetto diventi di tutti e non solo di pochi.

Cosa pensa ci sia ancora da fare in questo ambito?
Nell’ambito della salute dell’intestino c’è ancora molto da lavorare. Un numero sempre maggiore di studi sta dimostrando che il ruolo svolto dal microbiota intestinale non si limita alle funzioni intestinali propriamente dette e alla stretta relazione con il sistema immunitario. Ha una relazione con la salute a 360° con l’avanzare dell’età, così come con gli stati emotivi: un organo da scoprire e da curare, per il benessere fisico e per quello psicologico. Ma è fondamentale capire con quali prodotti e abitudini farlo ed è necessario che le Best Practice vengano indicate da autorevoli fonti, non da pericolose fake news che circolano sul web e non solo.

Qual è l’aspetto principale del Consumer Health che sarà più importante secondo lei nei prossimi anni?
Questa pandemia ci ha insegnato molto, in primis a prenderci cura di noi stessi e della nostra salute, per far incontrare un terreno arido a possibili attacchi esterni. Manca però ancora una cultura della prevenzione. Credo che il Consumer Health debba nei prossimi anni lanciare un messaggio relativo all’importanza di prevenire prima ancora che di curare, di non credere a false dicerie e di aiutare il nostro organismo “prima” piuttosto che abusare di prodotti come gli antibiotici “dopo”, soprattutto quando non è il medico ad indicare questa soluzione.